hoy

Foto di Martin Pope

Chris Hoy, il gigante delle velocità: sui pedali ha messo a dura prova i telai di mezzo mondo. Poteva giocare a rugby, nelle brume scozzesi, e invece ha scelto di correre in bicicletta. Trionfi olimpici e mondiali ne hanno fatto una leggenda dello sport britannico: oggi, da ex corridore, ha dichiarato la sua missione. «Voglio lavorare per cambiare la mentalità degli inglesi, m’impegnerò per la cultura ciclistica nel mio paese». Il baronetto tutto muscoli lo ha dichiarato al Times e lo ha ribadito al Guardian, due tra i maggiori quotidiani inglesi che, naturalmente, hanno dato grande risalto alla notizia.

«Sono un po’ evangelico, a riguardo, ma sono davvero convinto che la bicicletta possa cambiare la vita delle persone», ha detto sir Chris Hoy, che in Scozia ha anche una sua fondazione per avviare i ragazzini allo sport del pedale.

Ma, l’ambizione di Hoy va oltre lo sport: «La questione è culturale», ribadisce. E vorrebbe impegnarsi a ogni livello: con il governo, nelle città, in mezzo alla gente, nelle scuole, nei luoghi di lavoro. «Una bici in più è un’auto in meno: un beneficio per la salute di chi pedala e di chi non lo fa».

Ambasciatore della bicicletta in Gran Bretagna: non da testimonial del governo, ma «per ricambiare la bicicletta delle emozioni e delle soddisfazioni che ha saputo darmi nella mia vita».

Un sogno fin da quando era bambino: «Vedere bici ovunque, in ogni città: magari fra dieci o vent’anni, anche le strade inglesi saranno così. A misura di bicicletta. Sarebbe, per me, un grande orgoglio perché vuol dire che anche il mio contributo sarà servito per cambiare la mentalità della gente».

Chris Hoy vede questo momento davvero favorevole e chiama a raccolta tutti i big del ciclismo: «In questi anni, il ciclismo britannico sta vincendo molto nel mondo, è al top delle popolarità. Il momento è perfetto, ideale per promuovere la bicicletta: a fare da ambasciatori, possiamo essere noi, i campioni del ciclismo».

Un esempio, quello britannico, che in Italia sembra irrealizzabile: non si sa perché, tra i campioni del pedale e i ciclisti urbani, non c’è mai stato dialogo. Un’assurdità: colpa della politica, dei media o del ciclismo stesso. Un uomo che pedala, sia esso un campione o una persona qualunque, è un’opportunità che non dovrebbe conoscere schiaramenti. Eppure, nel nostro paese, esistono due mondi miopi: quello dei sacerdoti della bici ecologica, che si sentono depositari assoluti di una verità che diffondono contrapponendosi agli automobilisti. Come se un ciclista non fosse anche un’automobilista, o viceversa. E poi ci sono i campioni del pedale, quelli che resistono al massacro dei media e ai problemi d’immagine di uno sport che, ahimé, non gode della stessa fortuna britannica. Farebbe molto bene al ciclismo, vedere un Nibali in prima linea per cambiare un modo di vivere e pensare, a favore della cultura ciclistica. Farebbe molto bene che questi due mondi si parlassero: cycle! lo sostiene dal primo giorno della sua nascita.

3 Responses

  1. cauz.

    hoy è un esempio (splendente) della british revolution ciclistica, quella che ha deciso di ricostruire il ciclismo da zero partendo proprio dalla pratica e dalle strade.

    tra una settimana a firenze si vota per il nuovo presidente UCI: da una parte c’è l’ennesima riconferma di chi ha costretto il ciclismo nel suo angolo oscuro e corrotto, dall’altra c’e’ uno dei principali artefici della british revolution (guardatevi le immagini del tour of britain in corso di svolgimento)…
    secondo voi, l’italianissima Federciclismo chi appoggia tra i due candidati? 🙁

    Rispondi
  2. mercedes autoversicherung rechner

    C’est vrai! Malheureusement, les latitudes moins touristiques sont aussi les moins accessibles et les plus lointaines… Allons, nous allons fonder bientôt une île au milieu de l’océan, et tous les mouillages seront gratuits et magnifiques!

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.