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Di Lorenzo Franzetti, da Firenze

Andrea fa i panini e vede passare i corridori… «Veloci, tanto veloci». Tony, invece, fa il corridore, e spinge un rapporto impossibile, cavalcando il vento da Pistoia verso Firenze.  Sara prepara il caffè ai giornalisti e non aveva mai visto una corsa in biciletta prima d’ora: «La mia bici è in garage, la uso poco, ho un po’ paura». Fabian è un campione affermato, il faro di questi Mondiali: sta perdendo la cronometro che vale il Mondiale e gli è capitato molto raramente di non vincere. Ma sul traguardo è sereno, perdere una gara non è un dramma. Le sfide continuano, ogni giorno.

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Quattro ragazzi al Mondiale, nessuna differenza, corse parallele, traguardi differenti, ma emozionanti e che valgono ogni fatica.

DSC_8067Andrea e Sara lavorano al Mandela forum, il quartier generale del Campionato del mondo: gestiscono il bar assieme ad altri ragazzi e ragazze come loro. Lavorano. Un gruppo affiatato, concentrato, determinato e, alla vista dei campioni, anche un po’ emozionato: hanno servito birre a Vasco Rossi, caffè ai Negrita, acqua minerale a Piero Pelù, tutta gente che ha suonato lì. Però i campioni del pedale hanno più fascino, anche se non li conoscono. Due associazioni Trisomia 21 e Maxim gestiscono la ristorazione di tutta la rassegna, trenta persone in tutto: un’unica squadra che si batte contro il pregiudizio e lo sconfigge con la normalità di una tazzina di caffè servita calda e al punto giusto. Anche a Tony Martin, il campione del mondo.

Un esempio unico in Italia, per questi ragazzi disabili, ma diventati a tutti gli effetti lavoratori: «Non si tratta di un inserimento lavorativo, ma di un impiego a tutti gli effetti – spiega uno degli animatori». Disabili, per convenzione, baristi, per definizione reale: e non è un passo da poco… .«Abbiamo fatto tutto questo proprio per battere il pregiudizio: la sindrome di Down e altre patologie sono motivo di discriminazione per molte persone in Italia e nel mondo. Al Mandela forum e la Mondiale di ciclismo dimostriamo che ogni ostacolo è superabile».

Il lavoro è un traguardo, il traguardo di Andrea, Sara e gli altri ragazzi del Mandela forum: «Un obiettivo possibile, al termine di un percorso cominciato da molti anni, da bambini». Si prendono una pausa di qualche minuto, i ragazzi, e vanno a vedere sfrecciare i ciclisti, sotto il traguardo: «Io vado lento, ma loro veloci, tanto veloci. La mia è una bicicletta blu, ci vado lunedì» ripete felice Andrea.

DSC_8060Tony Martin ha vinto, ha dominato la cronometro iridata, spingendo a 53 di media: come una macchina. «Siamo gente strana noi cronoman, al limite della normalità mentale» pensa lo sconfitto, Bradley Wiggins (l’ha detto davanti alla telecamere della BBC). Dopo il traguardo, a Tony Martin e Fabian Cancellara viene riferito il commento del collega britannico: «E dove sta l’anormalità, tutto normale: la cronometro è una sfida con se stessi, con il limite da superare», replica il campione del mondo.

Normalità, anormalità, punti di vista: Tony Martin e Andrea il barista incrociano il proprio percorso al Mandela forum. Il campione del mondo, il tedesco,  sembra un freddo ironman: e, invece, nella realtà va tutto in un altro modo. Tony e Andrea si sono incontrati e si sono sorrisi, al bancone di un bar che, per una manciata di minuti, era più bello della linea del traguardo.

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«La bicicletta è come una luce, un’altra grande vittoria per questi ragazzi», commenta un volontario che lavora con Trisomia 21. Sembra impossibile, ma non lo è. Andrea in bici ci andrà lunedì, o forse no… «Io sono lento, ma della bici mi piace la velocità». Il vento in faccia, come a Tony Martin.

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