testo e foto di Francesco Ricci

Som dolomitich (Sogno dolomitico)
Come la bici salva le Dolomiti dalla catastrofe annunciata 
grazie a uomini e donne ladini coraggiosi e lungimiranti.

Terza parte (leggi qui la prima e la seconda)

Mathias ha il dono di rendere le cose tutte semplici e fattibili. Esistono persone così e, ad essere sinceri, un po’ le invidio. Capisci che questi individui hanno la facoltà innata di poter fare qualsiasi cosa con una naturalezza che rasenta il sublime. E non lo fanno pesare. Mathias scia? Da dio naturalmente. Va in bici? Come un campione patentato. Le figlie sono future olimpioniche? Certamente, senza ombra di dubbio e senza spocchia alcuna. Dai una racchetta di ping pong al buon Mathias e quello in tre giorni ti batte tutto il collettivo Wu Ming.

Mathias Costa, "occhi azzurri e sorriso lungo come il Fedaia. Gambe affusolate e muscolose come il Sasslong."

Mathias Costa, “occhi azzurri e sorriso lungo come il Fedaia. Gambe affusolate e muscolose come il Sasslong.”

 

Occhi azzurri e sorriso lungo come il Fedaia. Gambe affusolate e muscolose come il Sasslong. Pochi convenevoli. Si parte. Ci scaldiamo con il Campolongo, scendiamo ad Arabba, ci dirigiamo verso il Colle Santa Lucia, facciamo il Giau, raggiungiamo Pocol, pedaliamo lungo il Falzarego e il Valparola e poi passiamo per San Cassiano, La Villa e finalmente raggiungiamo Corvara. Mathias saluta chi incontra con un candore che sa di neve fresca. Ma lo strudel fagocitato su al passo Giau ha un che di speciale. Innanzitutto perché a servirlo al banco del bar non ci sono che ragazze dal sorriso conturbante e poi perché la pasta, le mele, l’uvetta, lo zucchero a velo, il tepore, la consistenza, la sofficità, la dolcezza di quello strudel sanno di amore. Dai Franciasch, la vita ogni tanto è bella.

Lo chef Arturo esce dalla cucina e si accomoda su una poltrona in pelle sistemata nella Pinarello Ciclo Lounge del Perla. Sono di fronte a lui. A dividerci un tavolino basso che ospita caffè e biscotti. In questo hotel non manca nulla. La visiera del cappello da baseball tocca quasi la montatura degli occhiali. Mi guarda di traverso. Gli occhi sono luminosi. Piccoli ma luminosi.

Lo chef Arturo, "seppur così giovane, mi sembra un collezionista di oggetti antichi, un falsario di cornici antiche, un amante dei tempi antichi."

Lo chef Arturo, “seppur così giovane, mi sembra un collezionista di oggetti antichi, un falsario di cornici antiche, un amante dei tempi antichi.”

– Chef, se ti dico quattro passi?

Campolongo: filetto di maiale affumicato su spuma di patate e rafano con rapa rossa. Pordoi: risotto all’aceto d’acero, stracchino invecchiato, insalatina di pomodori, cetrioli ed erbe. Sella: ovviamente sella di camoscio in crosta di pan di spezie e sedano rapa. Gardena: all’orizzonte si staglia imponente il Sassongher. Quindi ecco il nostro dessert dedicato a questa meravigliosa montagna: crema di yogurt che ricorda il massiccio dolomitico sul quale si adagia un croccante di cioccolato a far da roccia. Ai piedi del massiccio, come fosse prato, un biscotto sbriciolato al pistacchio.

Adesso sono io a guardarlo. Inseguo piatti bianchi, larghi e candidi, che contengono prelibatezze inconsuete come il sopraggiungere di ricordi improvvisi. E già, i ricordi. Sono immagini divine perché la memoria non è soggetta alle leggi del tempo e dello spazio. Quindi quello che facciamo fantasticando è creare divinità. Ovvio, no?

– So che la tua bicicletta si chiama cigno nero.

– Esatto. La Paris Pinarello. Sai come la immagino?

– No.

– Il telaio lo associo al cervo, per imponenza e grazia. Il manubrio alle corna dello stambecco. La sella al becco d’aquila. Le ruote a fette d’arancia. La catena unisce questi animali della montagna, grandi scalatori perbacco.

Arturo si alza e mi saluta. Se ne va non so dove. Lo guardo e ho un sussulto.

– Arturo, stasera alla Stua di Michil c’è il Cannibale. Te lo hanno detto?

Lo chef si gira e mi guarda con ghigno satanico.

– Lo so vecchio mio. A Eddy gli rifilo Miss Piggy, un filetto di maiale rosa come le maglie che indossava una volta. Anzi, che divorava. Vedrai come si commuove il mostro.

Arturo svanisce. Si dissolve come un’emozione che naviga su mappe stellari disegnate con la trama di parole prive di senso. Arturo, seppur così giovane, mi sembra un collezionista di oggetti antichi, un falsario di cornici antiche, un amante dei tempi antichi. Le belle persone non invecchiano, diventano antiche.

3_continua (leggi qui la prima e la seconda parte).

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