di Gino Cervi, foto di Stefania Pianigiani e archivio

«Aspetta, aspetta, finalmente dopo mezz’ora si aprí una finestra dell’ultimo piano (la casa era di quattro piani) e Pinocchio vide affacciarsi una grossa lumaca, che aveva un lumicino acceso sul capo, la quale disse:
– Chi è a quest’ora?
– La Fata è in casa? – domandò il burattino.
– La Fata dorme e non vuol essere svegliata: ma tu chi sei?
– Sono io!
– Chi io?
– Pinocchio.»

A Buonconvento, all’Eroica, succedono cose che ti sembrano uscite dal libro di Collodi.

Stefania Pianigiani non è Pinocchio e non cercava la Fata ma può testimoniare che dalla finestra di una casa che si affaccia sulla via del centro, una gentile e sorridente nonnina salutava i corridori mostrando a tutti la sua gloria familiare.

«L’è questo il mi’ figliolo! Sapete, l’era un campione! Ha vestito pure la maglia azzurra. Eccolo qui…»

E a tutti mostrava la foto della Nazionale di Calcio ai Mondiali del 1978, in Argentina. Il su’ figliolo è il giovanotto coi capelli lunghi in piedi, tra Paolo Rossi e Dino Zoff. Mauro Bellugi, da Buonconvento, classe 1950, stopper dell’Inter, del Bologna e della Nazionale (32 presenze) negli anni Settanta. Appese le scarpette al chiodo, Bellugi diventa un volto famoso della “Commedia dell’Arte” delle trasmissioni che, sulle TV locali, commentano e spiegano in diretta le partite di calcio senza fartele capire (cit.).

 

Più a queste sue rubiconde apparizioni televisive, che alla sua pur onoratissima carriera da calciatore, Bellugi deve l’onore di essere citato in chiusura di una canzone di Elio e le Storie Tese: «64. Gli anni di Bellugi».

 

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