di Gino Cervi

«Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta penso che per la razza umana ci sia ancora speranza.» Così, pare, dicesse H. G . Wells, prolifico e fortunatissimo scrittore inglese di romanzi di fantascienza. Lo diceva ottanta-novant’anni fa. Viene voglia di dirlo ancora, oggi, a vedere sfilare per piazza del Duomo, a Milano, decine e decine di ciclisti vestiti più o meno come si sarebbe vestito H. G. Wells ottanta-novant’anni fa. Sono i Tweed Riders che sono sbarcati, nello scorso weekend a Milano. Chi sono i Tweed Riders lo potete scoprire visitando il loro sito www.tweedride.it o andando a vedere questa intervista che gli ha dedicato la trasmissione OccupyDj su DeejavTV.

Di fatto sono un’altra delle tante espressioni della Cycling Renaissance che si sta diffondendo un po’ dappertutto, in particolare in ambito urbano. Ispirati alla Tweed Run anglosassone, che in pochi anni ha esportato il suo esempio in tutto il mondo, hanno scelto la bicicletta come mezzo distintivo dei loro raduni, caratterizzati dalla cura per l’abbigliamento d’epoca – dalla Belle Epoque agli anni Trenta-Quaranta del ‘900 – e per le acconciature: i maschi sfoggiano ben curati baffi e capigliature scolpite tra ciuffi e rasature. Scampanellano per le strade su bici vintage recuperate e messe a nuovo da cantine e garage e attirano l’attenzione con la loro colorata allegria a ritmo di charleston. Se aggiungiamo che molti dei loro raduni servono per raccogliere fondi per campagne di beneficenza, non c’è che da guardare con simpatia anche questo originale approccio al movimento per la diffusione dell’uso della bicicletta.

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