Charles Terront

Un uomo e una leggenda, “quando si correva per rabbia o per amore”.

Nasce a Saint Ouen il 25 aprile del 1857, nel nord della Francia, più precisamente nel dipartimento della Senna, regione dell’Île-de-France: Charles Terront, un personaggio che sembra perfetto per essere protagonista di un grande romanzo.

Nasce a Parigi in rue Lafayette il 6 settembre del 1891 davanti alla sede de “Le Petit Journal”  e verrà ricordata come la corsa più incredibile: la prima, la più temuta, la più sognata. La Parigi Brest Parigi, 1.200 chilometri tutti d’un fiato, ovviamente di strade completamente sterrate  e senza tappe intermedie. Prima edizione, 211 partenti tutti francesi.
Monsieur Terront fu vincitore, quel settembre 1891: a guardarlo, più che un corridore, sembrava un furfante. L’aria da psicopatico lo sguardo cupo, sotto le ciglia arruffate e con il broncio da “cattivo”.

partenza prima parigi brest parigi

1891: la partenza della prima Parigi-Brest-Parigi

terrontLe sue imprese sembravano e sembrano impossibili: su strade di fango o polvere, o pietre insidiose. Con la fame da combattere, la fatica da sopportare.

Charles Terront, in arte un “suiveur”, che si era convertito da pochissimo alle “safety bikes”, ovvero alle biciclette con ruote della stessa dimensione.  Per anni era stato un dominatore delle corse in Grand-Bi (quelle col ruotone davanti da un metro e settanta di diametro) e soprattutto di tricicli. Cominciò a correre con il fratello Jules, vincendo moltissime corse in tandem, e molte sei giorni individuali.
Divenne in poco tempo il migliore corridore al mondo (nel 1890 e dintorni), ma nel 1879 Charles, aveva già un suo record: aveva percorso 546 chilometri in 24 ore.

Alla Parigi-Brest-Parigi, Terront si era presentato in sella a una bicicletta inglese di marca Humber. Era di ferro e pesava 21 chili: robusta il necessario per le strade dell’epoca. Montava due perle dell’epoca:  le coperture Michelin, avveniristiche per quegli anni, e il freno anteriore a tampone. E poi la catena, il carter e i cerchi in legno.

Terront era partito al comando fin dal primo metro, ma dopo 278 chilometri fu costretto a fermarsi per una foratura. Il avversario, l’acerrimo rivale Jiel Laval, lo raggiunse e lo super. Ma Laval “amava” trattarsi bene e perse troppo tempo a ristorarsi e a farsi il bagno. Terront lo riprese. Laval contro Terront, gomme Dunlop contro Michelin, sfida nella sfida già all’epoca.

Charles Terront nel 1922

Charles Terront nel 1922

Gomito a gomito per ore, entrambi con una campanella attaccata al manubrio: era il rimedio per rimanere svegli, per non farsi catturare dalla stanchezza e dal sonno. Una seconda foratura per Terront consentì a Laval di arrivare primo al “giro di boa”: a Brest, aveva una media di 17,5 chilometri orari e 51 minuti di vantaggio su Terront.

Nei pressi di Guingamp il divario tra Jiel e Terront era di un’ora e venti minuti: gli  allenatori di Laval lo convinsero a riposare un paio d’ore. Ma Terront fu avvertito dal fedele preparatore, De Knyff, tirò dritto vincendo il sonno e passando di nascosto nei pressi dei suiveur di Laval che quando si risvegliò, aveva già due ore di svantaggio.

Mentre sulla notte calava la terza notte, Terront fu accolto dalla cittadina di Mortagne addirittura dai fuochi d’artificio. Ma il sogno della vittoria era ancora lontano da realizzarsi: in fondo a una discesa, cadde e ruppe una pedivella. Proseguì a piedi, fino al vicino villaggio di Saint Maurice, dove incontrò un fabbro che riparò il guasto. Tutto nei tempi: Jiel Laval era ancora lontano.

Jiel Laval, avversario di Terront, con il suo staff

Jiel Laval, avversario di Terront, con il suo staff

Alle porte di Parigi, a Versailles, Terront fu accolto da centinaia di velocipedisti e amici: si fermò e cedette a una coppa di Champagne in loro compagnia. Prima di tagliare il traguardo, a Parigi, seguito in bici da centinaia di ammiratori.
Percorse 1.198 chilometri in 71 ore e 37 minuti, alla media di 16,780 chilometri orari. All’arrivo, a Porte Maillot, fu un trionfo, dopo tre notti e tre giorni in sella. Terront, in quei giorni, diventò l’uomo più famoso di Francia. Jiel Laval arrivò con sette ore e quaranta minuti di ritardo. Per vedere il terzo concorrente, Henry Couillebeuf, si dovette attendere il giorno dopo.
Quel fenomeno di Terront stava scrivendo la storia di un ciclismo che stava partendo alla grande, grazie ad  imprese  come le sue.
L’anno successivo, accettò la sfida pazzesca di Jean-Marie Corre, altro pioniere dell’epoca, famoso ciclista ma anche costruttore di automobili. La sfida consisteva nel percorrere 1.000 chilometri dietro allenatori umani (40 per ciascuno) al Velo d’Hiver di Parigi. Senza fermarsi mai. Salvo che per bisogni fisologici… ma anche in quella sfida, Terront non si fermò. E la pipì? Tutto risolto con una stratagemma: si faceva passare, quando necessario,  una mezza camera d’aria, tagliata e cucita a un’estremita, come un sacchettino. Espletava in corsa e passava la camera d’aria, da svuotare, all’allenatore.

 

Jean Mari Corre in gara con un triciclo

Jean Mari Corre in gara con un triciclo

Faccia da tagliagole, Charles Terront vinse tutto e di tutto, dai titoli nazionali alle sei giorni. Fino a quella Parigi-Brest-Parigi, prima edizione, considerata una follìa. Persino il barone Pierre De Coubertin era terrorizzato da possibili tragedie a causa di una gara così dura: temeva che al traguardo non sarebbe arrivato nessuno.

E, invece, arrivarono in 99, con uno squalificato: un corridore scoperto in flagrante, mentre tagliava il percorso. Ma non era Terront…

 

 

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