francigena14

testo e foto di Emma Catiri e Matteo Pietripaoli

“Se il viaggio è sinonimo di avventura, grande o piccola che sia, questa avventura la si può incontrare tralasciando le strade conosciute, i luoghi comuni, ma cercando nuovi percorsi visivi e nuove strategie di rappresentazione.” (Luigi Ghirri)

Con questa frase ci accoglie la mostra “Pensare per immagini” dedicata al maestro della fotografia contemporanea Luigi Ghirri al museo MAXXI di Roma, tappa finale del nostro peregrinare, e in un momento, all’unisono, rileggiamo in queste poche parole le ore di pedalate che abbiamo alle spalle e i tanti km percorsi nella nostra piccola grande avventura. Dopo uno sguardo d’intesa gli occhi scendono veloci ai sandali impolverati, ai polpacci stanchi, ai quadricipiti tagliati a metà dal sole e nascosti sotto l’unico paio di pantaloncini vagamente puliti rimasti sul fondo delle borse.

Altro sguardo d’intesa: è stato proprio così e sì, ne è valsa la pena. Terminata la visita ci godiamo la tranquillità estiva della capitale distesa sul fiume, che compie inarrestabile il suo continuo viaggio verso il mare. Siamo partiti 11 giorni prima da Milano con poche ore di sonno dovute alla preparazione all’ultimo minuto nella calda notte milanese e tanti chili di bagaglio – alcuni si riveleranno di troppo – dovuti alla preparazione della partenza all’ultimo minuto. Nei primi 10 minuti, appena fuori dalla porta di casa, tocchiamo la velocità massima in piano mai raggiunta per tutto il viaggio per raggiungere la Stazione Centrale e non perdere il treno. Per fortuna la prima domenica d’agosto, al mattino, la città è semideserta e possiamo tralasciare di porre la giusta attenzione ai semafori rossi. Missione compiuta: il regionale per Fidenza – con vagone per le bici, miracolo! – lascia pigramente Milano e noi ci facciamo passare il fiatone scrutando le facce assonnate degli altri passeggeri.

Giunti a destinazione compiamo in sequenza le operazioni base che caratterizzeranno le nostre giornate di pellegrini sulla Via Francigena: prendi la bici, carica la bici, sposta la bici, pedala, cerca le indicazioni, segui le indicazioni, pedala, ferma la bici, scendi dalla bici, scarica la bici, estrai la credenziale e mettiti alla caccia del timbro per assicurarti – chissà! – un santo in paradiso e – necessariamente – un posto per trascorrere la notte. Il sistema degli ospitali ci convince e lo sfrutteremo per tutto il viaggio, ritrovando in ogni posto lo specchio del territorio circostante: case cantoniere, conventi e monasteri, casette di legno tra gli ulivi, stanze arroccate in case di tufo, ostelli della gioventù. Grazie agli ospitali entriamo in contatto con volti e storie diverse, volti e storie di chi abita e cura i luoghi che attraversiamo, volti e storie di viandanti che vengono da lontano o che vanno molto, molto lontano. La dimensione della condivisione del medesimo itinerario con altri e allo stesso tempo la possibilità di creare un proprio viaggio personale, dettato da intimi desideri di scoperta e ritmi individuali, ci coinvolge e ci affascina.

francigena19

I primi giorni trascorrono tra l’Emilia, la Liguria e la Toscana, tra la monotona valle del Taro, l’impervio passo della Cisa, le lunghe discese nei boschi della Lunigiana punteggiata da paesini quasi dimenticati dalla storia, con l’occhio sempre vigile a riconoscere i segnali bianchi e rossi che tracciano la via. Impariamo a dosare le energie, ad ascoltare le necessità del corpo e ad accoglierne i primi dolori. L’incontro con la costa versiliana è devastante per il numero e la sregolatezza dei suoi turisti, ci salvano fortunatamente la città-museo di Pietrasanta e l’accoglienza serale, contadina ed ecologica.

francigena7

I giorni successivi si riempiono di alcune delle più belle città d’Italia e ci portano a pedalare per Lucca, eletta città più ciclabile del nostro viaggio, Siena proprio nel giorno del Palio, Viterbo ospitale e trasandata, Sutri misteriosa e sotterranea. Passiamo quasi senza accorgercene dalla bella e ordinata Toscana al Lazio trascurato ma accogliente, dai filari di viti, di ulivi, di cipressi, ai boschi di noccioli e di querce, dalle distese di crete ai campi di grano, dalle case in mattoni rotte dall’edera alle strade scavate nel tufo, dalle sterrate bianche e polverose in comune con l’eroica agli antichi selciati romani, dalla fiorentina accompagnata dal calice di rosso alle paste ripiene e al fritto prima della pizza. La dimensione del pellegrinaggio si carica di significati nuovi nella riscoperta delle travagliate terre italiane e di quella storia così antica e così recente che ogni giorno sentiamo entrarci nei piedi attraverso il moto continuo delle nostre due ruote.

francigena17

E alla fine arriva anche Roma: anelata, sudata, cercata, immaginata, conclusione di un viaggio e inizio di mille altri. Si arriva per partire, per sempre in bicicletta.

Prima di partire abbiamo preso in prestito in biblioteca una guida per poterla mettere costantemente in discussione e scoprire quell’ancora sconosciuto in un percorso millenario, abbiamo scelto di sfatare il mito che bisogna andare dall’altra parte del mondo per vedere cose nuove, ci siamo tolti gli occhiali dei viaggiatori superaccessoriati e abbiam cercato di calarci nel mondo del pellegrino, abbiamo rinunciato alla certezza di un viaggio programmato in ogni dettaglio per lasciarci stupire dall’imprevisto.

francigena24

Per gli amanti dei numeri: abbiamo percorso un totale di 700 km su 12 giorni di viaggio (di cui 40 girovagando per Roma), attraversato 4 regioni, traversato 9 fiumi, riempito un taccuino di appunti, visitato decine di chiese, “vinto” 1 palio insieme a 2 vecchi amici, dormito sotto milioni di stelle, bucato 3 ruote, rotto 1 cambio, consumato centinaia di litri d’acqua, toccato i 1041 metri di quota e i 59 km/h, evitato una salita mortale e affrontato innumerevoli sbagli di percorso, fatte 3 cadute e accumulato un migliaio di idee per i viaggi futuri.

[nggallery id=130]

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.