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di Andrea Maietti

Quell’ultima domenica di agosto del ’53. Mio padre ne ha fatto un santino. È partito per Lugano sulla sua sconocchiata Balilla, caricandovi due amici in canottiera all’osteria del Batèl. «Indùe ‘ndém, Majett?». «A vedé un post giüst per la cacia!».

Soltanto oltre confine gli amici si accorsero che si trattava dell’ultima caccia di Coppi alla maglia simbolo del campione più grande. Ma erano anche loro coppiani, felici di essere stati giocati. Scelsero un posto buono: una curva in salita sulla Crespera. C’era nei pressi un asilo infantile. Ottennero dalle suore di potervi pranzare: «Accettate almeno un’offerta – disse pa’ –: e dite una preghiera, che oggi il destino non ci metta la coda».

Io non ero così sicuro che Fausto fosse ancora il più forte. Aveva ormai 34 anni, e la dama bianca. Come atleta avrebbe dovuto guardarsi dalle femmine, negli ultimi lampi dell’autunno agonistico. Koblet quel giorno non era in gara: un grande campione, rovinato appunto dalle donne. Erano invece al via altri grandi come Bobet, Ockers, Geminiani e soprattutto Kubler, un imprevedibile svizzero col nasone più grifagno di quello di Bartali.

Come è andata, pa’?

«Coppi nei primi giri sta nascosto nel gruppone. Ha gli occhiali da sole, ma io vedo la tensione delle sue mandibole: sono frementi di voglia. A metà corsa un boato dalla Crespera: Kubler è in fuga. Lo svizzero ci passa davanti insufflando tutta l’aria possibile dalla bocca spalancata e dal nasone arricciato. Ma Fausto sta rinvenendo: taglia la curva, bello come il sole che inonda Lugano. Un gruppo di tifosi svizzeri ci mostra il linguone, facendo farfalla con le mani, il pollice alle orecchie: “Coppi? Beeehh!”. Devo trattenere Giuan-la-rur, che vorrebbe vendicare l’offesa a tenzone pugilistica, dimenticando che noi siamo in tre e loro una mezza dozzina.

È il tredicesimo giro: un nuovo più forte boato dalla Crespera. Maledetto svizzero! Ma no, non è Kubler a spuntare là in fondo. La maglia è azzurra, e quella gobba sublime inarcata sul telaio può essere soltanto la sua. Dietro Fausto la sagoma di un succhiaruote ciondolante sui pedali ai limiti dell’asfissia. È il belga Germain Derijcke. Fausto arriva sparato: quando mi passa davanti mi investe una raffica di rabbia, di attesa infinita, di orgoglio a stento limato dallo stile. Ecco il succhiaruote: troppo incollato a Fausto, ha preso male la curva, sta per finirmi addosso. Potrei scansarmi e farlo capitombolare: Fausto resterebbe solo, campione del mondo senza altri patemi. Invece, chissà perché, gli faccio da muro di gomma con le mani, creando un effetto spinta che lo riporta ai mozzi del campionissimo. “Ma te sé mat?!”, urla Giuan. La scusa è pronta: se Derijcke fosse caduto, i bartaliani avrebbero detto che Coppi ha vinto per l’aiuto della sorte. Tanto il prossimo giro Fausto passerà comunque da solo.

Eccolo infatti, spuntare: ma non è solo, buon dio! Il belga gli è ancora incollato dietro. Dio mio, dio mio! Non avrò proprio io frantumato l’ultimo sogno di Coppi? Derijcke non è proprio un fulmine allo sprint, ma ha dieci anni meno di Fausto, è belga, e tutti i belgi sono brutti clienti in volata.
Ed ecco il penultimo giro. Un altro boato dalla Crespera. Atroce dubbio: che Derijcke, a furia di stargli addosso, abbia arrotato Fausto, lasciando via libera a Kubler? Gli occhi sbarrati là in fondo alla curva, dove esplode d’incanto l’azzurro della maglia di Coppi. Giuan-la-rur non vuole più sentire ragioni: balza verso il gruppo dei tifosi svizzeri, afferra il primo che gli capita per la collottola e lo fa trottare giù per il prato…»

Pa’ non indugia su altri dettagli, come l’ulteriore generosa offerta alle brave suore ticinesi; la ciucca fino a notte all’osteria del Batèl, per l’occasione interdetta ai bartaliani. «Quella notte – ripete pa’ – io mi sentivo che uno come Coppi non sarebbe morto mai».

Lugano 1953. Fausto Coppi campione del mondo su strada con Rodoni (Presidente UCI Milano), Dama Bianca e Presidente Federazione Internazionale (Foto Omega)

Lugano 1953. Fausto Coppi campione del mondo su strada con Rodoni (Presidente UCI Milano), Dama Bianca e Presidente Federazione Internazionale (Foto Omega)

 

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