Foto team Europcar

Foto team Europcar

Di Lorenzo Franzetti

Il treno corre sul ponte di ferro, sembra viaggiare nel cielo: e, invece, ha appena attraversato un pezzetto di Canada, che già si colora d’autunno. Cap Rouge, capolinea: scende un ragazzo fiero di sé, felice. Si chiama David Veilleux, corridore professionista fino a domenica prossima: da lunedì, futuro ingegnere meccanico.

Veilleux in maglia gialla, vincitore della prima tappa del Giro del Delfinato

Veilleux in maglia gialla, vincitore della prima tappa del Giro del Delfinato

I traguardi nello sport e quelli nella vita: ognuno li crea e li pone in cima alle vette che preferisce. Pochi hanno la forza di non rimanere schiavi di questi traguardi, schiavi ossessionati: meglio la libertà che ti fa pensare, la libertà che ti dà la fortuna di non smarrire i pensieri profondi, di dare un senso alla vita.

David Veilleux, 26 anni, di professione ciclista canadese, ha lasciato i colleghi a bocca aperta, ha fatto sgranare gli occhi a molti, a cominciare dal suo direttore sportivo: ma ha salvato la sua libertà, per dare alla propria vita la rotta che preferisce.

A suo modo un pioniere, David, che dal Quebec è arrivato fino ai Campi Elisi, al Tour de France: dalle sua parti o si gioca a hockey o si va a pesca. La bici è un’eccezione: lui l’ha usata per grandi sfide e ora è tornato a casa con traguardi ancora più in alto: in una lettera ha annunciato che, dopo  appena tre anni da professionista, nella sua stagione più bella, è giunto il momento per diventare ingegnere meccanico.

“Ho raggiunto i miei obiettivi sportivi  e ora è il momento per me di perseguire altri miei traguardi personali. Sarà bello per i prossimi anni, passare più tempo con chi mi vuole bene. E magari mettere su famiglia».

Domenica, in Quebec, il World tour farà tappa in Canada: David Veilleux correrà la sua ultima gara prima di tornare sui libri. Il futuro è da ingegnere, la bicicletta rimarrà uno strumento di libertà totale.

«Nel corso degli anni ho viaggiato per il mondo, ho conosciuto tanti paesi. Sono orgoglioso di quello che ho compiuto e ben consapevole di quanta fortuna ho avuto».

Il ponte della ferrovia di Cap Rouge, il villaggio di David Veilleux

Il ponte della ferrovia di Cap Rouge, il villaggio di David Veilleux

La prima vittoria importante, lo scorso anno, alla Tre Valli Varesine, nel pieno dell’estate italiana, davanti a un pubblico e a giornalisti che si chiedevano: «Chi cavolo è questo canadese?» Veilleux era semplicemente un ragazzo con molta strada sotto i palmer e un percorso ben preciso in mente: pochi mesi fa, la vittoria più bella, al Giro del Delfinato, con un’impresa solitaria da grande campione.E poi il Tour, il sogno di David…

«Ho partecipato alle corse “monumento” del ciclismo, quelle che mi hanno fatto sognare in gioventù: la Milano-Sanremo, la Parigi-Roubaix, il Giro delle Fiandre, il Mondiale. E per coronare il tutto, ho realizzato il mio più grande sogno: quello di partecipare e di portare a termine il Tour de France».

Ora la vita punta più in alto, David è tornato a casa pieno d’orgoglio, padrone del suo destino: «La mia passione per la bicicletta rimarrà sempre. Pedalerò a casa, magari cercando di trasmettere la mia esperienza ai giovani della mia regione».

David Veilleux, quasi ingegnere e futuro padre di famiglia in Quebec, si prepara a incorniciare la sua maglietta verde del team Europcar. Per appenderla e mostrarla alla sua gente…«Voglio rimanere un buon esempio per tutti coloro che pensano di avere sogni irraggiungibile. Io, il mio sogno che sembrava impossibile l’ho realizzato: nulla è impossibile».

Questa non è soltanto la storia di un ciclista che sceglie di smettere di correre per proseguire gli studi, è una storia di libertà: piena e profonda. La storia di un uomo davanti alla sua bicicletta: David Veilleux, un esempio, ovvero ciò che da senso alla parola campione.

Buona fortuna, David.

 

 

 

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