di Lino Gallo

(leggi qui la prima parte)

Ormai il mondo si chiedeva se ci sarei mai salito su una bicicletta. E, finalmente, il cielo si è aperto, il sole è ricomparso e anche la mia sospirata 746 era pronta.

Lunedì 22 Aprile 2013 vado a ritirarla da Maurizio e scopro un piccolo tempio del ciclismo. Mi si presenta una emozionante collezione di biciclette, da quelle di fine Ottocento e primi Novecento, inclusa una Peugeot del 1909 su cui lui ci fa l’Eroica (!!), a quelle dei ’50, ’60 e ’70: Colnago, Torpado, Gios… Una più bella dell’altra e poi, ancora, una incredibile raccolta di stemmi, accessori d’epoca, memorabilia, copertine della “Domenica del Corriere” a tema ciclistico, foto di Campioni, incredibile quella di Eddy Merckx subito dopo aver battuto il record dell’ora: un viso completamente stralunato, stravolto dallo sforzo.

La mia Bianchi è perfetta, lustra e lucida, ingrassata e oliata, una bellezza. Maurizio ha fatto un lavoro stupendo, da vero e competente appassionato. Esagero con un po’ di dati tecnici da feticista:

– Modello 746 del 1977
– Cambio Campagnolo Nuovo Gran Sport
– Guarnitura Bianchi
– Manubrio 3TTT Grand Prix
– Freni Galli GG76
– Cerchioni Mavic Speciale Sport
– Mozzi Michelin
– Pedali Sheffield Sprint 673-Breve
– Puntali Alpi
– Sella Brooks Imperial B17
– Cinghietti Brooks

Et Voilà. Bella come il sole la mia Romagnola. Ora non ci sono più scuse, bisogna andare. Provo la postura da fermo. Disastro. Non ce la farò mai. La sella è altissima, il manubrio strettissimo, mettere i piedi nei puntali impossibile. Equilibrio precario, provo a fare due metri due e rischio il volo.

Mi appare nella testa l’annuncio: “Vendo Bianchi perfetta, causa inutilizzo” Non è che ho fatto il classico passo più lungo della gamba? Maurizio mi rincuora…ma và, ce la fai, ti devi solo abituare, vedrai… Gli chiedo almeno di abbassare un pochino la sella, così mi sento un po’ più a mio agio. Acconsente ma dissente.

Me la porto a casa, in sala, appoggiata all’impianto HI-FI e penso: “Intanto gli faccio delle foto, poi si vedrà. In fin dei conti vedo miliardi di ciclisti che sfrecciano tranquilli su bici da corsa, sarò mica il più incapace, no?” Ripenso anche al mio primo volo in bici, fine anni ’50, curva bastardissima in via Agordat, vicino al ponte sulla Martesana, io che arrivo bello allegro sulla mia Aliprandi rossa e poi eccomi bello steso con braccio e ginocchio sinistri spellati. Sul braccio ancora si intravede la cicatrice, o forse mi piace pensarlo.

Basta menate! Ce la faccio. Punto.  Questo il programma:

– Martedi 23 Aprile Foto
– Mercoledi 24 Aprile Preparazione psicologica (e poi devo fare la spesa…)
– Giovedi 25 Aprile Festa della Liberazione. Data Solenne.

E, nel mio piccolo, piccolissimo, prima uscita al parco, ché ci sono le piste ciclabili ed è a 500 metri da casa.

25 Aprile 2013, la Liberazione.
Ci siamo. Alle 9 sono in pista. Tempo bello. Zero traffico. Pochi spettatori non paganti. Porto giù la bici, alla fine ho deciso di togliere i puntali, così mi sento più sicuro. Mica devo fare lo splendido, l’Eroica è ad Ottobre, ho tempo per fare pratica.

Prima di lanciarmi provo a verificare se riesco a partire almeno, non l’ho ancora fatto ed in questa prova si decide il mio futuro ciclistico. La sensazione è buona, il pedale libero mi rincuora, posso appoggiare i piedi a terra alla peggio. Mi sento come un aquilotto che sta per affrontare il suo primo volo Vado. Ci riesco. Senza problemi.

Le foto. Le faccio in casa e siccome mi diletto di fotografia allestisco un piccolo set, con coperta bianca per fondale attaccata alla libreria, due faretti da 500 Watt verso il soffitto per evitare ombre, decido infine anche per una bottarella di flash. Mi scateno con gli scatti: totali, particolari, sulla scala dall’alto, sul pavimento dal basso…

Totale 321 foto. Una faticaccia, ora che monti il set, metti i fari, li posizioni, controlli, li sposti, ricontrolli, li risposti, scatti e devi stare per terra per essere centrato con il telaio, ergo, contorsionismi vari. Alla fine sono tutto un dolore articolare, anagrafe maledetta! Tempo impiegato: dalle 9.30 alle 14,30.

Rapido panino e poi al computer a vedere le foto, valutarle, correggerle, raddrizzarle, tagliarle, eliminarle. Tre ore dopo sono a 60 foto che mi sembrano buone. Ridimensiono e spedisco a Gian Luca, noto fotoamatore ed impaziente di vedere la creatura. Attendo commenti. Ecco commenti:

– Bicicletta: Gorgeous, bellissima
– Foto: Mmm, si poteva fare di meglio

In pratica, infamato. Uffa, perché la vita è così difficile? E si che non me la cavo male con le foto. A suo dire sono un po’ pelate, troppo contrastate e, sempre secondo lui, la bottarella di flash ha falsato il classico Celeste Bianchi. Non sono del tutto d’accordo, cito Iperrealismo, Cheyco Leidmann e David La Chapelle… però le correggo, desaturando un po’ il colore. Aveva ragione, il maledetto. Così sono meglio, più naturali, meno sfacciate. Si vede che guardavo la mia bici con l’entusiasmo del momento e la volevo luccicante e glamour. Lezione imparata. Mi riprometto che quando la proverò andrò in un paio di posti per fotografarla in luce naturale.

Oh, notare che lo scopo di tutto stò casino era quello di mandare le foto per iscrivere la bici al Registro Storico dell’ Eroica, le bici Eroiche. Perché una volta che uno la bici ce l’ha, vuole vederla riconosciuta ed apprezzata, ammirata ed elogiata. Bambini, si diventa bambini…e per fortuna direi.

Ma siamo al 24 Aprile. Spesa al supermercato fatta, percorso del giorno dopo pensato, a proposito, come mi vesto per l’evento? Naturalmente la mia iniziazione è passata attraverso l’acquisto di :

– Pantaloncini linea Bianchi Vintage
– Guantini linea Bianchi Vintage
– Maglia linea Bianchi Vintage,
– Calzini linea Bianchi Vintage
– Scarpe…Bianche normali

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Un investimento. Mi sono guardato allo specchio e mi sono messo a ridere da solo, un cretino. Almeno, così mi sono visto, ma è la prima volta e non sono abituato. Decido per una tenuta più sobria. Pantaloni tuta blu, maglietta tecnica bianca, giubbottino leggero. Può andare.

2 Responses

  1. Bart46

    Bello il racconto di Lino Gallo! Speriamo nella terza parte. Mi piacerebbe conoscere le coordinate di Maurizio, restauratore di Brescia. Grazie.

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