Mondiali 1951 a Varese: Ferdy Kubler vince in volata davanti a Magni e Bevilacqua.

Mondiali 1951 a Varese: Ferdy Kubler vince in volata davanti a Magni e Bevilacqua.

di Gianni Bertoli

La Toscana è sempre stata una delle grandi regioni “ciclistiche” italiane. Ha partorito fior di campioni ma è stata poco fortunata ai campionati mondiali. Infatti, ha dovuto aspettare Cipollini, nel 2002, per fasciare con la maglia più prestigiosa il primo campione mondiale nato in Toscana. Poi, la doppietta di Bettini ha reso un po’ di giustizia. Effettivamente, in precedenza, dettava legge la Lombardia con otto successi, davanti al Triveneto con quattro (Ballan è venuto dopo il doppio Bettini), all’Emilia con due e al Piemonte con uno (Coppi ’53).

E’ sempre stato detto che il mondiale di un giorno rappresentava e rappresenta una specie di lotteria nella quale entrano diversi fattori. Forse sarebbe stato meglio un titolo assegnato dopo più prove, tipo Formula 1. Comunque sia, resta immutato il fascino di questa prova unica nella quale ti giochi tutto, dove c’è un vincitore e tutti gli altri sono perdenti, con buona pace delle medaglie di metallo meno pregiato.

Però, tornando ai ciclisti toscani, occorre dire che, obiettivamente, sono stato spesso sfortunati.

Aldo Bini nel 1936 con la maglia della Maino.

Aldo Bini nel 1936 con la maglia della Maino.

Il primo della lista degli sfortunati è Aldo Bini. Classe 1915, toscano di Montemurlo, tra i dilettanti, malgrado fosse di un anno più giovane, battagliò ad armi pari con Gino Bartali. Bizzarro e talentuoso, dotato di uno sprint non comune, dimostrò subito spiccate attitudini per le corse in linee. Nelle corse a tappe, invece, lottava per qualche vittoria di tappa ma, nei dieci giro d’Italia disputati, collezionò sei ritiri, due ventitreesimi posti più un quarantunesimo ed un settantesimo. Se nelle corse a tappe non possedeva la continuità necessaria, nelle corse in linea e nei circuiti ad ingaggio era imprevedibile e, a volte, devastante.

Passato professionista con la Maino alla fine del 1934, nel 1935 fu selezionato, assieme a Guerra e Olmo, per il mondiale di Floreffe, in Belgio. Aveva compiuto vent’anni da un mese e si classificò quarto. Però ebbe la sua grande occasione l’anno dopo a Berna. Il commissario tecnico italiano, Girardengo, selezionò tre toscani ed un ligure. Il ligure era Olmo, i tre toscani erano l’astro nascente Bartali ed i due imprevedibili Aldo Bini e Raffaele Di Paco. Gli accordi erano chiari: Di Paco battitore libero, Olmo centrocampista, Bartali e Bini punte. Se la gara si fosse fatta dura tutti dovevano dare una mano a Bartali, in caso di arrivo con più corridori, tutti dovevano essere al servizio della “rasoiata” di Bini. Successe che, con Olmo e Di Paco ritirati, nella fase cruciale della corsa, ci fu una foratura di Bartali. Bini, secondo gli accordi, lo attese poi i due toscani si misero a discutere e persero circa dieci minuti. Vinse in solitaria il francese Antonin Magne. A nove minuti e mezzo Bini regolò in volata i superstiti. Bartali, giunto settimo, riconobbe, a distanza di tempo, che l’Italia avrebbe potuto vincere senza “il nostro vergognoso comportamento”.

Bartali, con Eberardo Pavesi, in maglia rosa al Giro del 1936

Bartali, con Eberardo Pavesi, in maglia rosa al Giro del 1936

 

A testimonianza della classe di Aldo Bini, accusato da tutti di fare la bella vita, va ricordato che questo estroso corridore vinse due Giri di Lombardia, uno, nel 1937, per distacco sotto il diluvio ed uno, nel 1942, in volata sul parquet del Vigorelli.

Un toscano per tre volte sfortunato al mondiale fu il grande Fiorenzo Magni. La prima volta fu nel 1951 a Varese. Nel gruppo che si andava a contendere la maglia in volata c’erano tre italiani: Fiorenzo Magni, Toni “Labròn” Bevilacqua ed il giovane Giuseppe “Pipaza” Minardi. Non ci fu accordo e ognuno disputò la volata per conto proprio. Morale: Primo Ferdy Kubler, secondo Fiorenzo Magni, terzo Bevilacqua, ottavo Minardi.

La sfortuna di Fiorenzo il magnifico si ripropose l’anno dopo a Lussemburgo: volatone a ranghi compatti, Magni era in buona posizione ma gli si ruppe il reggisella. Primo il carneade tedesco Hein Muller, secondo lo svizzero Weilenmann, terzo l’altro carneade tedesco Hormann, quarto Magni. L’ultima prova sfortunata di Magni ebbe luogo a Copenaghen nel 1956. Per Fiorenzo era l’ultimo mondiale della carriera. Erano in fuga in dodici sotto la pioggia. Il circuito era una “ignobile aia”, la stessa così chiamata da Gianni Brera nel 1949. Ad un giro dalla fine Magni forò. Nella volata vinse “Rik I” Van Steenbergen come nel 1949, davanti a “Rik II” Van Looy. Magni fu dodicesimo a mezzo minuto. Probabilmente non avrebbe potuto competere in volata con i due belgi ma … chissà …

Poi, nel 1972 a Gap fu la volta di Franco Bitossi. Cuorematto si fiondò in avanti a qualche centinaio di metri dal traguardo. Tutti, davanti al televisore in bianco e nero, facemmo un tifo sfrenato per Franco. Ce la fa! Non ce la fa! Ma dai che ce la fa. Forza Franco! Resisti! Quel rettilineo era terribilmente lungo, era infinito. Bitossi arrancava, dietro volavano. Nelle ultime pedalate Franco pareva andasse indietro anziché avanti. Era piantato. Dal gruppetto degli assatanati spuntò la ruota veloce di Marino Basso: primo Basso, secondo Bitossi che, ormai esausto, rischiò di essere tamponato da Cyrille Guimard, terzo.

Poi, nella storia più recente, ci furono due terzi posti di Michele Bartoli e un secondo di Paolo Bettini prima dell’urlo liberatorio di Mario Cipollini.

E Bartali? Ginettaccio non è mai stato molto amante dei mondiali in prova unica, anche perché venivano spesso corsi su circuiti assolutamente inadatti per le sue caratteristiche. Al di là di un paio di piazzamenti nei primi dieci non andò mai però, forse, si può dire che sia stato penalizzato dalla guerra. Infatti, nel 1939 il mondiale si doveva svolgere a Varese ed il percorso era stato studiato su misura per lui. Tutto, però, venne annullato a causa della seconda guerra mondiale. Peccato, perché una maglia iridata addosso al grande Gino ci sarebbe stata proprio bene. La indossò solo in un’occasione: nel 1951, al Trofeo Baracchi a cronometro, corso in coppia con il campione del mondo Ferdy Kubler. Bisogna dire che quella maglia addosso non gli stava affatto male.

Trofeo Baracchi 1951: Bartali in coppia con Kubler indossa l'unica maglia iridata della carriera

Trofeo Baracchi 1951: Bartali in coppia con Kubler indossa l’unica maglia iridata della carriera

Un pensiero è comunque d’obbligo: “Quanto sarebbe piaciuto a Bartali un “mondiale” a Firenze?”

 

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