Di Lorenzo Franzetti

Il ciclismo da pedalare e quello da toccare. L’Eroica è anche storia di passioni fisiche, che si tastano con mano: sì l’Eroica è fatta anche di storie di mani. Quelle tremanti d’emozione che, per esempio, sono andate a recuperare una vecchia signora arrugginita dentro una soffitta. Uomini e donne, nobili dame d’acciaio e mani che toccano pezzi di storia addormentata e vanno, coi polpastrelli,  a percepire un flebile alito di vita, un pulsare di anime meccaniche.

Foto di Guido P. Rubino

Foto di Guido P. Rubino

DSC_8187Uomini e bici, le storie d’amore nascono anche dentro a ripostigli strapieni di polvere e ruggine: uno sguardo, fantasie, sentimenti che si accendono. E la vita torna a scorrere, giorno dopo giorno, dentro ai tubi, le sfere, gli ingranaggi, i fili e i tamponi delle vecchie signore. Fino al gran giorno, quello dell’Eroica, in cui gli uomini e le dame non più vecchie, ma ringiovanite, vanno a scrivere una storia d’amore e di pedali, un’emozione lunga un giorno intero, dentro a odori, sapori, colori, forme sensuali della bella Toscana.

La strada è come il salone delle feste di un nobile castello: il gran ballo sta per cominciare, tra il principe che stringe nelle sue mani la sua dama d’acciaio. Storie d’amore dentro a un paesaggio fatto apposta per far palpitare i cuori, di passione e fatica. Storie di mani, che  hanno lavorato amorevolmente e, ora, accarezzano teneramente le proprie compagne d’avventura.

DSC_8166Alessio è in prima fila con la sua Peugeot, squadra corsa italiana 1919: una bella principessa che, dal Veneto, brilla d’orgoglio e storia, pronta per debuttare nuovamente in società. L’aveva corteggiata a lungo, quella Peugeot, ora Alessio la può mostrare come una conquista: fiero di tanta bellezza. Una bicicletta che aveva rigato le strade polverose di un’Italia contadina, che non temeva la fatica, e guardava al ciclismo come a una porta del paradiso, per una vita migliore. Peugeot, una francese che ha sedotto un italiano.

John, invece, cavalca verso l’alba la sua Legnano 1960: un amore sbocciato in California, giorni di passione a lucidare e a riportare in vita un’italiana che fa palpitare gli americani. E ora, come dentro a un film immaginato per anni, eccoli là, entrambi: John e la sua Legnano tra le curve sinuose delle crete senesi. Felici.

DSC_8172Felici come Felice, che con le sue mani risale dalla sua Bianchi anni Settanta e si ferma ad accarezzare la sua maglia: con le mani e con il cuore tasta ricordi di un trionfo di tanti anni fa. Una maglia iridata finita in bacheca il giorno dopo la festa e la gioia: e mai più indossata. Fino a oggi, all’Eroica.

Francesco è circondato da cacciatori di autografi e foto col telefonino, ma si mantiene rigorosamente dietro la sua bella, color azzurro e che porta il suo nome: «Con questa ci ho vinto una Roubaix: era fantastica quel giorno del 1980. Bella anche oggi, come allora». Francesco e la sua bella, orgogliosi, sotto gli occhi del nipote Moreno che li guarda quasi con tenerezza: lui, sulla sua specialissima in carbonio, non può capire fino in fondo il calore e l’affetto tra un uomo e una bici con l’anima.

Silvano, nel frattempo, riassapora la sensazione della pelle sul manubrio, quella della sua Romeo delle sue prime vittorie, quand’era ragazzo: e tra maglie rosa e trionfi, gioie e amarezze della vita del corridore, quella sensazione della vecchia bici di quando era ragazzo non l’aveva mai dimenticata. E la ritrova ora.

DSC_8152Massimo, invece, non è mai stato un campione, ma si sente un re, con al suo fianco la seducente Koga Miyata arancione: una signora nata per pedalare tra tulipani e mulini a vento arrivata ora sulle dolci colline toscane per ritrovare gloria e movimento, col vento che sa di mosto e di vendemmia. Una signora arancione dentro ai colori del vino di Toscana, un vino, in particolare, il Chianti.

Sentimenti all’Eroica se ne provano tanti, col fiatone, il mal di gambe e, di nuovo, con le mani. Mani che palpano il cuoio di vecchi sellini, dita che rimuovono la polvere da eleganti cromature, ma anche mani che asciugano lacrime di gioia, come quelle di Paola, felice per aver concluso in sella la sua prima Eroica. Mani che ripuliscono ferite e dolore, come quello di Alessio: la sua amata, la più desiderata, la sensuale Peugeot ha ceduto nel momento di gioia più alto, mentre alzava il vento sotto i cipressi, mentre sfiorava Siena.

DSC_8153Mani affaticate, mani emozionate, come quelle di Walter, che ha stretto a sé, per tutto il giorno, la sua amata Masi: «Nera. Io la volevo nera, ma allora il nero non era di moda. Negli anni Settanta, il nero era roba da bici da passeggio, ma con la mia bici ci correvo». Walter e la sua Masi nera, voluta con l’insistenza ribella di un ragazzo anni Settanta . Rieccola in azione, la sua meraviglia, coccolata e lucidata e che lo riporta dentro a strade affollate di uomini in basette e pantaloni a zampa, donne in minigonna che gridavano il suo nome: “Santeroni!”.

Un sogno mai finito, che il vento delle colline toscana, nel giorno dell’Eroica, sembra andare a ripescare in fondo all’orizzonte. Le mani. E ora il vento: quello che ha disegnato un cielo perfetto per rivedere le vecchie signore tornare giovaniall’Eroica e diventare puntini colorati impercettibili, dietro le colline.

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