Claudio Marinangeli, Giancarlo Brocci e Alessio Berti

Claudio Marinangeli, Giancarlo Brocci e Alessio Berti

di Gino Cervi, foto di Guido P. Rubino

Ieri mattina, al pallaio di Gaiole – per i non toscani: la bocciofila – si entrava solo se muniti di cinghietto di cuoio lasciapassare. Fuori catinelle d’acqua. Dentro il Brocci era intento a dar dimostrazioni tecniche di accosto, con leggiadra postura di chi la sa lunga con la boccia in mano: ginocchio flesso, corpo in avanti, gamba posteriore incrociata come in un gentile inchino, e mano che accompagna delicata e sensibile la boccia sul campo.

Intanto Marinangeli, The Red One, chiamava i presenti e scandiva il conto alla rovescia. «Cinque, tre, due minuti e si comincia!»
«Si comincia a far che?» si chiedevano i presenti.

Grave era il momento, di quelli topici, che cambian la storia. Il Brocci, dalla cui mente, come Minerva dalla testa di Giove, scaturì diciassett’anni orsono l’Eroica, viene dapprima invitato a mostrare il suo telefonino, che la leggenda vuole sia appartenuto a Collodi. Per il Brocci, l’agenda non può che essere ancora un malcombinato assemblamento di carte, di migliaia e migliaia di nomi e numeri scritti a mano. Il suo personalissimo note-book. Come si sarà capito: il Brocci è da sempre soggetto assai resistente alle new technologies. E se fosse altrimenti come ci si spiegherebbe il successo vintage dell’Eroica, la su’ creatura?

Ci siamo, ecco il momento. Al Brocci, il popolo dell’Eroica tutta, sta per conferire, come in una cerimonia magico-tribale, la formula per tornare a far sentire la sua voce e il suo pensiero, come sempre capita del resto a chi ha la fortuna di incontrarlo, quasi per caso – ma statene certi: con altissima probabilità – in piazza Ricasoli; una voce ora con amplificata dall’eco del social network.

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«Social che?» Pare rispondere con lo sguardo il Brocci, a cui la parola “social” continua ad avere sempre e solo significato politico e un colore, per nulla scolorito, dai risciacqui post-post comunisti, fino all’ultimissimo “omino bianco” di Firenze.

Ma siccome anche le leggende s’aggiornano, da ieri mattina, Brocci Giancarlo, di anni 59 e nonno da poche settimane, inaugura la sua pagina facebook. Cosicché, terminato il rito digitale – a proposito: andate ora tutti a chiedere l’amicizia al Brocci, ora che lo trovate non solo in piazza Ricasoli, ma anche sulla piazza virtuale – c’è da chiedersi che se ne farà di facebook l’uomo che odiava le mail. Siamo invece convinti che ne farà buon uso.

Perché il Brocci ha molte cose da far sapere, e possibilmente al pubblico più ampio, e non solo al popolo dell’Eroica, che, come si può vedere anche da questi giorni, «è grande e vivo e lotta insieme a noi». Sono successe molte cose negli ultimi anni al Brocci, inventore dell’Eroica, di un’idea presto copiata, presto invidiata per la sua semplice ma irripetibile combinazione di schiettezza e passione e che nell’arco di poco più di un decennio ha fatto di un’esperienza locale e circoscritta un fenomeno intercontinentale. Sollecitato a esportare, fuori dal cerchio noto delle Strade Bianche del Chianti e della val d’Orcia, idee per uno sport, e di un ciclismo in particolare, da rinnovare, da rifondare, Brocci, da par suo, non si è mai risparmiato. Dapprima l’intuizione, geniale, di portare i professionisti sulle Strade Bianche, per dare a questo unico patrimonio di cultura e storia del paesaggio un palscoscenico mondiale, che lo riconoscesse in tutta la sua peculiare, e fragile bellezza, e che di conseguenza potesse esserne una garanzia di difesa e conservazione. Quindi, la rianimazione del Giro d’Italia dei dilettanti, abbandonato e denigrato, attraverso il rivoluzionario e “scandaloso” progetto del GiroBio, una corsa in cui si è provato ad affermare, attraverso controlli medici uguali per tutti, una condivisa esperienza di vita collettiva degli atleti per tutta la durata della corsa, il valore del talento personale e non delle scorciatoie per la vittoria.

Tutti sanno come è andata a finire la storia. Il GiroBio ha chiuso quest’anno i battenti, dopo quattro edizioni che sono state un coraggioso laboratorio per combattere sul serio la piaga del doping. Il Brocci è stato messo all’indice. Perché tutto continui a restare come prima. E perché si possa continuare a ballare mentre il transatlantico affonda. Ma non finirà così, ne siamo convinti. Il Brocci da oggi riprende la parola e, come tutti sappiamo, non sarà facile toglierla. Come col boccino nel pallaio di Gaiole.

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