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Di Massimo Poggio

– Ho avuto più di una bicicletta Girardengo, una era la “graziella” di mia madre che  ho spaccato facendo il “motocross”.
– Ho fatto un colloquio per andare a lavorare nello stabilimento dove assemblavano le biciclette Girardengo. Lo stabilimento era in un paese vicino ad Alessandria. Mi avrebbero anche preso ma io non ci sono voluto andare.
– Quando ancora non sapevo bene chi fosse Girardengo mi sono emozionato molto ascoltando la canzone di De Gregori che si intitola bandito e il campione. Canzone che racconta di questo presunto rapporto di amicizia fra Girardengo e il bandito Sante Pollastri.
– Il primo lavoro a teatro sul ciclismo e stato sulla storia di Girardengo e Pollastri. Grazie a questo lavoro ho conosciuto anche alcuni parenti di Girardengo che mi hanno ringraziato perché, al contrario della canzone di De Gregori, non portavo avanti la tesi che i due fossero amici.
– Il fatto che fossero amici e complici è improbabile
– Il mio primo ricordo di un lutto in famiglia risale a quando avevo 7 anni. Avevo uno zio, che si chiamava Michele, a cui ero legatissimo. Lui abitava al piano di sotto rispetto al mio. Un giorno, dal balcone, l’ho visto uscire in bicicletta e poi non l’ho visto più. Un camion l’ aveva investito.
Riguardando le foto dello zio Michele la somiglianza con Costante Girardengo è incredibile…

Questa è una storia. La mia.
Questa storia è il tentativo di raccontare il rapporto che ho con la bicicletta. Rapporto che mi accompagna da quando ero bambino.
Per raccontarlo provo a fare un percorso a ritroso.
Un percorso un po’ fantastico e un po’ no…

* * *

Oggi, all’età di 43 anni, sono un attore abbastanza conosciuto per aver fatto molte fiction televisive, alcune note altre meno, alcune di grandissimo successo altre dimenticabili.
Sono un attore che frequenta poco il mondo del cinema salvo sporadiche occasioni soprattutto all’inizio della mia carriera.
Sono un attore che è tornato, da qualche anno, a calcare le tavole del palcoscenico dopo averlo abbandonato per la macchina da presa.
In realtà io nasco come attore teatrale. Ho frequentato la scuola del Teatro Stabile di Torino quando era diretta da Luca Ronconi poi i casi della vita mi hanno fatto ‘virare’ verso gli audiovisivi.
Ora, la televisione è quella che mi dà da vivere, il cinema lo faccio (quando capita) per la gloria, perché non pagano e il teatro, che è stato il primo amore, che mi ha fatto litigare con la mia famiglia, che mi ha fatto andare via da casa, che mi ha fatto lasciare fidanzate, che doveva essere la mia fonte di sostentamento… (respiro) sono io a pagare per farlo.
Eh si perché quello che faccio a teatro non è “Zio Vania” e nemmeno “Giuletta e Romeo”.
A teatro racconto le storie dei vecchi ciclisti.

Quelli che hanno reso mitico lo sport della bicicletta, quelli che correvano in bici sennò morivano di fame, quelli che facevano tappe anche da quattrocento chilometri, quelli che pedalavano su strade che erano delle mulattiere e molto altro ancora.

E quando parlo con un produttore o l’organizzatore di una stagione teatrale e gli racconto dei miei spettacoli su questi uomini-eroi che facevano il Giro d’ Italia o il Tour su biciclette che pesavano venti chili! Quando gli racconto di Girardengo che è stato il primo Campionissimo e non era amico del bandito Pollastro, oppure di Malabrocca, la maglia nera, che correva per perdere perché così guadagnava di più, o di Bottecchia che ha fatto la grande guerra e poi ha vinto due Tour de France uno dietro l’altro!… Al produttore o all’organizzatore subito gli brillano gli occhi, poi, come si sono accesi, si spengono, gli occhi, perché pensa che uno spettacolo sul ciclismo non interessi a nessuno…

“Se mi avessi proposto un, chessò… un “Giulietta e Romeo” toh! O magari Cechov! Allora si! Si poteva fare qualcosa… Ma a chi interessa la storia di… Come si chiama?”
“Bottecchia”
“Eh. La storia di Bottecchia nel 1923?”
“Mannò… Eh… Non è solo la storia del ’23! Il 1923 è un pretesto. In quell’anno, Bottecchia, partecipa per la prima volta al Tour! Noi attraverso le tappe di quella corsa massacrante raccontiamo la sua vita incredibile!…”
“Mh… Maaa… Almeno ha vinto nel ’23?…”
“…Eeh no… È arrivato secondo, però…”
“Ah!…Mh…Maaa… Perché non vuoi fare “Giulietta e Romeo?!”
“Perché non hanno fatto la prima guerra mondiale! Va bene?! Grazie e arrivederci…!”

Questo più o meno è quello che accade regolarmente.
Ma io non mi scoraggio. Anzi
Vorrei creare tutto un repertorio di storie legate al ciclismo da raccontare a teatro!
Perché, come dice il santone messicano Don Juan, l’ importante non è il traguardo ma sapere che si è nella giusta direzione.
La spia è la risposta del pubblico.

Perché se non interessa ai produttori alla gente, appassionata di ciclismo e non, piacciono moltissimo queste storie! E anche a mia zia!

Quando, alla fine degli spettacoli, in camerino, trovo i parenti di Girardengo che mi ringraziano, oppure il figlio di Malabrocca con le lacrime agli occhi, o il vecchio corridore Meazzo di Alessandria che mi dice che “era proprio così che andavano le cose”, oppure mia zia che si è divertita come una matta… ecco, questo mi dice che la strada è quella buona.

E quindi, rimbalzato dai produttori, sono io che pago per allestire gli spettacoli e con i soldi delle repliche riesco a malapena a non perderci del tutto.
E per ora va bene così…
Chi semina, prima o poi, raccoglierà…
Ma come è nata l’ idea di legare il teatro al ciclismo eroico?

(c’è un filo conduttore in tutta questa storia: Costante Girardengo)

…continua

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