di Guido P. Rubino (foto GR)

Massimo Poggio, le fiction (tante) il cinema (meno) ma, soprattutto, il teatro. Dove è nato e dove cerca di tornare appena può.
«Anche a spese mie perché è una cosa in cui credo e che mi piace, soprattutto nel connubio con la storia del ciclismo».
Massimo è un attore velocipedista. L’ha scritto sul biglietto da visita tanto per esser chiari.
L’attore di teatro è l’artigiano della recitazione, quello che costruisce con le sue mani, un po’ diverso ogni volta e si mette a diretto contatto col pubblico, così come fa il meccanico con la bicicletta. E Massimo si occupa anche di meccanica. Partecipa all’Eroica dal 2006 e dopo quella prima esperienza, che ci racconta lui stesso con una serie di articoli che pubblichiamo in questi giorni, si è talmente appassionato alla bicicletta da arrivare a costruirsela da solo. Non una, ma tante. Quelle eroiche, le bici in cui devi mettere le mani fin dentro ai meccanismi, che non c’è niente di sigillato ma tutto da poter aggiustare, sostituendo il meno possibile.
«Oggi, con l’avvento dell’elettronica e della tecnologia digitale, il rapporto che si ha con le cose è totalmente distaccato. Se una cosa si rompe, nella maggior parte dei casi la si butta perché non vale la pena aggiustarla. Se una cosa non funziona c’è sempre un “qualcun’ altro” a ripararla.
«Cellulare, computer, tablet, centralina elettronica sono tutte cose che fanno un lavoro invisibile. Tutte cose senza le quali, oggi, sarebbe impensabile vivere. Noi però usufruiamo solo del risultato di quel lavoro. Come funzionano è qualcosa che non ci riguarda».

Grazie all’Eroica e alle sue biciclette da smontare Massimo ha ripreso il gusto di quando era bambino: «Avevo la mania di smontare le cose per capire come erano fatte. Ho smontato tutto: dall’orologio al quarzo di mio padre a tutti i giocattoli, compresi quelli di mia sorella, la mia prima bicicletta…»

Massimo Poggio e il ciclismo eroico

La Mitica - reportageOggi Massimo esplora la storia del ciclismo facendola in pezzetti piccoli. La smonta e la ricostruisce a teatro con il suo modo di raccontare e assieme a due  amici, attori e complici di un racconto coinvolgente: Matteo Marsan e Gualtiero Burzi. Lo farà giovedì 3 ottobre 2013 e anche venerdì 4. A Gaiole in Chianti, il cuore dell’Eroica in provincia di Siena.
Racconterà la storia di Ottavio Bottecchia, la sua fine misteriosa, dopo che lo scorso anno ne aveva narrato la prima partecipazione al Tour nel 1923. Il titolo promette bene: “L’enigma Bottecchia”.
E poi si parlerà di donne, il venerdì. L’emancipazione femminile in bicicletta in scia ad una ciclista coraggiosa: Annie Londonderry, che ha fatto il giro del mondo nel 1894, sfidando fatica e cultura. “Bellezze in bicicletta” è il titolo. Un omaggio anche alle ciclista che all’Eroica sono sempre di più e pedalano fino in fondo.

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