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di Guido P. Rubino (foto gr)

Dodici ore in bicicletta. Tutti in fila o a gruppetti ad inseguirsi in un chilometro e mezzo di ciclismo cittadino con qualche slalom tra polemiche e quelli che tanto gli va sempre male, comunque la metti.

A Portogruaro si è svolta, domenica 8 settembre 2013, la prima 12 ore, organizzata dal team Sagitta Bike. Si è trattato, a tutti gli effetti, di una gara amatoriale a tutti gli effetti (i vincitori, alla fine, hanno tenuto una media superiore ai 44 chilometri orari) fatta di agonismo vero, ma anche di chi ha partecipato per il gusto di farlo e ben sapendo di non avere speranze di vittoria o di piazzamento. Ma è stata un’esperienza che ha smosso Portogruaro portando il fruscio di biciclette e lo schiocco delle ruote in carbonio in vie normalmente silenziose ed ordinate. Di quelle vie dove la valigia del turista è uno squarcio nel silenzio.

Una mostra di bici d'epoca, con pezzi da bambino interessanti, per le vie di Portogruaro

Una mostra di bici d’epoca, con pezzi da bambino interessanti, per le vie di Portogruaro

Venticinque squadre in numero variabile tra quattro e sei atleti (massimo) a darsi i cambi in una pista fatta di acciottolato e qualche curva stretta. Organizzazione davvero notevole, per far attraversare la strada sono stati montati addirittura due ponti metallici, poi tutte transenne e persino i materassi delle piste da sci di Piancavallo fatti venire apposta per l’occasione. Massima sicurezza per gli atleti lanciati nelle strade di questa cittadina che ha osservato curiosa ma con un po’ di distacco. Negozianti sul piede di guerra per paura di avere meno clienti (ma i più di 200 atleti non erano mica tutti di Portogruaro, e nemmeno gli accompagnatori) e qualche residente infastidito dall’insolita confusione.

«Tra volontari e sforzo organizzativo – ci ha raccontato Giancarlo Viel, organizzatore della manifestazione – abbiamo fatto una fatica enorme, soprattutto per far capire che si tratta di un’opportunità per tutti, non un fastidio. Ma oggi stesso i giornali locali parlavano più del blocco del traffico che non dello spettacolo».

Il riscontro nella cronaca locale, in effetti, non è stato molto buono. E le voci negative, probabilmente, hanno tenuto lontane molte persone che, anziché parcheggiare l’auto e fare dieci minuti a piedi per raggiungere la festa (Portogruaro non è una metropoli), hanno probabilmente deciso di proseguire direttamente per il mare vista la giornata piuttosto calda.

Per alcuni negozi è stata l'occasione di dare un tocco ciclistico alla propria vetrina. A prescindere dai prodotti venduti.

Per alcuni negozi è stata l’occasione di dare un tocco ciclistico alla propria vetrina. A prescindere dai prodotti venduti.

Cose da mettere in conto e da prendere come spunto per rilanciare la prossima edizione. Magari coinvolgendo di più gli spettatori che dopo i primi giri hanno perso completamente il conto di chi fosse davanti e chi dietro. I ciclisti erano sparsi quasi uniformemente sul percorso e le spiegazioni date dagli altoparlanti (sparsi pure per bene sul percorso) erano molto scarse. Così come sarebbe il caso di promuovere di più le iniziative collaterali che possono diventare il motivo per passare una giornata in mezzo alla giostra dei corridori a testa bassa. Una festa della bicicletta di queste dimensioni può attirare davvero tante persone e allora il fastidio si converte in voglia di fare. Ma bisogna farlo sapere per bene.

Potenzialità enormi, insomma, in un’esperienza di cui fare tesoro. E potrebbe piacere molto anche alle aziende. Per un sabato Portogruaro ha detto che la bicicletta può essere spettacolo. Ora bisogna dirlo alle orecchie giuste.

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