testo e foto di Francesco Ricci

Som dolomitich (Sogno dolomitico)
Come la bici salva le Dolomiti dalla catastrofe annunciata 
grazie a uomini e donne ladini coraggiosi e lungimiranti.

Quarta e ultima parte (leggi qui la prima, la seconda e la terza)

Sono di nuovo in bici. Sulla ‘mia’ Pina Dogma Special. Gigi me l’ha preparata come sempre in modo impeccabile. Mathias con un sorriso è scappato lontano. Come compagno di fuga oggi ho Merch, sommelier, stratega, uomo d’affari, sentimentale come solo le menti giovani sanno esserlo. Ma qui sono tutti dei fenomeni, penso sentendomi piccolo e inadeguato. Scendiamo lungo strade che una volta erano un ammasso impertinente di automobili e motociclette.

Guardo la Pina. Perché ti hanno chiamato Dogma, cara mia? I dogmi non mi piacciono. Tu per me sei Arcobaleno. Una dimensione metafisica che risplende al ritmo delle pedalate. Tu sei una percezione marginale, secondaria, un lampo visionario, una nostalgia usurata dagli anni. Ma tu, tu hai benedette le ruote e sei l’unica in grado di disperdere i frusti detriti del vivere.

Merch mi guarda con scioltezza. Non ci sono fasi di studio fra noi. Tutto è fluido. Immediato. Schietto. C’è voglia di conoscersi, non di anteporre l’io prima di tutto, come uno scudo acheo che ti ripari dai dardi scaturiti dalle crepe del mondo. Merch lavora con Michil. Da buon conoscitore di vini, ha un sogno: ripristinare la Bordeaux–Parigi, una classica invecchiata in una botte di ricordi che non si corre più dall’inizio degli anni ottanta del secolo scorso. L’unica classica che Merckx non abbia mai vinto. La classica che detiene il record delle storie di bici più belle e strampalate.

La salita si avvolge su se stessa e ci porta su una terrazza dalla quale è possibile contemplare gran parte dell’alta Badia. Qui l’incanto si basa su simmetrie oniriche e i rami nodosi della vita si sciolgono in magiche alchimie combinatorie. Qui tutto ha il sapore del sublime. Che scivola beato come una goccia di sudore sul telaio della Pina.

Saluto Merch e guardo il massiccio del Gardenaccia. Utòpia Dolomites Park. I trenini elettrici svaniscono nella notte, che finalmente cala in noi, vagabondi nel silenzio di un temporale estivo che non ha voglia di esprimere la sua rabbia. Pace. Solo pace fra gli uomini e donne di buona facoltà.

Joe e Michil Costa: "- Lento, profondo e soave. Questo è il turismo che sogno. Un turismo leggero, in grado di ricevere e scoprire armonia. Anche grazie alla bici, strumento armonioso se ce n’è uno."

Joe e Michil Costa: “- Lento, profondo e soave. Questo è il turismo che sogno. Un turismo leggero, in grado di ricevere e scoprire armonia. Anche grazie alla bici, strumento armonioso se ce n’è uno.”

– Lento, profondo e soave. Questo è il turismo che sogno. Un turismo leggero, in grado di ricevere e scoprire armonia. Anche grazie alla bici, strumento armonioso se ce n’è uno. Sogno i passi dolomitici chiusi al traffico. E’ la nostra grande occasione. Restituire alle montagne l’antico splendore può rivelarsi paradisiaco. Per chiunque. Basta con la miopia del tutto e subito. Fermiamo la catastrofe imminente. Ci vuole prospettiva, visione, sogno. Come presidente del comitato organizzatore della Maratona dles Dolomites ho chiesto e ottenuto la chiusura al traffico dei passi durante la manifestazione ciclistica. Come d’incanto il pubblico si è moltiplicato a dismisura, con sommi benefici per tutti i valligiani increduli. In un battibaleno sono arrivate le televisioni di tutto il mondo. C’è bisogno di altro?

No caro Michil, non penso ci sia bisogno di aggiungere altro. Oppure sì. Aggiungerei le note magiche di Ramin Bahrani, che suona Bach in una sala del comune di Corvara in un pomeriggio qualsiasi senza chiedere il pagamento del pedaggio. Nessun pedaggio. Solo emozioni di un’intensità stupefacente.

– Vorrei anche che si spegnessero le luci. L’inquinamento luminoso è altrettanto impattante di quello acustico. Immagina la sagoma scura delle montagne di notte. Ammantata di stelle o infagottata dalle nuvole. Immagina la montagna nuda. Solo così può tornare a essere sacra. Vedi, io sono ladino. Sono profondamente legato a questa terra, anche se da giovane volevo scappare. Radici. Ma le radici senza le ali diventano costrizione. Conformismo. Prigione. Qui ci vuole apertura, altrimenti ci si crogiola in un’identità che è solo apparenza. Io voglio sostanza. Voglio radici con le ali e far germogliare consapevolezza. Letherhosen con le Clark. E via, in giro per il mondo.

Siamo nella Lounge Pinarello del Perla. Trenini elettrici, bici elettriche e silenzio. Il servizio che offre l’hotel è solo un inizio. Un presupposto di educazione culturale velocipede. Già il fatto che l’ospite possa provare una bici Dogma, ammirarla da vicino in tutto lo splendore asimmetrico, è un antipasto a quello che verrà. Perché il Som Dolomitich prima o poi si avvererà. Ne sono certo. Anche se il nostro paese è governato da gente insulsa e irrispettosa, da ministri che sostengono che con la cultura non si mangia. Infatti non si mangia, si vive con la cultura. Si sogna, si ama, ci si sente liberi con la cultura. E se il gruppo è tirato da gente come Michil, Joe. Mathias, Gigi, Arturo e Merch, statene certi: il traguardo non è lontano.

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