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Una nuova sfida sta per cominciare. Una sfida contro le strade bianche da fare in sella ad una bici scassata che non va, con la maglia di lana che punge, col meteo che “se mette pioggia siamo fregati, ma forse è anche meglio perché siamo eroici”. L’Eroica è tutta una sfida, contro il tempo, contro i propri limiti, contro il meteo e lo sterrato. Ma è una corsa fatta soprattutto di sguardi amici, di incroci e linee: su per il pendio, giù per la collina, di là per quella strada a sterro.

GPR_0726Profumo di natura, di brina e polvere, specialmente al mattino quando è ancora buio e i primi “eroici” si apprestano ad andare su al Castello di Brolio, circondati solo da tante fiammelle. Fruscii e di maglie e di pedali e volti da cercare su tutto il percorso nel buio del giorno che è ancora notte. L’Eroica è un accarezzare continuo di vigneti, campi, crete, olivi, che diventano tante voci che chiamano e distraggono l’occhio del ciclista e che sembrano spingerlo a fare ancora, a fare di più, che forse dietro l’angolo c’è il ristoro. Se ne sente già il profumo. È ribollita. No forse è panzanella. È un bicchiere “di vino bono” che serve per rimettersi in viaggio che la fatica si sente un po’ di meno.

GPR_0758Silenziose due ruote che lambiscono – strisciando sulla polvere – le zone enoiche più vocate della Toscana. Si parte dal Chianti Classico col suo fiasco storico impagliato. In un attimo lungo chilometri siamo a Montalcino, dove storie blasonate di baroni e conti che producono Brunello da secoli si affiancano ai racconti di piccole aziende a gestione familiare, con le tradizioni di produzione da tramandare ai figli davanti a un focolare, nelle sere d’inverno.

“Il vino è la poesia della terra” recita un verso di Mario Soldati dipinto su una botte a guardia di un vigneto storico nel Chianti. Questa poesia si respira nella fresca aria mattutina che a ottobre ancora sa di mosto. Le cantine sono in fermento e il mosto ribolle, come l’animo di chi aspetta di salire in sella e a malapena riesce a prendere sonno prima della sfida. Enoico – eroico, il binomio di cui sono fatti questi giorni. Giorni da gustare con un bicchiere in mano. Di vetro grosso, da osteria di giorno, sudati e appoggiati alla propria bici, a fare quattro chiacchiere con amici nuovi e per riprendere fiato. Con un calice la sera, quando la doccia ha lavato via la polvere e ci si può gustare la succulenta cucina di questa regione, con un vino più importante, magari un Brunello di Montalcino che parla di un terroir intero e della sua storia, un vino rosso rubino dai profumi intensi e complessi.

370-d-aragona-ciacci-piccollominiCome quello prodotto dall’azienda Ciacci Piccolomini d’Aragona, dal gusto caldo, armonico e tannico, come solo il Sangiovese toscano, specie se in purezza come questo caso, sa essere. Paolo Bianchini  dell’azienda e ciclista, che ci racconta di come fare il vino sia una sfida ardua, contro tanti fattori, quasi come una corsa in bici.

Ma quando l’Eroica è passata, arriva la sera e si ripensa a quello che è stato, con qualche ammaccatura, con le gambe che fanno male, marchio e vanto dei chilometri macinati, ma con amici nuovi e ricordi da portare a casa. Insieme a una bottiglia del vino “Eroico” per eccellenza, quello prodotto appositamente dall’Azienda Barone Ricasoli, che i più temerari (quelli che hanno scelto la 135 o la 205) hanno trovato nella borsa. Una bottiglia da portare a casa assieme ai ricordi e che rimarrà nei cuori di molti per sempre, insieme ai granelli di polvere delle strade bianche toscane.

(ph. @ Guido P. Rubino e archivio)

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