Biciclette in via del Fosso,

Biciclette in via del Fosso,

di Gino Cervi, foto di Pepe Cervi

Lucca darà domattina la partenza al gran finale dei Campionati mondiali su strada, con la corsa in linea dei professionisti. Lo sanno tutti: Lucca è una città tra le più bike-friendly d’Italia. Piccola e raccolta dentro l’abbraccio delle mura rinascimentali, praticamente rimaste intatte, anche dopo l’illuminato adattamento dalla seconda metà dell’Ottocento a passeggiata pedonale, Lucca si offre al pedalatore ciclista con accoglienza, la stessa che mostrava ai pellegrini che lungo la via Francigena andavano verso Roma, e che spiega il suo straordinario proliferare di chiese.

 

Anche per chi in città non arriva sulle due ruote, infinite sono le possibilità di noleggiare una bicicletta. Il giro delle mura, che di buon passo si fa in una mezz’oretta, è una bella introduzione alla visione della forma d’insieme della città: chiese, campanili, torri e palazzi formano una quinta sempre diversa, a seconda della prospettiva circolare che si sussegue torno a torno.

Con un po’ di fantasia, piazza Mercato, sulle vestigia dell’antico anfiteatro romano, può sembrare un velodromo da sei giorni, il tempo giusto per gustarsi un soggiorno a Lucca e dintorni, con gite fuoriporta verso la valle del Serchio, o a Montecarlo, o verso il lago di Massaciuccoli e i luoghi di Giacomo Puccini, che a Lucca nacque nel 1858. Puccini, Turandot, Nessun dorma: vi ricordate che per anni la sigla del ciclismo alla Rai è stata proprio l’aria cantata da Luciano Pavarotti?

E visto che siamo scattati con l’immaginazione, vado a ruota libera. Che cos’è se non una ruota ipnotizzante quel misterioso labirinto inciso nella pietra su una colonna del portico antistante il duomo? E, pensateci bene, a chi se non a un santo francese, San Martino, che veniva da una città che si chiama Tours, poteva essere dedicata la cattedrale? A questo punto, entrateci dentro nella Cattedrale: il Volto Santo, il crocifisso ligneo medievale oggetto di una grandissima venerazione popolare, non vi ricorda, nell’espressione e nel gesto di estrema sofferenza il Pantani che taglia il traguardo?

 

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