di Gino Cervi (foto di GC)

Ne abbiamo viste di facce oggi, su per le salite e giù per le discese, con la bocca piena ai ristori e sorridenti all’arrivo in piazza Ricasoli.

Al posto delle facce qualche volta parlano le maglie. Ce n’erano di forti e veloci che venivano da Trento, di tenaci (Tenax) e durissime come l’acciaio (Acciaierie Modena), di pronti all’armi (Ciclistica ARMA) e di pronte a far quattro salti in balera, ma sotto l’occhio del parroco (Dancing Canonica), di rubate all’allevamento da latte (Westfalia Mungitrici); c’erano maglie da ragazzi di montagna (Ragazzi di montagna Cortina), maglie natalizie (F.lli Natale Roma), maglie allegre che non avresti detto dalla faccia (Allegro); altre maglie fresche come il latte (Latte Fresco CLAB), soavi come un omogeneizzato (Omogeneizzatori Soave), rubizze come il vino (Lambrusco Giacobazzi Nonantola), luminose come la Polisportiva Milleluci; altre ancora a cui non affiderei l’arredamento di casa (Mobili Zaltron).

A leggere le maglie s’impara sempre qualcosa di nuovo, come ad esempio che l’Arizona la trovi anche a Salsomaggiore; che a Fontanafredda c’è una Casagrande, neanche fosse l’inizio di una favola; che Volkestwil è un villaggio del cantone di Zurigo. Mi rimane un dubbio: che cosa c’era scritto sulla pancia di un ciclista irlandese con la maglia con misteriosa scritta gaelica. Tóin le Gaoth.

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