the secret race

Ecco la seconda parte dell’intervista di Giovanni Bettini a Tyler Hamilton.

Un personaggio controverso e, per certi versi, negativo. Protagonista di pagine tristi del ciclismo, parte di un sistema che, purtroppo, da anni mette in difficoltà anche chi ama e pratica onestamente questo sport. Tyler Hamilton è un ciclista che si è dopato ed è stato scoperto. E, ora, a suo dire, si è pentito: ha pagato un prezzo piuttosto alto per i suoi errori e le conseguenze personali di quegli anni assurdi non sono state indolori. Oggi è uno dei grandi accusatori di Lance Armstrong, ma le opinioni sul suo conto sono controverse: c’è chi lo considera un vero pentito e chi un’opportunista. Il suo libro “La corsa segreta” è uscito anche in Italia con l’editore Limina. La sua testimonianza, inoltre, ha ispirato un film diretto da Jay Roach, prodotto da Warner Bros e con protagonista Bradley Cooper.

Si ringrazia Melinda Travis per la collaborazione. (LF)

Un ritratto di Tyler Hamilton del grande fotografo Brian Smale

Un ritratto di Tyler Hamilton del grande fotografo Brian Smale

Di Giovanni Bettini

Cosa vorresti dire ad un giovane che vuole diventare campione di ciclismo?

«Vorrei chiedergli “cosa significa per te diventare un campione?”. Tutti questi ragazzi devo guardarsi allo specchio e porsi questa domanda. Quando cominciai con il ciclismo non avrei mai pensato che un certo tipo di scelta era lì ad aspettarmi dietro l’angolo. Non lo potevo sapere. Mi piacerebbe molto vedere ogni neoprofessionista affrontare qualche corso di formazione sull’etica, su cosa significhi imbrogliare e capire quali danni certe pratiche possono causare allo sport, ma anche all’ atleta. La cultura cambierà quando gli atleti non accetteranno più il sistema».

libroLe vittorie hanno sempre un prezzo da pagare? E’ possibile nel ciclismo professionistico una vera e libera vittoria?

«Se il mondo dello sport darà un’occhiata a quello che è successo e deciderà di andare fino in fondo, il ciclismo avrà la grande opportunità di essere un valido esempio per tutte le altre discipline. Se diciamo “il passato è passato e tutto oggi va bene” il risultato potrebbe essere tragico. Oggi siamo al via di un processo per trasformare il ciclismo in ciò che può essere:  lo sport professionistico pulito per eccellenza. Ci sono però ancora molte persone che non sono state sincere. Senza verità non si va da nessuna parte».

Cosa provi quando rivedi te stesso nelle foto di qualche anno fa con addosso la maglia dell’USPS al fianco di Lance Armstrong?

«Vedo lo stress nei miei occhi. La mia vita durante quel periodo era molto stressante».

Quando prendevi parte alle più importanti gare internazionali da ciclista dopato non ti rendevi conto che stavi prendendo in giro tifosi, compagni di squadra, giornalisti e tutte le persone che ti hanno voluto e che ti vogliono bene?

«E’ sempre difficile pensare a tutto quello che ho fatto passare specialmente alla mia famiglia. Non c’è cosa peggiore del far star male i genitori. Purtroppo non posso cambiare il passato. Tutto ciò che posso fare è aiutare me stesso, gli altri, il ciclismo e tutto lo sport. Sì, aiutare gli altri è la cosa giusta».

Ritieni sia giusto che persone con un passato di doping continuino ad occupare ruoli importanti all’interno delle squadre?

«Questa è una questione che lo sport deve prendere in considerazione ed esaminare in maniera approfondita».

Che cos’è la bicicletta per Tyler Hamilton?

«Un mezzo di trasporto e divertimento. Pedalare, stare in sella a una bicicletta è una sensazione che non è paragonabile a nessun’altra cosa al mondo: il sole che tramonta, il vento che ti accarezza i capelli, la libertà. Andare in bicicletta è liberta!»

Com’è organizzata la tua vita oggi?

«Ora sono una persona diversa. Non so dirti chi sarei diventato e dove sarei andato se i segreti della vicenda Armstrong avessero continuato a vivere dentro di me. Ora sono libero e felice e il mio lavoro gioca un ruolo fondamentale in tutto questo. Gestisco una società che si occupa di programmi di allenamento, dedicati a chi vuole andare in bicicletta per pura passione. Ho l’opportunità di lavorare con delle persone che vogliono mettersi alla prova o che semplicemente essendo agli inizi vogliono migliorare. Al mio fianco c’è un preparatore che lavora con i clienti quotidianamente. Io faccio da supervisore e cerco di dare ad ognuno la possibilità di migliorare. Da quando ogni cosa è possibile sul web, lavoriamo con su scala mondiale. Mi piace sorprendere i miei clienti con una telefonata quando meno se lo aspettano per vedere se tutto va per il verso giusto. E’ divertente».

vignettalance

Hai avuto di recente un contatto con Lance Armstrong?

«Non ci siamo ancora parlati e per ora, credo sia la cosa migliore».

Se lui fosse qui, di fronte a te cosa ti piacerebbe dirgli?

«Che è ora di dire tutta la verità. Ne abbiamo bisogno. Il ciclismo ne ha bisogno, tutto lo sport ne ha bisogno.  Il ciclismo può ancora perseguire la via della pulizia anche senza la sua verità, ma se Lance decide di raccontare tutto contribuirebbe a dare una grande mano al lavoro svolto fin qui dall’ USADA e dalla WADA con un chiaro risparmio di tempo ed energie. Capisco le ragioni legali, probabilmente complicate per Lance, ma può ancora parlare con discrezione, chiudendo la porta dietro di sé. Potrebbe cambiare molte vite e questa oggi è la cosa giusta da fare».

Per leggere la prima parte dell’intervista, clicca QUI

 

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