Gino Bartali vince il suo primo Giro di Toscana, nel 1939

Gino Bartali vince il suo primo Giro di Toscana, nel 1939

Di Gianni Bertoli

Il detto “nessuno è profeta in patria” non si addice a Bartali. Forse, nei primi anni di carriera, sembrò adattarsi a Ginettaccio ma poi fu smentito clamorosamente.

Bartali ha sempre amato Firenze e la sua Toscana, sulle cui strade amava allenarsi con impegno assoluto. Mentre la maggior parte dei corridori, ad inizio stagione, si trasferivano al tepore della Riviera, Gino preferiva le sue strade, tanto lui non aveva mai freddo, mai caldo, mai fame, mai sete.

Il Giro di Toscana era, allora, una classica del ciclismo al contrario dei tempi moderni che, grazie alla globalizzazione, hanno tolto importanza a fior di competizioni nazionali.

Il secondo trionfo al Toscana, per Ginettaccio, nel 1940

Il secondo trionfo al Toscana, per Ginettaccio, nel 1940

Passato professionista con la Frejus nel 1935, Gino parve non riuscire a vincere sulle sue strade né in linea né al Giro. Ruppe finalmente il ghiaccio nel 1939, undicesima tappa del Giro, Forlì-Firenze: primo Bartali, davanti alle ruote veloci di Cinelli e Bizzi. Gino fu secondo in quel Giro vinto da Giovanni Valetti ma, sempre nel 1939, ebbe modo di gioire per la sua prima vittoria al Giro di Toscana. A quella edizione della corsa partecipò da indipendente, con la maglia gialla e rossa del Dopolavoro di Novi Ligure il diciannovenne Fausto Coppi che non portò a termine la gara.

Nel 1940 Bartali fece il bis al Giro di Toscana. Nel 1941, tra i disagi della guerra, la classica di Firenze fu una lotta a due tra i “galletti” della Legnano. Coppi, che indossava ancora la maglia rosa del Giro vinto nel 1940, trionfò per l’unica volta sul traguardo caro al futuro grande rivale. Bartali, imprecando contro non so quali sfortune, fu secondo a due minuti. I distacchi degli altri vennero presi con l’orologio del campanile: Fondi, terzo, giunse a undici minuti e mezzo, seguito da Mollo a ventiquattro minuti. Il settimo, Giuseppe Magni, tagliò il traguardo dopo mezz’ora.

L’anno successivo il Toscana era una delle prove del Giro d’Italia di guerra. Vinse in solitaria il romagnolo Vito Ortelli. Gino giunse secondo in solitaria dopo avere staccato Coppi e compagnia. Per qualche anno la fortuna parve avere voltato le spalle a Bartali nella sua Toscana. Nel 1943 vinse Olimpio Bizzi, il “morino” di Livorno e Gino fu terzo. Poi ci fu l’interruzione per l’incalzare degli eventi bellici. Si riprese nel 1946 e Aldo Ronconi si impose davanti a Bartali e Ortelli. Nel 1947 fu la volta del gregario Bruno Pasquini, davanti a Nedo Logli e Alfredo Martini. Bartali ormai veleggiava verso le trentaquattro primavere e molti lo davano già a fine carriera ma nel 1948 fece quello che tutti sanno al Tour. Inoltre, prima di appendere la bicicletta al chiodo, ebbe modo di vincere ancora tre giri di Toscana, nel 1948, nel 1950 e nel 1953.

Nel 1948 Gino tolse di ruota Coppi e tutti gli altri sulla salita di San Casciano e giunse solo a Firenze staccando di quattro minuti i fratelli Maggini, Fiorenzo Magni, Coppi e Brignole. A sette minuti giunse un gruppetto regolato da Adolfo Leoni. A dieci minuti i fratelli Rossello ed il resto del gruppo.

Fausto Coppi con la maglia del Dopolavoro di Novi. Al suo fianco Biagio Cavanna

Fausto Coppi con la maglia del Dopolavoro di Novi. Al suo fianco Biagio Cavanna

Nel 1950 Coppi non c’era e Ginettaccio voleva riposare perché, secondo lui, il calendario era troppo fitto. Le insistenze degli organizzatori toccarono il cuore e, forse, anche il portafoglio del vecchio campione. Si schierò al via sotto il diluvio universale. Acqua e fango: un invito a nozze per il trentaseienne leone! Andò in fuga Primo Volpi che venne raggiunto nel finale da Bartali dopo un furioso inseguimento solitario. La volata non ebbe storia: Gino vinse con diverse macchine di vantaggio. Primo Volpi, da quel gran signore che è sempre stato, non rimase amareggiato più di tanto perché “arrivare secondo dietro Bartali era comunque un grandissimo onore”. Il particolare curioso di quella edizione del “Toscana” fu una polemica sul chilometraggio. Gli organizzatori avevano indicato 298 km e, dopo le polemiche sorte all’arrivo, lo modificarono in 302 km. Giornalisti degni di fede che avevano seguito l’intera corsa in automobile giurarono che il contachilometri aveva segnato 320 km. Con il diluvio ed un chilometraggio del genere chi poteva vincere se non Gino?

Nel 1953 Bartali stava per compiere trentanove anni, indossava la maglia tricolore di campione italiano conquistata l’anno precedente, si schierò al via in buona forma. Sul monte Oppio capì che Coppi non era in giornata. Conosceva bene ‘l Fausto e sapeva che ‘uando ‘un andava ‘na certa vena della gamba gli s’ingrossava. Madonnina bona! ‘Uel giorno lì fu proprio così. Coppi si ritirò e Gino giunse solo a Firenze: quinta vittoria al Giro Toscana, un record che nessuno ha ancora battuto.

E al Giro? Al Giro, sul traguardo di Firenze, vinse solo quella volta nel 1939. Poi, forse penalizzato da tappe dal percorso troppo facile, non ci riuscì più. Fu solo secondo nella Arezzo-Firenze del Giro 1940, battuto in volata da Olimpio Bizzi. Si tolse però la soddisfazione di mandare a vincere spesso i suoi gregari che ci tenevano a fargli omaggio nella sua terra. Nel 1946 la Perugia-Firenze fu vinta da Renzo Zanazzi con un colpo di mano di soli 3” sul velocissimo compagno di squadra Aldo Bini: primo e secondo due “ramarri”. Zanazzi si ripetè l’anno dopo nella Bagni di Casciana-Firenze davanti a Cottur e Bresci. Poi venne il triennio del fedelissimo Giovannino Corrieri, siciliano di nascita ma toscano di adozione.

Nel 1953 non si arrivava a Firenze ma a Grosseto, Giovannino andò in fuga con un gruppetto di ardimentosi, vinse la volata davanti ad Alfredo Martini e si infilò una meravigliosa maglia rosa che indossò, purtroppo, solo per una cinquantina di chilometri perché, nel pomeriggio, fu disputata una cronometro che portò Hugo Koblet in testa alla classifica. Per Giovannino fu una specie di “Oscar alla carriera”.

L’anno dopo, con partenza da Cianciano si arrivò a Firenze e Corrieri superò di molte lunghezze Rino Benedetti in un volatone di gruppo con diverse cadute.

Al Giro del 1955 Gino non c’era. Aveva appena appeso la bicicletta al chiodo e seguiva la corsa rosa come inviato della Rai. Non si passava da Firenze ma la settima tappa portava i corridori da Genova a Viareggio. Ci fu un volatone a ranghi compatti e, dal lato destro della strada, sbucò come un fulmine il non più giovane Corrieri che vinse superando Fiorenzo Magni. Giovannino non vestiva più il colore giallo della Bartali ma l’arancio ed il blu della piacentina Arbos. Anche se non correva più, almeno per interposta persona, Ginettaccio, in Toscana, aveva colpito ancora.

 

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