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Di Lorenzo Franzetti

«I can’t speak english, i’m sorry», Nazir Jaser si mette subito al riparo dalle mie domande, perché ha capito cosa vorrei chiedergli. Nazir Jaser è l’unico atleta siriano in gara al Mondiale. Risultato finale: ultimo a un quarto d’ora circa da Tony Martin. Tuttavia, il suo gareggiare qui, in Italia, a tre ore di volo dalla guerra di casa sua, ha ben altro significato che non quello tecnico/agonistico.

Nazir Jaser ha concluso stremato la sua prova, in pieno pomeriggio e sotto un bel sole ancora estivo. Ma si è fermato tutto solo, per molto tempo, a guardare nel vuoto, col pensiero ad altre strade ,meno allegre di quelle fiorentine. A Damasco si spara, non si pedala: e chi lo fa si mette in pericolo, in nome dell’incoscienza o semplicemente per ostinarsi alla normalità. La bici è un simbolo di pace e Nazir, l’improbabile cronoman siriano, l’ha portato con sé, questo simbolo: l’ha spinto con fatica, ma con grande senso del dovere, sulle strade del Mondiale, davanti a tutti i paesi e le Nazionali presenti. Ultimo, ma primo della gara al contrario.

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“I can’t speak english”, ma l’accento è da buona scuola anglosassone. Gli occhi parlano, invece, e spiegano tutto. Come qualche anno fa ci riuscivano le atlete cinesi sbarcate in Europa per correre in mountainbike: circondate da uno staff di regime, isolate dal mondo, messe a tacere con un “i can’t speak english”. Il ciclista siriano non ha uno staff pronto a censurarlo, è venuto qui tutto solo, sostenuto almeno in parte dalla delegazione russa. Non può parlare, ma i suoi occhi e il suo gesto in sella dicono molto. La bicicletta sa parlare al mondo anche per chi non lo può fare. E il ciclismo, a questo Mondiale, ha anche significati più profondi delle chiacchiere da bar sui rapporti impossibili di Tony Martin. La locomotiva tedesca ha vinto, Nazir Jaser ha finito all’ultimo posto. Nella sua carriera, i risultati migliori li ha ottenuti al Tour di Marmara e al Tour della Tailandia. Ma volendo guardare oltre, ovvero più in alto del ciclismo tutto  “catena e pignone”, anche a Firenze ha ottenuto un grande risultato.

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