Eccomi al convegno "pro automobilisti" a parlare del mio "Compratevi una bicicletta"

Eccomi al convegno “pro automobilisti” a parlare del mio “Compratevi una bicicletta”

missione-mobilita-milano-16-settembre-2013-74Missione Mobilità, il convegno che ogni anno ha il difficile compito di risollevare le sorti dell’automotive, mi ha chiamato a partecipare all’ultima edizione milanese come “provocatore”. Dopo aver scritto un libro sulla bici che parla piuttosto di automobili, mi è sembrato quantomeno stimolante avere finalmente la platea contro, composta com’è da esponenti di punta del mondo a quattro ruote. L’obiettivo del convegno è sollecitare la ripresa di una produzione e un fatturato degni di questo nome, su tutta la filiera. Le istituzioni, rappresentate da Luigi Casero, viceministro dell’economia e Daniele Capezzone, presidente della commissione finanze della Camera, sono state invitate per avere ragione del disinteresse (?) del governo al settore automobilistico, a fronte della crisi attuale.

Il mio intervento è stato inserito nella sezione dedicata alle idee “per rilanciare immagine e passione”, cioè alla comunicazione, dove ho portato il caso di “Italia land of quattro”, che avrete letto su questo blog, con in più alcuni succosi aggiornamenti. Tutto bene, un po’ di stress, ma in fondo mi sono divertito. Provo a fare una breve cronaca per frammenti dei momenti più significativi della giornata.

La sala si riempie sempre più velocemente. C’è la Confindustria, Il comune di Milano, di Torino, l’associazione dei concessionari, i noleggiatori, Vittorio Feltri, Klaus Davi, la 1000Miglia, Ferrari magazine, l’ANCI, analisti di istituti statistici, eccetera, oltre all’Associazione per la Mobilità Equa e Responsabile (sic) che promuove l’iniziativa. “Ridiamo voce al sentimento di passione che i motori hanno sempre esercitato” c’è scritto su un banner ai lati del palco. Prendo posto in sala tirandomi dietro la bici pieghevole tra gli sguardi sardonici dei presenti.

Le richieste che l’Amoer fa per rilanciare il settore sono essenzialmente: l’abbassamento dei limiti di velocità in autostrada, l’eliminazione del superbollo sulle auto di lusso, la deduzione fiscale delle spese relative all’auto, la detassazione dei carburanti. Ci sono poche strade, pochi parcheggi, bisogna fare autostrade sotto le città. Mi viene in mente che nei convegni di fazione per così dire opposta (ad es.: il prossimo CityTech) vanno di moda soluzioni che passano per aria, come le funivie urbane. Non capisco perché non sia conveniente semplicemente passare in strada e all’aperto, ma qualcosa evidentemente mi sfugge.

La sala del convegno e la "missione" degli organizzatori

La sala del convegno e la “missione” degli organizzatori

Le altre idee per far scorrere il traffico sono rimuovere i dissuasori ed ogni altra infrastruttura per la moderazione del traffico. Anche perché i dossi, se non li vedi, ti rompono i semiassi. Compresi quelli delle ambulanze. Per questo a Padova sarà proposta una legge di iniziativa popolare. Per Milano l’UNRAE propone, per abbattere il PM10, di lavare tutte le notti le strade. Lavare le strade per abbattere il PM10 è un po’ come far passare le auto sotto le città: alzare il tappeto e scoparci sotto la spazzatura. La colpa del PM10, manco a dirlo, è dei  riscaldamenti delle case. Però quello va bene.

La temperatura in sala è perfetta, mentre fuori splende un bel sole. Il signore gentile che ha caricato sul computer la mia presentazione manda sullo schermo molte immagini a commento. Arriva il mio turno, proiettano il book trailer del mio libro per introdurre il mio intervento. Il video piace, sento ridacchiare. Sono subito dipinto come “anti-SUV”, e mi becco Feltri che afferma di avere due SUV, uno per sé e uno per la moglie ed è ben contento, perché con il SUV si sente libero. Klaus Davi ha il dubbio che le strategie dei convenuti non serviranno per smuovere i politici. Lui lo sa perché cura le campagne e l’immagine dei parlamentari. Arriva un dato: la filiera dell’auto pesa più di quattro volte rispetto al settore produttivo. In questo momento di crisi vanno bene solo le officine e i ricambi.

Arrivano i “giovani”, ovvero le nuove leve dell’Amoer. Il futuro di questa battaglia è loro, e dopo averli osservati mi sento tranquillo. Secondo me non sono troppo convinti del futuro dell’auto. Le loro qualifiche comprendono almeno due parole in inglese. Aldo riconosce come uno dei limiti alla motorizzazione giovanile sia la costante esigenza di connettività, ed in macchina non puoi certo star lì sempre a toccare lo schermo. Quindi aumentare la connettività nelle auto servirebbe. Francesca ha capito che il punto sta nel poter scegliere il veicolo alla bisogna, senza passare necessariamente per il suo possesso. Tutte le reti di trasporto possono fare sistema mediante una carta ricaricabile. Ottimo servizio, buon business. Una boccata d’ossigeno.

Il direttore del museo Ferrari di Maranello ce l’ha ovviamente con la tassa sulle auto di lusso, quella che ha colpito le supercar. Ma se uno paga per una supercar non credo si possa fare dei problemi a pagare anche la tassa. Solo che se ci metti anche il superbollo poi quelli più sfigati  non si ammazzano più di rate. Il direttore propone quindi un astuto modello di promozione delle supercar. Visto che l’Italia è il paese dell’arte e delle città storiche, nelle piazze più belle ci dovrebbero essere sempre delle Ferrari esposte, ma mica quelle vecchie del museo: i nuovi modelli. Le Ferrari sono opere d’arte, quindi vanno parcheggiate bene in vista. Per fortuna il pubblico protesta anche abbastanza vivamente. C’è un limite. Stuzzicato dal moderatore, Feltri rincara dicendo che lui le Ferrari le metterebbe anche sul Duomo di Milano. Klaus Davi si avventa sul palco a spiegare che i giornalisti poi ‘sta cosa la scrivono, evocando il fantasma di Tafazzi. Mi viene un leggero tic alla palpebra.

E si arriva alla politica. Capezzone dà del razzista a chi discriminerebbe i SUV, mentre Casero, il viceministro all’economia, fa un intervento molto equilibrato a proposito del clima  da recuperare a favore del settore automobilistico piuttosto che fare richieste fuori agenda, facendo giusto un richiamino alle gatte che il suo dicastero ha da pelare. A quel punto alzo il ditino anch’io, chiedendo al viceministro che a proposito di leggi ci sarebbe da tenere a mente che se un ciclista ha un incidente mentre va al lavoro l’INAIL fa orecchie da mercante, a meno che non dimostri che la bicicletta era l’unico mezzo conveniente. Il viceministro non lo sapeva, la platea nemmeno. Anche il moderatore spende parole a favore della cosa. Il viceministro ha preso a cuore la cosa. Mi ha anche fatto ritelefonare dalla sua segreteria, speriamo bene.

Arriva poi il momento dell’auto elettrica, nuovo faro planetario della barcollante industria automobilistica. BMW ha creato un brand apposito e proietta il solito video strafico con un’astronave (nera, manco a dirlo) a quattro ruote, ma non dice il prezzo. È evidentemente una supercar. Ecco trovato il modo di aggirare il superbollo. Il refrain è sulla sostenibilità: nella produzione, nell’esercizio, nello smaltimento. Mi stupisce come ancora nessun genio del marketing abbia chiamato un’auto, non so, Sostenia. Mi sono fatto la Sostenia, adesso sono green. Anche Bosch fa vedere il suo video, un modello di infrastruttura per la ricarica di chiaro posizionamento aziendale. Bertone (finalmente qualcuno dice qualcosa di italiano) punta invece su un modello di automobile elettrica che non imiti le auto normali, diversa, identitaria, legata al traffico aziendale, anziché l’ennesimo modello, pur essendo elettrico, dedicato al mercato privato di cui prima di tutto il mercato non ancora sa bene cosa farsene. E giù a snocciolare tecnologie con le quali le macchine si parlano, comunicano, etc.

Un giornalista del settore sbotta. Non è che la disaffezione dei giovani nei confronti dell’auto sia reale, non è vera questa cosa che è meglio il tablet della patente: per chiamare la ragazza il telefonino con i social network ci sta, ma poi se la devi portare fuori la macchina ci vuole. Gli automobilisti sono milioni, è possibile che non contino nulla? Eh, chiediti perché. Maran, l’assessore ai trasporti e alla mobilità del comune di Milano, spezza infine una lancia a favore di quelli che escono con la ragazza anche senza automobile. Tutti gli chiedono di multare i ciclisti, che vanno sui marciapiedi, sono aggressivi, spaventano le vecchiette, etc. Lui tiene botta.

Esco alle 17,30 un po’ frastornato. Apro la pieghevole e pedalo via dalla sede ACI di corso Venezia dove ho trascorso la giornata. È il centro di Milano, c’è una bella luce, una brezza leggera. Nei due sensi, auto e moto aprono bene tutte le marce, facendo un rumore da circuito. La colonnina contaciclisti installata dal comune rileva il mio passaggio sulla ciclabile. Al semaforo un automobilista su un grosso fuoristrada tira giù il finestrino e mi chiama con un colpo di claxon.

–        Ciao, bella la tua bicicletta, quanto costa?

Dico il prezzo.

–        Caspita! Troppo cara, grazie!

–        Quanto costa invece quella lì?

Dice il prezzo senza pensare, poi abbassa gli occhi. Il semaforo si fa verde.

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