Tony Martin (Foto di Alberto Sarrantonio)

Tony Martin (Foto di Alberto Sarrantonio)

Foto di Alberto Sarrantonio – Testo di Lorenzo Franzetti

«Push, c’mon Wiggo». Ruote rigide che vibrano sul pavé più antico, all’ombra del campanile di Giotto. Push! A 55 chilometri orari. Wiggins, l’inglese, voleva riemergere dal nulla di una stagione volata via tra concerti e passerelle della moda: dopo l’apoteosi del Tour e dell’Olimpiade, difficile fare di più di un secondo posto.

Sfida tra titani, le locomotive umane. E la meno umana ha vinto. Tony Martin, il tedesco che sembra programmato per correre contro il nulla, sfidare il tempo e il vento. Ha trionfato, ha dominato e ha concluso urlando uno «Yaaaaa» che non aveva nulla di poetico, ma è servita a scioglierlo, ad aprirgli un sorriso da ragazzo felice. Non ci sono robot, per fortuna.

Fabian Cancellara, lo sconfitto (foto di Alberto Sarrantonio)

Fabian Cancellara, lo sconfitto (foto di Alberto Sarrantonio)

Ritmo, a perdifiato… “C’mon, take a train”. Gambe che girano anche troppo: Fabian, il gigante più atteso, non è abituato a perdere, ma per battere Tony Martin, a Firenze, avrebbe dovuto massacrarsi le gambe con un rapporto più duro. Gambe come tronchi, ma la testa dello svizzero è agli strappi del circuito di domenica: Cancellara vuole un altro mondiale. Nella cronometro ha corso per vincere, ma senza alzare troppo la posta in gioco: a un ritmo che gli salvasse la gamba, troppo agile (si fa per dire) rispetto al tedesco che spingeva rapporti che un cicloamatore non sarebbe riuscito a far girare nemmeno in discesa.

Bradley Wiggins, secondo (Foto di Alberto Sarrantonio)

Bradley Wiggins, secondo (Foto di Alberto Sarrantonio)

Gambe e testa: «Sfida contro se stessi e la natura», spiega Fabian Cancellara. Tony Martin ha domato la natura, ha annusato l’aria per giorni. Ha interrogato il vento e l’ha cavalcato. Sapeva che, proprio a quell’ora del pomeriggio (alle 15,30), l’avrebbe spinto nella direzione giusta. Nel  tratto decisivo, dalle parti di Pistoia, dove la potenza ha pagato.

Sfida a tre, tre giganti s’intende: sul filo dei secondi, con tutti gli altri, italiani compresi, su un pianeta più in basso. Con i monumenti di Firenze a far da cornice e il pubblico, che non si è capito se era capitato lì per caso oppure no. Una bella immagine che, purtroppo, sfuma nel mare di polemiche che tengono banco in città. Una Firenze brontolona c’era d’aspettarselo, i soliti giornali che buttano tutto in politica anche: tuttavia, quel Cancellara sotto il Duomo ha fatto il giro del mondo. E l’immagine resta indimenticabile: non grazie a Cancellara, ma a questa città.

Il podio della cronometro Elite (Foto di Alberto Sarrantonio)

Il podio della cronometro Elite (Foto di Alberto Sarrantonio)

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