Alfredo Binda

Alfredo Binda

Mancava solo di vederlo in bicicletta, Mussolini, e quei Mondiali sarebbero stati la celebrazione totale del regime. Roma, 1932, il primo Campionato del mondo per professionisti organizzato in Italia. Il circuito era disegnato a Rocca di Papa, su percorso abbastanza impegnativo, di 206 chilometri. Corsa in linea, ritorno alla prima versione del Mondiale, poiché l’anno prima, a Copenaghen, era stato disputato solo a cronometro: vinse, Learco Guerra, ma l’interesse e lo spettacolo di una cronometro non erano pari a una corsa in linea.

BINDA BERTONI

Remo Bertoni, il fido gregario di Binda, pilota il capitano sullo strappo di Rocca di Papa

A Roma, l’Italia partiva con grandissime ambizioni e col dovere di fare assolutamente il meglio: ovviamente, anche per il regime. La partenza venne data alle 10 del mattino di domenica 31 agosto. Lungo il tracciato furono installati molti altoparlanti, attraverso i quali veniva trasmessa la cronaca di gara alternata a un po’ di propaganda.

Al via, solo 21 atleti: al traguardo finiranno in 17 e tutti piuttosto staccati e sfilati, a causa del caldo, di un percorso impegnativo e del ritmo degli italiani. Molto atteso Learco Guerra, campione uscente, ma Alfredo Binda poteva schierare il fido gregario Remo Bertoni.

Fu proprio Bertoni ad andare in fuga per primo: nel frattempo, Learco Guerra si rese conto, ma già lo temeva, che il percorso era troppo duro per le sue caratteristiche. Il mantovano andò in crisi nera nei pressi di Frascati, mentre Binda era in difficoltà per problemi ai freni. A quel punto, lo svizzero August Erne cercò di sorprendere gli italiani. Una progressione micidiale dello svizzero, mise in difficoltà tutto il gruppo, ma il belga Haemerlynck il lussemburghese Frantz con Binda e Bertoni riuscirno a riaggiungerlo, seppur a fatica.
I cinque fuggitivi affrontarono la salita decisiva, a Rocca di Papa: e fu Bertoni a pilotare Binda. Con i due italiani al comando, una macchina nera apparve alle loro spalle: si vociferava che fosse il duce in persona, che voleva scortare i due italiani verso il trionfo.

Giuseppe Martano vinse tra i dilettanti e completò il trionfo degli italiani a Roma

Giuseppe Martano vinse tra i dilettanti e completò il trionfo degli italiani a Roma

Alfredo Binda vinse, grazie anche al sacrifico di Bertoni: una splendida azione con gli stranieri lontani. A loro andò il terzo posto con Nicolas Frantz.

A Roma, l’apoteosi. Il successo di Binda seguiva il trionfo, tra i dilettanti, di Giuseppe Martano. Il popolo italiano era in visibilio, Roma in festa, il duce soddisfatto.

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