di Massimo Poggio

…continua da: Massimo Poggio 1a parte: Da Girardengo all’Eroica

(LEI NON SA CHI SONO IO)

Qualche anno fa, esattamente nel 2006, ero un vago ciclista in possesso di una modestissima mountain bike.
Nel settembre di quell’anno mi trovavo a L’Aquila per le riprese di una fiction.
A L’Aquila ero arrivato, da Roma, con la mia macchina.
Essendo il Gran Sasso vicino a L’Aquila nel baule tenevo la mia bicicletta. Forse, in un giorno libero, avrei potuto farci un giro sul Gran Sasso.
Una sera, in albergo, navigando in internet approdai sul sito di una corsa in bicicletta, in Toscana, che si chiamava Eroica.

Una corsa per biciclette d’epoca! La trovai una cosa tanto bizzarra quanto interessante.

Mi iscrissi. Nel 2006 si poteva ancora partecipare con tutti i tipi di biciclette, anche con la mountain bike.

Alle 15 di quel sabato, finite le riprese, mi sono segnato il numero di telefono di un certo Brocci Giancarlo organizzatore della corsa, ho comprato una tenda e ho lasciato L’Aquila alla volta della Toscana!

Sono arrivato a Gaiole in Chianti, che è il paese dove si svolge la manifestazione, che era già buio.

Vado al campeggio e monto la tenda. Mangio qualcosa alla mensa e faccio due chiacchiere con un austriaco che mi racconta che era arrivato li, in bicicletta, dall’Austria!

Ma come!?…

Io pensavo di avere fatto una cosa eccezionale arrivando in macchina da L’Aquila…

Questo, per arrivare a Gaiole, si era fatto 600 chilometri! In bicicletta! E dormiva in un sacco a pelo senza tenda!

Saluto con ammirazione l’austriaco.

Devo fare una telefonata…

“Pronto, Giancarlo… Brocci?”

“Si chi è?”
“Buonasera sono Massimo Poggio… Sono un attore!… Domani faccio la corsa!”
“… … …”
“Pronto?”
“Si?”
“Io sono un attore vengo apposta in macchina da L’Aquila e domani faccio la corsa! …Mi chiamo Massimo Poggio!”
Eroica x36h“Si! Si! Ci sarà un sacco di gente domani, da tutto il mondo. Ma ha bisogno di qualcosa?”
“Ssi! Cioè no! Eh… No pensavo che… Magari voi potreste avere bisogno di me… Per qualunque cosa… Non so… Visto che sono un attore pensavo cheee… Non so… Magariii…”
“Magari…?”
“Magari qualche intervista… Non so, foto… Qualunque cosa… Visto che sono abbastanza conosciuto e famoso… Ho fatto molte fiction! Potrei prestarmi per farvi pubblicità…”
“… … …”
“Brocci…”
“Si, si, sono qui, stavo pensando… Ma non abbiamo bisogno. Domani avremo un sacco di cose a cui pensare. Non ci sarà modo… Comunque grazie. Ora è meglio se si riposa, la corsa domani sarà faticosa. Buonanotte…”
“Buonanotte… Ho fatto le fiction… Potrei prestarmi per farvi pubblicità…Ma come mi è venuta questa!?…”

Non so perché ho fatto una telefonata così. Non lo capivo bene in quel momento.
Io non spaccerei mai la mia pseudo notorietà per nulla al mondo, non fa parte del mio carattere, non mi passerebbe neanche per l’anticamera del cervello.
Però quella sera, a Gaiole, l’ho fatto
Un po’ mi vergognavo, avevo fatto la figura del “lei non sa chi sono io!”…
Non mi restava che ritirarmi nella tenda e seguire il consiglio di questo Brocci: riposarmi per la corsa del giorno dopo.

Il campeggio era in un prato attiguo al campo da calcio.
C’erano un sacco di tende. Dormire non fu facile.
Chi russava, chi riparava la propria bicicletta, chi urlava ubriaco, chi comunicava solo a suon di peti da una tenda all’altra, chi contava fino a dieci ruttando come nei film.
Ma che razza di gara in bicicletta era questa? La sveglia era alle cinque di mattina, Brocci mi aveva detto che la giornata sarebbe stata faticosa…
Qua sembrava che nessuno se ne preoccupasse!
Ero frastornato…
E ancora non sapevo quel che mi aspettava il giorno dopo…
Forse dormii due ore. Decisi di alzarmi che era ancora buio.
A ottobre, a Gaiole può fare anche molto freddo.
Tutta l’umidità della notte si era accumulata sulla mia tenda. All’interno meno ma fuori era completamente ricoperta di goccioline d’ acqua.
Acqua che, uscendo, si era trasformata in un piccolo fiumicello che era finito tutto nel mio collo.

“Guarda che non puoi fare i 200 con la muntainbai!…”
“Come scusi?…”
“Con quella bicicletta li non puoi fare mica il percorso lungo da 200 chilometri, puoi fare la 38 oppure la 75. Per il percorso lungo da 135 o quello lunghissimo da 200, solo bici d’epoca! L’hai letto in regolamento? Per bici d’epoca si intende una bici costruita prima del…eh… Mario quand’è che una bici non è più d’ epoca…?”
“Ottantaseettee Gino! Figa lo sanno anche le pietre…!”
“Prima dell’ottantasette, deve avere tutti i fili esterni, il cambio coi manettini e i peda…”
“Sisisi… No ma infatti io faccio il percorso da 75…”Eroica x36h - giovanissimi “…Ma ti te matt! Guarda che quelli che fanno i percorsi corti partono col chiaro… alle nove Mario?”
“Gino figa! Lo sa anche mio figlio! Dalle otto e mezza fino alle dieci e mezza partono i percorsi corti!…”
“Ecco! Tu puoi partire da quando fa chiaro fino alle dieci e trenta…”
“Ssisisi… L’ho letto un po’ di sfuggita, il regolamento, ma l’ ho letto. E’ che, arrivo da L’Aquila, dove sto girando… Ho deciso all’ultimo, eee…”

“Ma adesso cosa fai fino a quando viene chiaro? Manca dieci alle cinque! Tornatene a dormire pirla! Tu che puoi! Che qui c’è gente che si spacca i garetti!… Mario! Te pront? ‘Ndiamo o no? Dai che c’ho il giavarrone!”
“Eccolo qui pronto il Mario! ‘Ndiamo dai dai dai!…”
“Va a durmì PIRLA!…”
“PIRLA!…”
Pirla lo hanno detto a me… In coro… E si sono allontanati, con le lucine accese, come il regolamento richiede a chi parte col buio (questo me lo ricordavo!), che parevano lucciole in campagna in una notte d’ estate.

Mario e Gino continuavano a darmi del pirla anche da lontano.
“Piirlaaa…”
“A me! A me che sono Massimo Poggio? A me che sono un attore, che sono arrivato, in macchina, da L’Aquila, e che c’ho un freddo cane perché quell’acqua che è scivolata, dalla tenda nel mio collo, adesso è arrivata nelle mutande!… Devo fare colazione!…”
Mi vesto da ciclista di “muntanbai”, preparo lo zaino con qualche attrezzo per la manutenzione, fingo di mettere a punto la mia bici e mi dirigo verso il bar.
Nel tragitto dal campeggio al bar incontro un sacco di gente che mi guarda con una strana smorfia di disgusto… Tutti con biciclette luminose come lucciole.
“Tutte bici d’ epoca! Eh si perché se hanno le luci vuol dire che fanno il percorso lungo e siccome solo le bici d’ epoca possono farlo…. Quelle che sto incontrando… Lo sono!…
Beh!… Non male come ragionamento, alle cinque di mattina, con la vista ancora offuscata e un freddo cane.”
Il termometro della farmacia di Gaiole lampeggiava un bel +4…
Alla vista di quel +4 ho iniziato a battere i denti.
Dovevo prendere un caffè, fare colazione, scaldarmi!…

ph. ©Stefania Pianigiani

ph. ©Stefania Pianigiani

“Scusi!… Scusi, dove si fa colazione?”
“…Devi sapere, che il bar in fondo al paese, il giorno della corsa Eroica, alle cinque di mattina, è il bar più pieno del mondo di ciclisti d’ epoca. Ci puoi incontrare Girardengo, Ganna, Bottecchia, Petit Breton, Garin e chissà quanti altri… Però… Così vestito… Non so mica se ti fanno entrare…  Ma poi perché ti sei già alzato se sei in muntanbai. Guarda che non ti fanno partire a quest’ora! Ci vogliono le luci!… Ma tu… L’hai letto il regolamento?!”
“Si!!!! L’ho letto! Un po’ alla svelta ma l’ho letto! Solo che ho deciso di alzarmi prima perché a me piace essere, sempre, un po’ in anticipo! Va bene?! Mi vuole dire dov’è che si fa colazione?! Per favore?!”
“Eh!… Va bene, va bene… La colazione si fa al bar in fondo al paese che è in fondo al paese.”
“Si ma… Dov’è il fondo del paese…?!”
“Devi sapere che qui, dove ci troviamo adesso, è l’ inizio del paese, di conseguenza il bar è esattamente dall’altra parte… Sennò ti avrei parlato del bar all’inizio o al centro del paese…E non del”
“Bar che è in fondo al paese! Ma quale strada devo prendere…?!”
“Devi sapere che se vai sempre dritto su questa strada, in fondo al paese, il bar, te lo trovi alla tua destra.”
“Oh! Grazie!…”
“Però non so se ti fanno entrare…”
“E io ci provo lo stesso! Grazie…”

Avrei voluto obiettare a quel signore che l’inizio e la fine di un paese sono un concetto relativo, che dipende da quale parte si arriva, che non era così ovvio ma, qualcosa mi diceva che avremmo dovuto argomentare per molto e tempo faceva troppo freddo.

Decido di tacere e seguire l’indicazione.
Faccio tutta la strada e in fondo, (mi tocca dare ragione al signore) proprio in fondo, a destra, finalmente una bella insegna luminosa con su scritto COLAZIONI!
In strada c’erano un sacco di biciclette e ciclisti che parlavano e urlavano, tutti in attesa di partire.
Altre biciclette, tante, ma senza ciclisti, erano appoggiate ai muri di tutte le case intorno.
Erano le bici di quelli che stavano dentro a fare la prima colazione…
Le vetrine del bar erano tutte appannate, da fuori non si distingueva niente, si sentiva solo un gran baccano ritmato dal fischio del vapore della macchina del caffè.
Sulla porta c’era gente che spingeva per entrare, dentro c’era gente che spingeva per uscire, qualcuno voleva entrare con la bicicletta, qualcuno provava ad intrufolarsi strisciando.
Io mi sono avvicinato, ho provato a farmi largo e prima di riuscire ad entrare sono stato respinto, in malo modo, per ben tre volte. Alla quarta sono riuscito ad infilarmi in quella bolgia. Ero dentro!

Ora dovevo raggiungere il bancone.
Ho cercato di farmi largo tra quelle maglie di lana pesante con scritte strane: Maino, Atala, Ganna, Gerbi.
Ho pestato i piedi di tutti quelli che mi circondavano.

Ero minacciato da occhialoni da motociclista, tubolari incrociati sulle spalle, scarpe di cuoio, baffi a manubrio, musette, berretti da monello, borracce di alluminio.
Ero circondato dagli Eroici!
Quelli che hanno le bici più vecchie, più belle, più pesanti, senza cambio!

Vestiti come si vestivano cento anni fa!
Con dei polpacci così! Scolpiti da Michelangelo!
Con lo zaino faccio cadere l’espositore delle patatine.

ph. ©Stefania Pianigiani

ph. ©Stefania Pianigiani

“Ehi Sir! Damn! Be carefull!”
“Tanto non lo fanno partire a quest’ora! E’ in muntanbai…”
“Ehhh insomma! Stia attento con questo zaino!”
“Attention mesieur!”
“Mallevete de mezzo!…”
Mi prendo una borracciata sulla testa e di forza, con una valvola piantata nel costato, riesco a raggiungere il bancone.

Io, col mio completino sintetico multicolore da “muntanbai”, lo zaino tecnico e gli occhiali a goccia appoggiati sul casco ero arrivato al bancone passando davanti a tutti quelli che sarebbero partiti di li a poco, col buio!

Sentivo gli occhi di tutti i ciclisti eroici conficcati nella mia nuca, avevo le orecchie piene di insulti e maledizioni in tutte le lingue, qualcuno mi dava dei calci nelle caviglie.
Non avevo più freddo, ero tutto sudato.

“Soch! Dovrebbero proibire l’ingresso a questi qui…!”
“Muntanbai! Muntanbai! L’è in muntanbai!”
“Orco de un can de un porco de un can! Non ti può spetar?!…”
“Non l’è mica un Eroico!… L’è un bischero!…”
“Merda! Che qua c’è gente che fa i duecento!”
“Fuori di qui!”

Dietro di me il tumulto era totale!
La situazione era critica
Dovevo fare qualcosa di esemplare!
Dovevo conquistarmi una posizione!
Dovevo dimostrare che, anch’io, ero un eroico a modo mio!
Che non ero un pirla!
Una volta, al bar del porto di Genova, alle cinque di mattina, avevo visto un camallo prendersi un caffè con sambuca e gli altri camalli, tutti, gli avevano battuto le mani!

Provai la via del camallo. Un bel respiro e poi ad alta voce…
“Un caffe!… Con sambuca!!!”
Alla parola sambuca gli insulti alle mie spalle cessarono di colpo.
“Forse funziona…”
Dopo aver fatto il caffè la barista, un po’ titubante, prese dalla mensola alle sue spalle la sambuca.
“Vado…? Sicuro…?”
“Certo! Metta, metta! Al bar del porto di Genova lo prendo tutte le mattine! Belin! Lei non sa chi sono io!… Io sono un camallo!”

Alla parola camallo cessarono anche i pochi commenti rimasti.
“Funziona, funziona…!”
“Qui c’è lo zucchero…”
“Rincariamo la dose…Devono pensare che so il fatto mio… Noi camalli, il caffè, lo prendiamo… Amaro!”
Alla parola amaro, alle mie spalle, le minacce si erano trasformate in moti di approvazione.
“È fatta…!”

Sorseggiai quel caffè balsamico alla sambuca senza fretta e una volta finito mi voltai.
Tutti i Girardengo, i Gerbi, i Ganna e gli altri che non so il nome, ora, mi guardavano con rispetto.
E io me li guardavo con soddisfazione.
“Porca vacca che soddisfazione!  Pero mi gira la testa… Certo, a stomaco vuoto, la sambuca ti dà una botta incredibile… Ma non importa… Va bene così!… Cos’è una piccola sbornia mattutina di fronte al rispetto di tutti?”

Con disinvoltura ho mosso i primi passi per uscire.

“Che meraviglia! Non devo più sgomitare!…”

La folla di quei ciclisti d’epoca si apriva come un mare biblico per lasciarmi passare.
Erano tutti sorrisi di ammirazione e timide pacche sulle spalle. Qualcuno batteva le mani!
La mia testa girava vorticosamente, avevo le gambe molli e lo zaino sulle spalle mi sembrava pesasse cento chili…
Non capivo se la sbornia era per la sambuca o per la folla che era in delirio per me.
Non dovetti pensarci molto.
Una volta uscito mi sedetti sulla prima sedia e caddi in un sonno profondo.

E sognai di Girardengo.

(Continua)

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