la filosofia va in bicicletta verdeok

di Gino Cervi

Ci fu un tempo, il Rinascimento, in cui Firenze veniva chiamata l’Atene d’Italia. In riva all’Arno, coccolati dalla signoria dei Medici, le più belle menti dell’epoca argomentavano sull’essere e sullo spirito come mille anni prima facevano Platone e Aristotele nella Grecia antica. Insomma, la filosofia stava di casa.

Che a Firenze stia di casa anche il ciclismo è in queste ore sotto gli occhi di tutti. I fiorentini, proprio grazie ai Mondiali, scoprono che chiudere il centro al traffico delle macchine sia poi un’idea tutt’altro che balzana, e che si può fare magari anche senza bisogno aspettare i prossimi Mondiali, guadagnandoci tutti in bellezza e salute.

Le biciclette, quindi, oggi a Firenze, ma anche altrove, sembrano indicare alle persone la strada della felicità e delle bellezza. Come fa da millenni la filosofia. Di questa cosa ne è talmente convinto il professor Walter Bernardi che, in tempi non sospetti, molto prima dei Mondiali, ci ha scritto un libro: La filosofia va in bicicletta. Socrate, Pantani e altre fughe (edicicloeditore, 176 pagine, 14,50 euro).

Chi è Walter Bernardi? Innanzitutto, manco a dirlo, è toscano, di Prato. E cosa fa nella vita il professor Bernardi? Irreprensibile accademico tutto cattedra e biblioteca, già preside della facoltà di Lettere e filosofia all’Università di Siena, a un certo punto della sua vita non ha più resistito all’ardente passione che covava in lui sotto la cenere fin dalla gioventù: a quarant’anni si è comprato una bicicletta da corsa e si è messo a pedalare.

einsteinE pedalando pedalando, su e giù per i colli di Prato e Pistoia, scorribandando tra Mugello e Lucchesia, tra il Chianti e la val d’Orcia, e poi sconfinando l’Appennino, per conquistare strade e cime via via sempre più lontane e affascinanti per un cultore della memoria del ciclismo storico come lui, quindi pedalando e pensando, pensando e pedalando da perfetto peripatetico a due ruote è giunto a questa conclusione: bicicletta e filosofia corrono fianco a fianco. Come già del resto aveva intuito Albert Einstein – “La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti”, sintesi… a pedali della sua Teoria della relatività – l’esercizio speculativo e la pratica ciclistica sono molto più vicini di quanto non sembri a prima vista.

La filosofia va in bicicletta lo dimostra. Che cosa hanno in comune, a parte la loro tragica fine, Socrate, il filosofo ateniese che insegnava con il dialogo a “tirar fuori” le idee, e Marco Pantani, il Pirata, che andava più forte degli altri in salita per accorciare l’agonia? E che cosa rende le fatiche di Gino Bartali simili all’ascesi medievale e quelle di Fausto Coppi al meccanicismo cartesiano?

Con la leggerezza di uno scalatore, il professor Bernardi ce lo racconta in scattanti lezioni di ciclofilosofia ora andando in fuga con Talete di Mileto e Alfredo Binda, ora sfidando a cronometro Immanuel Kant ed Eddy Merckx e allo sprint Fiorenzo Magni e Friedrich Nietszche

Qui avete un assaggio della ciclofilosofia secondo il professor Bernardi.

«Socrate discuteva di filosofia nel ginnasio con i giovani, nelle palestre con gli atleti e per le strade con i panettieri e i calzolai, perché era convinto che tutti gli uomini potessero esercitare con profitto il difficile mestiere della critica. Chi potrebbe al giorno d’oggi aspirare a prendere il loro posto, se il padre della filosofia occidentale si affacciasse nuovamente sulle nostre piazze?

[…] Dato che in questi ultimi tempi i campioni del pedale si sono messi fuori gioco da soli vendendo l’anima al diavolo-doping, oggi i naturali discepoli di Socrate potrebbero essere, anche se non se ne rendono conto, solo le centinaia di migliaia di ciclisti e cicloamatori che, in ogni paese e a tutte le latitudini, interpretano la vita cavalcando un sellino e guardando il mondo dalla prospettiva dei pedali. Ci deve essere per forza qualcosa di filosofico, un impeto di sano idealismo, nell’animo di quanti affrontano i quarantotto tornanti dello Stelvio e le pendenze superiori al venti per cento del Mortirolo, del Giau e della Marmolada. […]

Ma lo stesso vale, anche senza bisogno di essere eroi, per tutti i cicloturisti e ciclisti urbani che ogni giorno, d’estate e d’inverno, sotto la pioggia o nella calura del solleone, per le strade brulicanti di auto delle metropoli o lungo i viottoli acciottolati di boschi e campagne, in bici da passeggio o in mountain-bike, provano l’ebbrezza del vento nei capelli e fanno circolare per i muscoli un

fluido vitale che mette in azione uno sguardo sul mondo che può comprendere solo chi lo prova. I ciclisti? Sono filosofi e non lo sanno!»

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Il professor Bernardi con Alfredo Martini, grande saggio.

Il professor Bernardi con Alfredo Martini, grande saggio.

 

 

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