Una recente pubblicità del Blackberry utilizza la bici per comunicare il messaggio di una "connessione innovativa"

Una recente pubblicità del Blackberry utilizza la bici per comunicare il messaggio di una “connessione innovativa”

La bici tira, la bici funziona, la bici è di moda. Ma la bici, in Italia, vende? Le aziende avvertono questa opportunità importante? L’Italia può davvero cambiare vita e diventare cycle style?

Il salone, la fiera delle biciclette: in Italia ne è rimasta una sola e si sta per aprire a Padova. Expobici, dal 21 al 23 settembre. Sarà un appuntamento importante per le aziende, con la partecipazione delle principali realtà economiche del settore. La bici made in Italy la farà da padrone: una tradizione prestigiosa, quella della bici italiana, che in parte sta pagando il prezzo della globalizzazione. Ora, però, si confronta con una realtà, per molti aspetti molto favorevole.

Smart, del gruppo Daimler, ha recentemente donato una bici elettrica al Papa

Smart, del gruppo Daimler, ha recentemente donato una bici elettrica al Papa

«La moda della bici è un fenomeno che si avverte subito, anche soltanto guardando la tivù o sfogliando le principali riviste americane: la metà, circa, delle pubblicità americane, sia per promuovere nuove auto, telefonini, cereali o altro, utilizza l’immagine di una o più persone in bicicletta». In America, hanno un dato impressionante: lo ha reso noto Tim Blumenthal, un giornalista nonché presidente dell’associazione People for bikes: in Italia non c’è un numero preciso, ma la tendenza è molto simile.

Il sindaco di Roma pedala davanti ai fotografi: i politici ciclisti si diffondono sempre più

Il sindaco di Roma pedala davanti ai fotografi: i politici ciclisti si diffondono sempre più

La bici è di moda: che significa? Vuol dire che la sua immagine positiva, legata al benessere e alla qualità della vita sta ispirando anche le menti più creative della comunicazione. «Confermo la tendenza – dice Piero Nigrelli, di Confindustria Ancma, l’associazione di categoria del mondo delle due ruote -. La salute, il benessere, il fascino, la bellezza sono messaggi che i professionisti della comunicazione associano sempre di più a un uomo, o più spesso una donna, che pedala. Dalla telefonia, all’abbigliamento, il messaggio pubblicitario passa sempre più spesso attraverso qualcuno che in bicicletta».  Persino l’olio Cuore ha smesso di saltare le staccionate e, per le sua pubblicità, sceglie quattro giovani, ragazzi e ragazze, in bicicletta. I creativi e la pubblicità, un mondo attentissimo all’immaginario della gente, abituati a fotografare le dinamiche attuali meglio di chiunque altro: la moda della bici passa attraverso il loro modo di comunicare. Per fare arrivare alla gente il messaggio più accattivante possibile: come note aziende della telefonia… «C’è, per esempio, un famoso marchio, Blackberry che, per far passare il messaggio della “connessione innovativa” sceglie di usare la bici, una bici che aggrega altre bici», aggiunge Nigrelli. Per non parlare, poi, degli stilisti che associano sempre di più l’eleganza a una bici fashion. E i politici? In concreto, magari, faranno poco, ma almeno davanti ai fotografi pedalano. Il politico va in bici e sceglie di mostrarlo al pubblico: vuol dire che ha ben capito che quell’immagine è garanzia di consenso, consenso addirittura bipartisan.

Un noto marchio italiano della telefonia e il suo spot in una boutique di biciclette

Un noto marchio italiano della telefonia e il suo spot in una boutique di biciclette

Il terreno è fertile, se un produttore di auto tedesco decide di regalare al Papa, non una berlina quattro ruote, bensì una bici elettrica (è il caso della bici Smart regalata a papa Francesco): «La moda è un fenomeno che non è eterno – avverte Piero Nigrelli -, durerà ancora uno o due anni e poi i creativi si orienteranno, probabilmente, verso altre idee. Ora la bici è il top: ed è una grande opportunità da sfruttare».

I produttori di biciclette italiani (e non solo quelli) sono consapevoli del momento d’oro della bici? Cosa si sta facendo per trasformare una moda in una vera rivoluzione delle abitudini di vita degli italiani? Non è un appello, scontato, alle istituzioni e alla politica, questo, bensì un invito, un’esortazione accorata rivolta al mondo economico. A un settore che, fino a oggi, ha guardato sempre e soltanto al proprio orticello, ha alimentato una competizione su tecnologie sempre più costose e su un settore, quello delle bici da corsa, sottovalutando la grossa fetta del mercato futuro. Il grande pubblico, la gente comune, le famiglie si stanno innamorando della bicicletta: sfruttiamo questa opportunità, amici produttori italiani! Sveglia, il tempo è crudele, cogliamo l’attimo!

In Gran Bretagna la bici è un'immagine che funziona pure per pubblicizzare i preservativi

In Giappone la bici è un’immagine che funziona pure per pubblicizzare i preservativi

L’incapacità cronica di fare lobby è sempre stato uno dei grossi limiti dell’industria ciclistica italiana: i grandi marchi, i nomi prestigiosi del made in Italy nel mondo, faticano a unirsi sulle cause comuni. C’è un pubblico da conquistare e non è quello sempre più sofisticato ed esasperato, non è quello che vuole il carbonio sempre più leggero e costoso: tuttavia, magari un giorno potrebbe volerlo. Ora, c’è una cultura ciclistica da sostenere: cultura che non può essere di parte, ma super partes. La bici che parla al manager d’azienda, come allo studente, al nostalgico come al panettiere che usa la bici per le consegne, anziché prendere il motorino o l’auto. Per passare dalla moda a una rivoluzione vera, a pedali.

Una celebre pubblicità del passato, un aperitivo e una ciclista molto avvenente

Una celebre pubblicità del passato, un aperitivo da raggiungere da una ciclista molto avvenente

“Cycling culture”: quella che sta dilagando nel mondo anglosassone con risultati, almeno in Gran Bretagna, molto interessanti. Cycling culture, cultura ciclistica, quella che dovrebbe unire tutti i soggetti del mondo economico della bicicletta.

La bici made in Italy, una tradizione antica, che è sinonimo di prestigio nel mondo, fatica a parlare al grande pubblico di casa propria. E ora è a un bivio: cogliere la grande opportunità del momento favorevole, oppure sparire inghiottita dalla globalizzazione, cancellata dai marchi taiwanesi che hanno il polso vero del mercato.

Merendine anni Settanta: da pubblicizzare con le bici

Merendine anni Settanta: da pubblicizzare con le bici

La bici piace, ora che aspettiamo? Fare lobby, con tutti i soggetti. Media compresi: tutti i quotidiani parlano di bici e oggi dal web arrivano grandi stimoli, input e segnali importanti che il resto del mondo intercetta, mentre la gran parte dei produttori italiani ancora non capisce. Penso al fenomeno #salvaiciclisti, ai blogger che hanno saputo parlare proprio al nuovo pubblico della bici, a ragazzi giovani e dinamici di cui parlo volentieri e non considero per nulla concorrenti (per esempio www.bikeitalia.it).

Belen Rodriguez, il sex symbol più cliccato del web italiano, si fa spesso fotografare in bici

Belen Rodriguez, il sex symbol più cliccato del web italiano, si fa spesso fotografare in bici

I media e le piccole logiche di cortile, la lotta per la michetta pubblicitaria che rende miopi. Vecchie logiche ormai superate dalla realtà. Riviste di settore che pesano le notizie con la bilancia delle inserzioni pubblicitarie, concorrenza spietata sul tozzo di pane: ragionare in piccolo sarà una questione di sopravvivenza, ma per fortuna il mondo là fuori sta cambiando. E poi ci siamo anche noi, Cycle! e cyclemagazine.eu, gli ultimi arrivati, con una visione che forse destabilizza qualcuno: fare rete, allargare gli orizzonti, guardare oltre la catena e il pignone. La cultura ciclistica non può ridursi a piccole logiche di bottega.

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