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Foto di Umberto Isman

Geremia Della Putta, dilettante anni Cinaquanta

Geremia Della Putta, dilettante anni Cinaquanta

Nato in val Vajont, sopravvissuto al Vajont. Classe 1925, Geremia è forte come un toro e le bici al carbonio, quelle di adesso, li avrebbe messe a dura prova. A Erto e Casso, oggi, avrebbe vinto sicuramente la tappa: per distacco. Perché Geremia ha sette vite, molte delle quali rimaste dentro alle tragedie della storia. Eppure lui è sempre tornato: dalle tenebre alla luce, davanti al focolare di una casa. Sulle sue montagne. Figlio di cramari, gli antichi commercianti ambulanti delle Alpi orientali: le strade, i sentieri, le salite. Da lì arrivava il suo pane, da quella fatica a tu per tu con la natura, con la terra.

Longarone, il Vajont: Geremia li vide nel giorno dell’inferno. Ma ne uscì. Prima di quell’immane tragedia che spazzò via il suo paese, Geremia aveva già incontrato e schivato la morte nell’inferno degli uomini, il campo di sterminio di Buchenwald.

Geremia poteva essere un grande campione, ma il destino ha scelto per lui altre strade: «La prima gara che ho vinto è stata il circuito Longarone-Ponte nelle Alpi. Si saliva all’Agordino, poi si passava il lago di Santa Croce fino al traguardo di Longarone».

Lo sci di fondo lo catturava, lo conduceva fino a paesi lontani, ma anche la bicicletta poteva essere il suo futuro, ma rimase sempre un buon dilettante e niente più: «La corsa a tappe più sofferta era il giro delle Dolomiti: la prima tappa Treviso-Merano; poi Merano-Cavalese; poi Cavalese-Alleghe, con il passo San Pellegrino e il passo Rolle; poi l’Alleghe-Auronzo, che a quel tempo passava per le Tre Croci e poi saliva, e alcune volte si passava verso Dobbiaco; eravamo sfiniti, ma continuavo, sempre avanti, una pedalata dopo l’altra da scalatore: ancora salita verso Misurina fino ad Auronzo; poi Auronzo-Montebelluna; infine Montebelluna-Treviso a cronometro». Nove anni dopo, l’altra tragedia, quella che spazzò via duemila persone e tre paesi (una parte di Erto, Casso e Longarone). Geremia riuscì a sopravvivere anche a quello, miracolosamente.

Tre anni in bici, tre anni da quasi campione: con la Michelin, poi con la Piave e, nell’ultima stagione, di nuovo con la Michelin. Al Vajont, al Giro d’Italia, avrebbe voluto vincere lui: Geremia Della Putta, classe 1925, ci starebbe bene in maglia rosa, lassù, vicino alla diga. Quella diga maledetta, rimasta in piedi a perpetua memoria di una tragedia che ha cancellato un piccolo mondo. Tranne i ricordi, tranne la forza interiore e fisica di Geremia. Maglia rosa simbolica e virtuale, oggi lassù.

La storia di Geremia e un grande reportage fotografico sul Vajont, realizzato da Umberto Isman, sono pubblicati sul numero 3 di Cycle!

La testimonianza di Geremia Della Putta è stata raccolta in un libro da Francesca Bearzatto, Sopravvissuto a Buchenwald e al Vajont, pubblicato da Nuova Dimensione.

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