Eroica 2013-173

Testo e foto di Umberto Isman

 Piacere, Vincenzo.

«Silvano».

«Beppe».

– Voi due arrivate dal 2013, vero? Si chiama Eroica 2013, ma so che qualcuno ha fatto il furbo ed è arrivato dal 2014. O dal 2012 con la scusa che ha perso l’edizione dello scorso anno.

«Sì, tutti e due dal 2013».

– Bene, Silvano e Beppe, io, come sapete, sono incaricato di accompagnarvi in questo vostro viaggio nel tempo. Poi magari mi spiegherete come avete fatto a tornare indietro di oltre 100 anni. Immagino che siate qua per provare questo strano mezzo che si chiama bicicletta. Qui già si vedono le prime auto – il farmacista del paese ne ha una – e le prime biciclette a motore. Tra 100 anni sicuramente la bicicletta non esisterà più.

«Ma va là, esiste eccome e non è mica tanto diversa da queste: due triangoli, una forcella, due ruote, un manubrio e una sella. Punto».

Ma, scusate, che senso ha continuare a far fatica quando l’evoluzione ti permette di farne sempre meno? La mia vita è improntata a trovare tutti gli stratagemmi per facilitarmi le giornate e voi mi dite che nel 2013 esiste ancora la bicicletta?

«Beh, in effetti non lo so tanto spiegare il perché, ma è così, anzi c’è sempre più gente che pedala. Sarà forse per la crisi, o perché ci serve come antistress».

– Anti che???

«Già, qui non sapete neanche cos’è lo stress. Forse è anche per questo che veniamo all’Eroica».

«Comunque le dirò di più, per qualcuno la bici è diventata un vero e proprio mestiere».

Pedalare un mestiere?

«Sì, io e Beppe ne siamo un esempio. Siamo due ex corridori professionisti».

Mi sta dicendo che correvate in bicicletta guadagnando dei soldi? E come diavolo fate di cognome? Giusto per segnarmelo.

«Io sono Silvano Contini e lui è Giuseppe Guerini. Non abbiamo corso insieme, io sono più vecchio, ma l’epoca è più o meno la stessa».

 

Eroica 2013-108

Giuseppe Guerini

Eroica 2013-172

Silvano Contini

 

Beppe, è vero? E quanti soldi avete guadagnato?

«Non pochi. Qualcuno tanti, tantissimi».

«All’epoca di Beppe se ne guadagnavano già di più. Io ho corso troppo presto».

Quindi mi state dicendo che qualcuno pagava per vedervi correre in bicicletta?

«Sì, si chiamano appunto corse. Gare anche a livello internazionale, con pubblico, televisione…»

Televisione?

«Sì, mi perdoni… è un po’ difficile da spiegare. Poi gli sponsor… ehm, qualcuno che paga per farsi pubblicità alle corse. Ma scusi, a parte tutto, come si fa ad andare in bicicletta senza almeno un po’ di spirito di competizione? Voi non ne fate di gare?»

Sì, ogni tanto, tra amici. Proprio settimana scorsa ne abbiamo fatta una qui intorno: un anello tra Firenze e Fiesole da percorrere un po’ di volte.

«E come è andata?»

Mah… forse ho sbagliato tattica. Sulla penultima salita è scattato un mio compaesano, lo chiamiamo Scarpone perché ha scarpe grosse e cervello fino. Io, invece che stare con lui e farmi aiutare, l’ho seminato in cima alla salita. Solo che poi Gioachino mi si è appiccicato dietro e mi ha staccato in discesa. Proprio la discesa che è il mio terreno. Però quel giorno avevo paura, ero già caduto, non riuscivo a piegare la bicicletta. Insomma, il risultato è che mi hanno raggiunto Costantino, detto Costa, e uno che non so neanche come si chiama, ma è stato battezzato Valleverde perché abita dietro quella collina che vede là. C’era da andare a prendere Gioachino, ma Valleverde da compaesano non voleva farlo. Io ci ho provato, ci sono quasi riuscito sull’ultima salita, ma ero molto stanco. Allora è partito Costa, uno che di solito è più scarso di noi. Valleverde, che in teoria aveva tutto l’interesse a stargli dietro, non si sa perché non si è mosso e un po’ mi ha fregato. Forse non aveva più gambe o forse, come dicono, non ha mai avuto testa. Insomma ha vinto Costa e noialtri eravamo tutti un po’ incazzati. Poco male, in fondo c’era in palio solo un salame.

«Vincenzo, sa che anche le corse dei nostri tempi funzionano più o meno così?»

Non ci posso credere. E poi le strade saranno diverse, mica polverose e accidentate come le nostre.

«Sì, è stato inventato il catrame e le strade sono lisce e senza polvere».

Quindi non si bucano più le gomme.

«Eh no, si bucano ancora».

Insomma, non solo nel 2013 esiste ancora la bicicletta, ma è come queste qua e non siete neanche stati capaci di inventare un sistema per non bucare. Bah…

«No dai, adesso le biciclette sono in carbonio e il cambio è di quelli “tac-tac”, anche se io quando correvo usavo ancora questo qua e poi non sono più andato in bici».

E magari vuole dirmi che su queste bici di catrame…

«Carbonio!»

… c’è addirittura un motorino per cambiare. Una fatica bestia per pedalare e poi un motore per evitare di muovere due dita. Ma dai…

«E’ proprio così, con una pila».

La pila quella di Volta? Ci vuole un portapacchi per trasportarla!

«Ma, no, l’elettronica ha fatto passi da gigante».

Elettronica? E chi è, una sua amica? Beppe, mi dica la verità, Silvano non me la conta giusta.

«No no, è proprio così. Anzi, le dirò di più, io sono molto interessato all’evoluzione del mio sport, vengo all’Eroica soprattutto per questo. Però sono anche curioso del futuro e così, più o meno di nascosto, ho fatto anche un salto in avanti di 100 anni. Insomma, è stata un po’ una delusione: non ci saranno praticamente più le strade, sarà tutto digitalizzato e teletrasportato».

Finalmente non ci saranno più le biciclette e non si farà più fatica.

«Biciclette in effetti non ne ho viste, ma di fatica se ne farà eccome. Più mentale che fisica, ma sempre fatica è».

 

Eroica 2013-197

Silvano Contini alle prese con una foratura

Giuseppe Guerini

Giuseppe Guerini

 

– Silvano, c’è un’altra cosa che vorrei chiederle. I miei amici sostengono che si potrebbero inventare delle medicine per andare più forte in bici. Secondo lei è vero?

«Eccome se è vero. Ai nostri tempi è successo di tutto. Chi le prendeva andava molto di più».

– Beh… questo sì che è progresso.

«Col cavolo! Per vincere erano diventate indispensabili, però facevano male alla salute e spesso i soldi guadagnati venivano poi spesi per curarsi. Uno schifo».

Ma allora qualcuno non le prendeva e quindi il comportamento degli altri era sleale.

«No, le prendevano tutti, doping… ehm, droga di squadra, quasi obbligatoria, te lo dicevano chiaro quando firmavi il contratto. E ai miei tempi non erano neanche medici a somministrare le sostanze, ma semplici massaggiatori o direttori sportivi. Per questo io ho sempre avuto grossi problemi a fare il professionista. Ho chiuso con tutto e con tutti e adesso vengo all’Eroica per godermi la tranquillità, il contatto con la natura, il paesaggio che quando correvo non avevo mai la possibilità di guardare».

Beppe, Silvano, sapete una cosa? All’inizio volevo chiedervi come funziona la vostra macchina del tempo, ma ho cambiato idea, non lo voglio sapere. Andare nel passato non mi interessa, perché la vita era molto più dura, e se il futuro è quello che mi avete dipinto voi, io sto bene qua, a pedalare su queste strade. Però un dubbio mi rimane e il prossimo anno a quelli del 2014 chiederò se non mi avete raccontato un mare di balle.

 

* le risposte di Sivano Contini e Beppe Guerini non sono frutto della fantasia dell’intervistatore

 

 

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