di Gino Cervi, foto di Guido P. Rubino

Ottavio è di poche parole. Carrettiere, bersagliere, poi campione ciclista, la gloria di due Tour de France vinti di fila: 1924, 1925. Ottavio Bottecchia. Botescià per i francesi. Italiano o francese, fatiche o vittorie, poco cambiava. Le parole per Bottecchia, restavano poche. Misurate. Come a non voler consumare un bene prezioso.

Le parole invece si sprecarono dopo la sua morte. Proprio per la sua morte. Improvvisa, violenta. E misteriosa. Il 3 giugno 1927 lo trovarono riverso e agonizzante lungo la strada che da Peonis costeggia la riva destra del Tagliamento. Era uscito per un allenamento e si ritrovò con la testa spaccata. Morì dopo dodici giorni di agonia.

Incidente, fatalità, assassinio? Una ridda di ipotesi, corredata da testimonianze, confessioni che si susseguirono per decenni, a distanza dall’accaduto. Bottecchia ladro di ciliegie, ladro d’uva (a giugno?). Bottecchia adultero e punito da un marito geloso, dai familiari della moglie tradita. Bottecchia comunista e per questo eliminato dall’agguato di una squadraccia. Bottecchia vittima di un regolamento di conti della mafia che controllava le scommesse ai velodromi. Bottecchia semplicemente vittima di una congestione, o di una normale distrazione…

Gualtiero Burzi, Matteo Marsan e Massimo Poggio ieri sera, all’Auditorium delle ex Cantine Ricasoli, a Gaiole in Chianti, hanno raccontato, in un concerto per voce e passione, l’Enigma Bottecchia. Che rimane tale, perché questo è il suo fascino. Lieve e incalzante, allo stesso tempo, la ricostruzione della vicenda del campione taciturno. Proprio intorno alla sua figura silenziosa nasce il cuore drammaturgico della lettura scenica.

«Finite le parole, finita la vita». Ottavio risparmiava sulle parole perché le associava alla vita. Ogni parola sprecata era un momento in meno da vivere. C’è chi ha ricevuto in sorte tante parole, e tanta vita. Il destino cattivo aveva assegnato a Bottecchia la povertà e la fatica: le parole, e i giorni, non andavano sprecati. Gualtiero, Matteo e Massimo giocano intorno a questa formula come se raccontassero una favola mai conclusa. Come la Teresa nella Rimini di De André – altro luogo della fine, forse altrettanto misteriosa, di un campione ciclista – Ottavio «parla poco e ha labbra screpolate / ci indica un amore perso / a Peonis, d’estate». L’amore per le parole.

 

 

Una risposta

  1. Angelo Cereser

    Sono un appassionato ciclista amatore e vorrei saperne di piu’ sulla vita di Ottavio Bottecchia ( tavio botesela , per noi veneti ) . Molto interessante la chiave di lettura sulle parole ( poche ) e fatica ( tanta )… vi chiedo gentilmente se sia possibile in qualche modo disporre della registrazione della vostra serata sull Enigma Bottecchia .
    Mi pare che il regista sia certo Gino Cervi .
    Grazie molte e complimenti per questa bellissima iniziativa
    Angelo Cereser

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