Paolo Bettini in un celebre disegno di Horst Brozy

Paolo Bettini in un celebre disegno di Horst Brozy

Foto di Guido Rubino

Foto di Guido Rubino

Di Lorenzo Franzetti

Cuore toscano, pane e ciclismo: Paolo Bettini respira ciclismo da sempre, con la sua bicicletta ha macinato svariate migliaia di chilometri, anche ora che non fa più il corridore. Una storia, la sua, cominciata pedalando su e giù da un poggio con gli ulivi. A sfiorare paesi ricchi di storia, mura rosse che hanno visto passare milioni di cavalieri, dapprima su destrieri in carne e ossa. Ora, su quelli in carbonio, a pedali: «La mia Toscana l’ho pedalata proprio tutta, in lungo e in largo: la bici, qui nella mia terra, ha da sempre un significato speciale, una passione profonda e antica».

Toscana e ciclismo, una terra pensata per ispirare pittori, poeti e ciclisti: Bettini si è ispirato tra cielo e crete… «Tra il monte Serra e il San Baronto, due veri santuari del ciclismo. E sul San Baronto, quest’anno ci passa pure il Mondiale».

Il Mondiale, una festa solenne per il mondo del pedale, è la corsa unica, dal sapore particolare. Bettini lo sa bene, ora che si ritrova un la corsa iridata sulle sue strade. Un’emozione che avrebbe voluto vivere da corridore e che ora gli toccherà da commissario tecnico: «Difficile spiegare cosa vuol dire per me, un Mondiale in casa… Sulle strade che in ogni età ho percorso migliaia di volte. Sento una grande responsabilità, ora che guido la Nazionale: una responsabilità diversa dagli altri Mondiali, perché a livello di affetto e di emozioni sto per vivere giorni straordinari, di grande intensità. A livello giovanile, fino a quando sono passato professionista, io ho corso e mi sono allenato sempre qui, non sono mai stato internazionale: totalmente toscano, anche a livello ciclistico. E il giorno della corsa, il difficile sarà rimanere freddi, razionali: cercherò di non farmi prendere troppo dall’emozione, farò in modo di guardare poco fuori dal finestrino dell’ammiraglia, perché so già che su tre facce che vedrò, almeno due saranno di persone che conosco e posso immaginare cosa accadrà, quali emozioni sentirò. Anche perché il mio pensiero andrà a Franco Ballerini, è inevitabile. E poi questo è un Mondiale che si corre sulle strade di Alfredo Martini, tutt’intorno a casa sua, quasi. Come si fa a non sentire la responsabilità, in questo contesto?».

Il Mondiale di Alfredo Martini, il riconoscimento solenne al ciclismo toscano che, tuttavia, con il campionato del mondo ha avuto sempre un rapporto controverso. Anche Bettini ha imprecato parecchio, in carriera, prima di domare questa corsa e vincerla per ben due volte: «Ho vinto il Mondiale quando ormai ero quasi rassegnato. Ne avevo persi alcuni, mi stavo convincendo che non fosse la corsa adatta a me. E, invece, a Salisburgo arrivò il trionfo, così come l’anno dopo a Stoccarda: insomma, mi era sfuggita diverse volte, la maglia iridata, ma poi è arrivata. Una corsa strana, questa, sognata e desiderata da tutti, ma non tutti i grandi campioni sono riusciti a vincerla: penso a Gino Bartali e a Fiorenzo Magni. E, nei miei anni, Michele Bartoli: era un corridore perfetto per questo tipo di gare, eppure non riuscì mai a centrare il successo».

bettiniUn percorso impegnativo, quello di Firenze: il tracciato iridato, come al solito, suscita un dibattito acceso e tanti confronti, spesso vivaci… «Io lo considero sul livello di Lugano ’96, con due salite e poco spazio per respirare. Sarà un percorso duro, per corridori spregiudicati, ma soprattutto con una grande condizione: per questo motivo, credo che gli atleti che usciranno dalla Vuelta avranno la gamba migliore per questo tipo di corsa. Purtroppo, a livello di calendario abbiamo qualche problema: chi non ha programmato di correre la Vuelta, ha davvero poche gare per preparare il Mondiale. Una volta, il calendario italiano era pieno zeppo di corse, Io mi ricordo che facevo la valigia ad agosto e mi rivedevano a casa dopo molte settimane. Oggi, purtroppo, il calendario è misero e questo purtroppo avrà il suo peso sulla condizione per il Mondiale. Atleti che non hanno fatto la Vuelta mi chiamano e mi assicurano di avere una grande gamba, ma io quest’anno, in Italia e in Toscana, ho bisogno di garanzie totali, di certezze quasi assolute: e tutti gli italiani che stanno correndo la Vuelta hanno una condizione atletica importante… La mia Nazionale uscirà dalla Spagna».

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Primo anno da pro per un Bettini giovanissimo (1997)

Primo anno da pro per un Bettini giovanissimo (1997)

Bel percorso che, per volere dell’Unione ciclistica internazionale, anche quest’anno prevede un tratto in linea: «Partenza da Lucca e un bel tratto in linea che, almeno in Italia, ha un senso anche dal punto di vista tecnico. Non come in Australia, per esempio, quando si fecero cento chilometri di pianura in mezzo alle praterie… Il tratto in linea risponde a esigenze organizzative: purtroppo, i costi per mettere in piedi un Mondiale sono elevati e la possibilità di allargare il bacino di comuni e province che possono contribuire è un aspetto importante. Io, tuttavia, resto innamorato della vecchia formula: per me il Mondiale deve  corrersi in uno stadio, ovvero in un circuito chiuso, davanti a tanta gente per tutta la giornata».

Alfredo Martini (Foto di Nicola Ianuale)

Alfredo Martini (Foto di Nicola Ianuale)

Il Campionato del mondo resta un’anomalia perché è l’unica corsa in cui si paga un biglietto d’ingresso al circuito… «E non sono per niente contrario. Il ciclismo è uno sport gratuito da sempre, ma in una gara come il Mondiale, uno spettacolo splendido… ma anche in altre gare, sulle grandi montagne, nelle tappe epiche… Io credo che, anche simbolicamente, chiedere anche solo un euro a ogni spettatore sia un atto di rispetto nei confronti dei corridori che onorano alla grande questo sport. Firenze sarà un grande stadio del ciclismo».

Una corsa difficilissima da interpretare, da sempre…«Contano l’esperienza e le gambe sulle grandi distanze. Noi, oggi, abbiamo perso il senso della parola gregario, gregario come apprendista: io sono cresciuto così, imparando all’ombra di un corridore più esperto e maturo, senza pressioni nei primi anni. Oggi, invece, ci sono tante aspettative anche per atleti giovanissimi: assistiamo a un abbassamento dell’età che prima non c’era.  Si pretendono già risultati da corridori di ventidue o ventitré anni, ma di Saronni ce n’era uno, di Sagan pure… Il Mondiale è una corsa che richiede maturità e pazienza».

Pillole di saggezza per un Bettini che cerca di nascondere la tensione emotiva che già sale, per il suo Mondiale in casa… Ancora una volta, gli insegnamenti del grande vecchio, Alfredo Martini, saranno fondamentali: «Devo moltissimo a lui e questo è il suo Mondiale, voglio onorarlo al meglio con una grande squadra. Ricordo ancora la prima volta che mi parlò: eravamo entrambi invitati a una premiazione, a Tirrenia. Io ero giovanissimo, era il 1996 e stavo per passare professionista con Giancarlo Ferretti: Alfredo mi disse cose, già allora, che pochi mesi dopo mi furono preziosissime. Un’amicizia nata così, quando lo incontrai con la mia famiglia ed ero persino emozionato. Prima l’avevo già visto tante volte, perché Martini non è uno che la domenica se ne resta a casa. Lui da sempre va a respirare ciclismo, anche alle gare giovanili della zona. Ma quella volta, lo conobbi davvero: un giorno indimenticabile».

Come indimenticabile sarà la domenica iridata in Toscana. Comunque vada.

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