foto archivio Cannondale racing team

foto archivio Cannondale racing team

A colpi di pedale, il mio giro del mondo non sembra finire mai: ed è anche il bello di questo mestiere. Eccomi in Cina, impegnato in una gara che, spero, mi possa dare altre soddisfazioni che, sul finire dell’estate, non mi sono mancate, per fortuna.

La prima volata, in Cina, non è stata fortunata

La prima volata, in Cina, non è stata fortunata (foto Jump media)

Fortuna che, a mio avviso, non ha aiutato gli azzurri a Firenze: mi spiace per il ct, Paolo Bettini. Secondo me l’Italia ha disputato in grade mondiale e, da come si è mossa la squadra, sembrava proprio che ci fosse in gara lui, Paolo, con i nostri ragazzi sempre all’attacco. Con più fortuna, almeno una medaglia sarebbe arrivata, magari con Nibali: con tutta quella pioggia, la squadra si è mossa con le scelte più giuste. E a me è piaciuta pure l’Italia degli Under 23, rimasta a bocca asciutta di soddisfazioni: Villella meritava di più. E tanto di cappello alle ragazze del ct Salvoldi, che ancora una volta non ha sbagliato niente e ha trovato Rossella Ratto in una grande giornata.

Dopo aver visto il Mondiale in tv, mentre una parte dei colleghi si è concentrata sul Giro di Lombardia, io mi sono preparato per il Tour di Pechino. Ormai sono specialista nel prendere aerei e, tutto sommato, le corse fuori dall’Italia mi stanno dando buone soddisfazioni.

Come è accaduto al Grio di Gran Bretagna, un mesetto fa, con la mia sesta vittoria stagionale centrata già alla prima tappa: mi sono divertito molto, in volata, nei duelli con Mark Cavendish. Duelli che, ancora una volta, ho perso, ma stavolta mi sono avvicinato molto a lui.

Londra mi è parsa una città sempre più ciclabile

Londra mi è parsa una città sempre più ciclabile

La Gran Bretagna, vista da dentro una corsa ciclistica, mi è proprio piaciuta: la pioggia e il perenne cielo grigio mi ha provato molto, soprattutto nei primi tre giorni di gara, ma successivamente abbiamo vissuto un fine settimana bellissimo con un gran finale a Londra. Paesini caratteristici, campagne rilassanti (per noi che pedalavamo non molto) a perdita d’occhio: un’Inghilterra molto suggestiva, insomma. Ma ciò che più mi ha colpito è stata la gente: davvero tanto pubblico sulle strade e, questo, è un segnale evidente di quello che si sta vivendo in Gran Bretagna. Un momento davvero d’oro, per il ciclismo. Non dimenticherò i tanti bambini che ci ammiravano come fossimo eroi, la folla a ogni partenza e, naturalmente, all’arrivo. Onore e merito agli inglesi, dunque, che in pochi anni hanno saputo costruire un grande movimento popolare. Merito, credo, anche di chi ha preso le decisioni più importanti, come quel signore, Brian Cookson, che ora è il “mio” presidente all’Unione ciclistica internazionale. A Londra la bici è davvero una grande realtà: e dopo la corsa, via a girare la città, naturalmente pedalando

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.