Niente vini stavolta. Tra i filari sono passata in mezzo in bicicletta ma, vi confesso, ero più concentrata su dove mettevo le ruote che sulle uve che pure mi correvano affianco: ho fatto l’Eroica. Sì, il percorso corto, quello che per qualcuno è quasi immorale, al punto da ritenerlo inutile. Gli “eroici della prima ora”, i puristi, non lo prendono nemmeno in considerazione. Ma io, che il mio percorso da 38 chilometri l’ho fatto, posso urlare al mondo con fierezza e l’orgoglio del leone che: sì! Da ieri sono eroica anche io!

Dopo tante perplessità, giorni altalenanti fra il: lo faccio-non lo faccio-lo faccio-non lo faccio, ha deciso il destino per me.

Vi racconto come è andata. Da una settimana il controllo del meteo era diventata la mia attività mattutina, ancor prima del caffè, perché – dicevano – arriva Penelope. Intanto mantenevo i contatti costanti con Sena Daccordi per avere una bici “eroica” con cui partecipare il 6 ottobre, me l’avrebbero portata loro direttamente a Gaiole. Da parecchi mesi mi ero ripromessa di uscire con una bici da corsa, di provare almeno come si sta in sella, visto che la mia fedele compagna di passeggiate è una bici ibrida, da trekking dicono i tecnici.

Eroica 2012Da qualche giorno però avevo deciso di non fare più nulla: i Daccordi non erano certi della partecipazione alla manifestazione perché non potevano esporre le loro bici per via della sponsorizzazione di quest’anno dell’Eroica. Il meteo dava pioggia per tutta la settimana, con nubifragi e acquazzoni concentrati proprio sabato e domenica. No no, meglio non fare più niente. Mi sarei presa un anno sabbatico, ho giurato e spergiurato che mi sarei preparata per bene, perché è meglio così. Rimetto in sesto la vecchia bici di mio padre e l’anno prossimo giuro che la faccio, mentre ho deciso comunque di vivere i tre giorni di Eroica, con le cene, gli spettacoli teatrali, gli stand e tutto il contorno.

IMG_4935Il sabato sera, insieme ai compagni di viaggio con cui avrei dovuto fare l’Eroica, mi imbatto nello stand delle White Roads dove un amico si è inventato una linea di magliette meravigliose in tema eroico. Iniziamo così a discorrere sull’essere eroici, sul tempo, sui percorsi. Dopo aver chiosato fino a questo momento non potevo più nascondermi. Alla fine sono uscita allo scoperto palesando quello che già avevo ammesso a me stessa: io l’Eroica domani non la faccio. Un attimo e leggo il disappunto sui volti dei miei amici. Ritratto subito: ma non sono mai salita su una bici da corsa, le strade sono bagnate, c’è fango e soprattutto…non ho la bicicletta! Momento di silenzio e ritratto ancora: va bene, facciamo una scommessa, se trovo la bicicletta parto con voi! Foto ad immortalare l’attimo, ormai la promessa è fatta. Nel frattempo viene giù il finimondo e io comincio seriamente a preoccuparmi.

Finisce la serata e la Cena degli Eroici, torno a casa e pioviggina. Io metto la sveglia alle 6.30. Sembra passare un attimo e squilla già. Caffè e apro la finestra. Prima meraviglia: il cielo è sereno, forse allora davvero si può fare! Un po’ più motivata indosso la mia maglia Campagnolo, il cappellino d’epoca dei Fratelli Rossi di Siena e arrivo a Gaiole in grave ritardo, perché i parcheggi sono già tutti occupati. Mi faccio 4 km a piedi e alle 8.50 arrivo al paese. Ancora senza una bicicletta. Arrivo in piazza e domando al meccanico se hanno ancora qualche bici libera della mia misura? La risposta è secca: “le bici sono tutte fuori”.

1375001_596263107082130_1670201797_nBene: il destino ha deciso, l’Eroica non si fa. Faccio per augurare buon viaggio ai miei compagni, con la promessa che li avrei aspettati al bar di Gaiole al loro rientro, quando mi squilla il cellulare. Erano le 9.15. “Corri, presto, ti ho trovato la bici”. Scatto come un felino con quella strana sensazione tra l’euforico per la bici trovata e il disperato dell’“adesso mi tocca farla sul serio”. La bici c’è, è dell’amico Mauro Posarelli ed è perfetta, della mia misura. Una Zapier azzurra fiammante, tirata a lustro e perfetta. Ci salgo, mi piego cercando di assumere una posizione quanto più credibile e afferro il manubrio. Piede sul pedale e via. Venti centimetri e perdo l’equilibrio, non cado per miracolo. Urlo: “non ce la posso fare, ma stiamo scherzando? Io non sono mai salita su una bici da corsa! Come si usa? Come si cambia su questa cosa?”. Mi convincono, siamo a cento metri dalla partenza, non posso abbandonare tutto ora. E poi il destino ha deciso ancora per me. Risalgo in sella e pedalo per alcuni metri avvicinandomi alla fila delle bici pronte per il primo timbro, quello della partenza. Ci siamo. Il pignone massimo montato sulla bici è da 21 denti e a metà della salita di Brolio, scendo e spingo. Un signore che mi ha visto in sella poco prima mi suggerisce di infilare i piedi nei fermapiedi, che si distribuisce meglio il peso nella pedalata. Lo ringrazio ma gli dico che già è tanto se ho pedalato fin lì incolume.

Un grazie dopo l'arrivo. A Mauro dalla nostra Stefania. Bici prestata al volo per fare l'Eroica

Continuo, il paesaggio mi ruba l’occhio. Io ci sono nata qui, ma a certi angoli di bellezza non ci si abitua mai. Sono rapita dallo spirito di questa manifestazione, dalla natura, dal tempo che è stato clemente. Non penso alla fatica o alla bici da corsa che non so portare o alla pioggia che temevo fino al giorno prima. Vedo solo facce amiche, uomini e donne felici di essere lì come da nessuna altra parte. Al ristoro, che sembrava non arrivare più, il primo resoconto, le prime chiacchiere, la stanchezza che si fa sentire. Ma ti rilassi, bevi un bicchiere di vino e mangi: salame, pane con vino e zucchero, formaggio di fossa, e vorresti non ripartire. Vorresti rimanere lì, dove nulla c’è a ricordare che non sei negli anni ’60, ma nel 2013. È una giornata bellissima. Riparto, pedalo, mi sono fermata a metà di qualche salita per riprendere fiato, ma non ho più spinto la bici, quella era la mia gara. Contro le mie paure. E l’ho vinta al di là di quello che pensavo, io e altri. E ogni pedalata era un ricordo ad una persona che lo scorso anno l’Eroica l’ha vissuta con me, da spettatrice e che quest’anno, da lassù, mi ha pedalato vicino.

Come ha scritto un partecipante sulla pagina Facebook dell’Eroica: “never trust a bad weather forecast”. Le previsioni di cui non ci si deve fidare, non sono solo quelle del tempo, ma anche quelle che ci ostiniamo a fare su noi stessi.

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