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Firenze in questi giorni si è dipinta dell’iride dei Mondiali. Ed è una città viva più che mai lungo il circuito dove si sfidano i corridori delle diverse categorie. Ciclisti e maglie di paesi non sempre facili da leggere, biciclette tecnologiche ed altre un po’ meno, quasi rimediate all’ultimo momento.

IMG_2896Ma Firenze è molto di più. È arte, è cultura, è tipicità. Sineddoche di una regione intera che da sola, con i suoi paesaggi parla di gente nata in campagna, che quella campagna l’ha forgiata nei secoli, intrecciando ogni singola vigna lungo i suoi dolci pendii. Pitturando ogni vigneto, cesellando cipressi e casolari. Una regione che sa di vino e cose buone da mangiare. Una regione che si racconta con le sue colline gialle e verdi, come in una tavolozza che si racconta con la “C” aspirata. C, anzi doppia C, che è lettera capitale di un simbolo che la Toscana la porta nel mondo: il Chianti Classico, il vino del Gallo Nero.

La storia di questo vino narra di due eserciti, uno senese e uno fiorentino, uno guelfo e uno ghibellino. Siena e Firenze nel XIII secolo erano città già molto importanti e in competizione fra loro per chi primeggiasse su chi, specialmente per quanto riguarda i limiti territoriali. La leggenda narra che, per stabilire dove cominciasse il territorio dell’una e finisse quello dell’altra, le due città si misero d’accordo nell’utilizzare un metodo, a loro dire, infallibile. All’alba di un certo giorno due cavalieri sarebbero partiti al galoppo, ognuno dalla propria città in direzione dell’altra, e laddove si fossero incontrati sarebbero stati fissati i confini dei due territori.

GPR_9546Per decretare la partenza, non avendo all’epoca sveglie o iphone, le due città avrebbero utilizzato un gallo che all’alba li avrebbe svegliati. I senesi scelsero un galletto bianco, bello pasciuto e vigoroso convinti che la forza del suo canto avrebbe indiscutibilmente svegliato il cavaliere. I fiorentini invece utilizzarono un gallettuccio nero, secco secco e malandato, lasciandolo a digiuno da parecchi giorni. La mattina del giorno stabilito il galletto fiorentino – per la fame – si svegliò di gran lunga prima del “rivale” senese. Fu così che Firenze guadagnò alcune terre in più. Storia o leggenda, serio o faceto, fatto sta che su quelle terre, a metà tra il territorio senese e quello fiorentino, ha origine uno dei vini più grandi del mondo. E oggi quel gallo nero svetta a imperitura memoria di quella vittoria sulle etichette del Consorzio e sul vino che, manco a dirlo, è il simbolo di questi mondiali.

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