Marianne Vos e Peter Sagan ospiti del convegno dell'Uci dedicato ai giovani ciclisti

Marianne Vos e Peter Sagan ospiti del convegno dell’Uci dedicato ai giovani ciclisti

Di Lorenzo Franzetti, da Montecatini Foto di Guido P.Rubino

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Jim Songezo, neoprofessionista del team Mtn Qhubeka, dal Sudafrica alla Toscana

Jim Songezo ha qualcosa da insegnare: nessuno gliel’aveva mai detto, nella sua vita che credeva disgraziata. Ora ha una platea di ragazzini davanti, giovani atleti che vogliono correre in bicicletta, una generazione di futuri professionisti, ma anche di futuri padri, mamme. Tra loro pochi campioni e molte persone con un sogno nel cassetto e una vita davanti.

Jim Songezo, solo qualche anno fa, aveva un’altra vita davanti: cresciuto nei quartieri poveri di Cape Town, davvero non conosceva il suo destino quando arrivò la notizia della morte di suo padre. Pochi anni prima, una malattia si era portata via anche sua madre. Un ragazzino orfano in una periferia sudafricana: Jim Songezo viveva l’Africa più difficile e non aveva mai visto una bicicletta in vita sua. «Sapevo che esisteva una cosa che si chiamava bicicletta, ma non ne avevo mai vista una».

Poi, un giorno, trasferitosi a casa della zia, poté assistere alla più grossa manifestazione ciclistica del Sudafrica, la Cape Argus cycle tour, con migliaia di corridori sulle strade della città: «Il mio lungo viaggio cominciò quel giorno. Ed eccomi qua». Aveva 14 anni, Jim, ora ne ha 23: il ciclismo è la sua vita e l’ha raccontato davanti a centinaia di giovani ciclisti, al Junior Congress dell’Uci, a Montecatini Terme.

Marianne Vos

Marianne Vos

Esempi positivi, il ciclismo ne è pieno, e solitamente li trovi lontani dai cronisti più disinvolti. C’è un ciclismo che fa notizia solo quando sguazza negli scandali e ce n’è uno che non riscuote l’interesse del giornalismo morboso, ma alimenta l’entusiasmo: davanti a un teatro strapieno di giovani ciclisti, Jim Songezo ha parlato della sua vita. E con lui, Marianne Vos, Peter Sagan, Bob Jungels, Warren Barguil, giovani campioni più o meno affermati. Campioni veri, nel senso di esempi da cui prendere spunto, stimoli.

«Non dimenticate mai di divertirvi. In tutto quello che fate deve esserci gioia, il ciclismo è questo»: a parlare è Marianne Vos, la più straordinaria atleta del ciclismo femminile. Una ragazza abituata a vincere quasi sempre, ma che vive con semplicità e, soprattutto, umiltà il suo essere “campionessa”. Una stella dello sport ha il dovere di essere testimone, di mostrare e comunicare qualcosa di positivo agli altri. «Coltivate la vostra passione e il vostro talento, godetevi tutto il percorso però. Perché le vittorie sono emozioni che si vivono in brevi momenti, ma tutto il resto, l’esperienza di correre in bici, la fatica per arrivare a vincere, tutto questo è un’esperienza che resta, invece».

L’ha capito bene anche Peter Sagan, con la sua ironia, gioia di vivere allo stato puro: il suo ciclismo è divertimento totale. E in più c’è un talento non comune. «Ma fate attenzione a chi vi sta accanto: tutti vorranno darvi consigli, quando siete giovani. Fate attenzione a scegliere le persone giuste, date ascolto a chi vi vuole bene. E per il resto, divertitevi».

Il francese Warren Barguil, talento sbocciato alla Vuelta, e Gianni Da Ros, ex campioncino con la carriera distrutta dal doping

Il francese Warren Barguil, talento sbocciato alla Vuelta, e Gianni Da Ros, ex campioncino con la carriera distrutta dal doping

Belle facce, ragazzi felici: e il più felice, un ex talento che sognava una carriera dorata. E, invece, un giorno… “arrivarono quattro gendarmi….”. Non è una canzone di Di De André, ma il triste epilogo della carriera di Gianni Da Ros. Neoprofessionista alla Liquigas, si beccò vent’anni di squalifica (poi ridotti a 4) per traffico di sostanze dopanti. Un caso che, naturalmente, fece scandalo e riempì le pagine di tutti i quotidiani: il ciclismo marcio. Oggi, Gianni Da Ros è un giovane recuperato e tornato alla vita, è un uomo felice: una bella notizia, si sa, non raduna la stessa folla di cronisti vogliosi di scandali. Nessuno cronista per Da Ros, ma duecento giovani corridori. Che avrà mai da insegnare, lui, a questa platea? «Pensate bene a ciò che fate, perché ogni scelta comporta una conseguenza. Io ho fatto la scelta sbagliata e la mia carriera è finita». Da Ros era finito sul fondo della vita, «avevo pensato addirittura di farla finita», ma poi si è rialzato: «E paradossalmente, quel giorno in cui mi arrestarono è stato il momento più importante della mia vita. Anche le occasioni peggiori servono a crescere». Gianni Da Ros è un buon agente immobiliare oggi, ma in bici è tornato un ragazzo sereno che sorride alla vita: come Jim Songezo, Marianne Vos e Peter Sagan.

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