Octave Dayen vinse in volata il Mondiale dilettanti che si concluse a Leini, in Piemonte

Octave Dayen vinse in volata il Mondiale dilettanti che si concluse a Leini, in Piemonte

Octave Dayen, francese, raccolse successi soprattutto in pista

Octave Dayen, francese, raccolse successi soprattutto in pista

Tempo di Mondiali e la stanza dei ricordi rispolvera storie iridate. Quando si disputò il primo Campionato del mondo di ciclismo, in Italia? A spulciare l’albo d’oro e le statistiche emerge un “Milano, 1926”.

In realtà quel primo Campionato del mondo era per dilettanti! La prima sfida iridata dei professionisti si corse nel 1927 al Nürburgring, quando gli italiani trionfarono con la storica tripletta Binda, Girardengo, Piemontesi.

1926: primo Mondiale in Italia, per soli dilettanti, invece. Sede logistica era Milano, sì, ma la corsa si disputò tra Piemonte e Lombardia. La partenza era da Torino e quel tracciato di 183 km, puntava a Est, facendo rotta su Gallarate (allora in provincia di Milanbo, poiché la provincia di Varese venne istituita nel 1927), per risalire lungo il Sempione, fino ad Arona (sul Lago Maggiore) per poi ripiegare verso Biella, passo della Serra, Ivrea. Il traguardo era posto a Leini.

Per quel che riguarda la cronaca, ci fu soltanto la fuga dell’inglese Southall  in coppia con il francese Brossy che in prossimità del passo della Serra sferrarono un attacco. Ma l’italiano Grandi, lungo lo stradone che portava a Ivrea, organizzò un inseguimento tirando il gruppo quasi esclusivamente da solo.
Nella volata conclusiva, dopo 5 ore e 27 minuti di corsa si impone di forza il francese Octave Dayen: al secondo posto il connazionale Jules Marviel e, come diranno i giornali dell’epoca, “a mezza ruota conquista il bronzo il torinese Pierre Polano.”
 Allegro Grandi che tanto si prodigò per neutralizzare la fuga, si classificò al quinto posto, mentre il terzo atleta italiano in gara, Renato Zanone, arrivò quattordicesimo.

Pierre Polano, il primo italiano di quel Mondiale, si classificò terzo

Pierre Polano, il primo italiano di quel Mondiale, si classificò terzo

L’edizione del 26 non fu seguita molto dalla stampa e non fu nemmeno celebrata dalla propaganda fascista, anche perché i dilettanti non richiamavano molta gente per le strade e le attenzioni del mondo ciclistico erano spostate su altri atleti, del calibro di Piemontesi, Binda, Brunero. Il Mondiale di Leini, per questa ragione, finì per passare come una manifestazione marginale nel regime, tanto più che vinsero i francesi.

Ben altra enfasi, ricevette il Mondiale 1932, a Roma: nella capitale, con i professionisti, i grandi campioni celebrati dalla dittatura. Ma questa è un’altra storia…

(continua)

In Italia, la stampa parlò pochissimo dell'evento, mentre in Francia fu ben celebrato

In Italia, la stampa parlò pochissimo dell’evento, mentre in Francia fu ben celebrato

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