Arrivo a sorpresa, Rui Costa:ci ha creduto anche quando sembrava impossibile

Arrivo a sorpresa, Rui Costa:ci ha creduto anche quando sembrava impossibile

Foto di Giovanni Bettini

Foto di Giovanni Bettini

Di Lorenzo Franzetti, da Firenze – Foto di Guido P. Rubino

L’acqua impregna le magliette di ogni corridore. Magliette fradicie d’acqua e sudore, acqua che rimane nelle ossa e intirizzisce, ma il primo raggio di sole illumina un sorriso e asciuga la fatica: il sorriso di un giovane portoghese, Rui Alberto Faria da Costa, meglio conosciuto col nome di Rui Costa, che a Firenze rievoca glorie calcistiche. Rui Costa campione del mondo, nel ciclismo e non del pallone. Il campione dell’acqua e di un raggio di sole, atteso tutta la giornata fino al momento in cui ha illuminato il suo volto, dopo il traguardo.

L’acqua e la gloria impregnano il ciclismo: uno sport bestiale che il destino lega sempre alla fatica immane. I gol capolavoro te li immagini in uno stadio illuminato e soleggiato, le imprese in bicicletta emergono dalle situazioni estreme, dalle giornate impossibili, dalle fatiche disumane. Oggi Firenze, con quei ciclisti stravolti, sembrava un girone dantesco, in cui un gruppo di forzati della strada sembrava soccombere dentro a uno scenario cupo e tenebroso.

GPR_0212L’acqua fonte di vita riporta sprazzi di gioia, quando il ciclismo diventa emozione unica, una sfida che fa palpitare il cuore di centomila persone aggrappate alle transenne, con la passione che è forti del freddo. La bicicletta è un simbolo di vita, proprio come l’acqua. Ha vinto la vita, oggi, a Firenze.

L’acqua è  madre della civiltà, quella che accorcia le distanze tra gli uomini e rende questo mondo migliore: un campione del mondo portoghese  è l’immagine di un ciclismo migliore, proprio perché costringe ad allargare gli orizzonti e a guardare oltre il solito ciclismo. Firenze, simbolo di civiltà, non erano meno bella, oggi, mentre i corridori fradici sfioravano i suoi tesori.

L’acqua è anche seminatrice di morte e angoscia, per Firenze, che non dimentica le sue tragedie: l’Arno era marrone come sempre, anche oggi, ma niente affatto crudele. Questa città è abituata a non temere la pioggia, perché ha saputo essere più forte. Nessun corridore teme la pioggia, proprio come i fiorentini sono abituati a rialzarsi sempre.

In tanti all'arrivo con maglie e pantaloncini strappati. La discesa ha fatto molte vittime

In tanti all’arrivo con maglie e pantaloncini strappati. La discesa ha fatto molte vittime

L’acqua è venuta giù dal cielo per quasi tutto il giorno, lo stesso cielo che ha evocato il pensiero, in tutto il giorno, per una persona che non c’è più e che è mancata a tutti gli azzurri, da Paolo Bettini, il commissario tecnico che esce sconfitto, a Vincenzo Nibali, generoso e indomabile, nonostante le cadute e gli spagnoli.

L’acqua lava le ferite di corpi tremanti: magliette strappate e macchiate di sangue, per molti corridori che hanno osato troppi sull’asfalto viscido. Danzare sull’acqua, con la bicicletta, è sempre un azzardo e i corridori lo sanno. Le loro ferite  prima o poi spariranno, il dolore  a qualcuno rimarrà, anche se affievolito dall’orgoglio. Luca Paolini, per esempio, lascia il Mondiale a testa alta, anche se la sua ultima corsa con la maglia azzurra è finita sull’asfalto di Firenze.

L’acqua si mischia alle lacrime sui volti dei corridori: il pianto di rabbia si consuma in silenzio, goccia a goccia, minuto dopo minuto, mentre la tensione per la sconfitta si stempera. Le lacrime di rabbia si confondono sui volti bagnati, ma gli occhi di Joaquin Rodriguez, dopo il traguardo, non tradiscono: «Il mio destino è quello di non vincere il Mondiale», si lascia sfuggire dopo essere stato battuto da Rui Costa. “C’è chi aspetta la pioggia, per non piangere da solo” cantava Fabrizio De André. Ma quella canzone ha un titolo che, nel ciclismo, è simbolo di una ferita aperta: “Il bombarolo”… E Rodriguez, su quel podio, non era il solo a voler piangere.

GPR_0143

L’acqua, tuttavia, benedice  un campione, un corridore che i super esperti non avevano previsto, ma lui ci ha creduto. Rui Costa ci ha creduto fino all’ultimo metro, si è ostinato anche quando la Spagna sembrava avere la corsa in pugno. Agua mole em pedra dura, tanto bate até que fura, si dice in portoghese: l’acqua e morbida sulla pietra dura, ma tanto batte che la scava. Congratulazioni a te, campione del mondo:  Rui Alberto Faria da Costa da Pòvoa de Varzim, come un glorioso navigatore.

 

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.