testo e foto di Francesco Ricci

Som dolomitich (Sogno dolomitico)
Come la bici salva le Dolomiti dalla catastrofe annunciata 
grazie a uomini e donne ladini coraggiosi e lungimiranti.

Seconda parte (leggi qui la prima)

Michil, chi sarà mai costui? Scendo dal trenino e cammino attraverso le troppe case di Corvara. Ma chi sono io per stabilire cosa è troppo e cosa è poco? Quello che posso dire è che Cortina è un cesso. Ma cosa c’entra? C’entra, c’entra vecchio mio. Quello è il turismo becero che non porta da nessuna parte. O solo dalla parte di chi può. E che può male. E’ il turismo delle seconde case che aprono solo due settimane all’anno. E’ il turismo dello spreco e della speculazione. So anche che quello che piace a me non interessa a nessuno. Amo le pratiche divinatorie e le associazioni a mente libera. Amo l’arte non tanto come magia, piuttosto come preghiera per immagini sempre nuove. Variazioni Goldberg.

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– Scusi, lei è Francësch?

Di fronte a me si profila un uomo che sembra un joker, uno spirito divino, un uomo senza tempo. Veste alla ladina, con pantaloni in pelle al ginocchio, calzerotti bianchi e una giacca chiara appoggiata su un gilet che farebbe invidia a Fortunato Depero. Nel taschino della giacca mi sembra di vedere un girasole, delle matite arancioni, alcune perline e un righello. Allungo timidamente una mano e mi accorgo che l’uomo è già volato oltre. Uh, penso. Questo è un tipo a cui è difficile stare a ruota. Respiro. Mi concentro.

– Se lei sostiene che io sia Francësch, eccomi qui. Scendo dal treno dei desideri che nei miei pensieri all’incontrario va e la seguo.

– Benissimo. Faccia due passi, raggiunga l’Hotel La Perla e chieda di Joe. Lei è nostro ospite. Ci vediamo, prima o poi.

Il joker, il leprecauno che assomiglia a Malcom McLaren, svanisce come d’incanto lasciando dietro sé una sequenza memorabile: il ghigno di Frank Zappa, la smorfia di Joe Strummer, la leggiadria del Dalai Lama.

Michil Costa, ovvero "un uomo che sembra un joker, uno spirito divino, un uomo senza tempo".

Michil Costa, ovvero “un uomo che sembra un joker, uno spirito divino, un uomo senza tempo”.

Eccomi davanti all’ingresso dell’Hotel La Perla. Un vago imbarazzo mi sale dentro. Che ci faccio qui? Entro. Spiccioli di fantasticherie. Versi poetici. Ricordi d’infanzia. Passioni segrete. Barlumi di follia religiosa, retaggio di antiche sindromi familiari. Una forza illeggibile. Tutto in una hall. Troppo per me. Ma il sorriso luminoso di Joe ridimensiona tutto e tutto semplifica.

– Buongiorno Francesco, lei è il benvenuto.

La guardo. E’ la seconda volta nel lampo di un attimo che prendo coscienza di quanto una mise ladina possa donare. Joe risplende nella lunga gonna nera e nella camicia bianca. Forse risplenderebbe anche in jeans e T-shirt. Senza il forse. Ma così è più bella. La moglie di Michil.

Si può dormire nei sogni? Direi di sì, ma non ne sono così sicuro. Sta di fatto che mi ritrovo con indosso la divisa da ciclista dell’Hotel la Perla. Ho appena fato una sontuosa colazione, con tanto di pan cake inzuppato nel succo d’acero. Il giovane Gigi sta allestendo la Ciclo. Sì, la ciclo con al C maiuscola: la Pina Dogma 65.1 Think 2 con cambio elettronico. Mi ha preparato le borracce e, con un sorriso contagioso, mi dà alcune delucidazioni. Invece di parlare sussurra. Come d’incanto ritrovo un antico stupore. La gioia imminente di faticare sui passi dolomitici fa breccia dentro me. Senza macchine e in compagnia di Mathias, atletico fratello di Michil. Con un sole che si sbraccia nel cielo blu. Con le cime che accarezzano gli alberi e che per oggi non hanno intenzione di brontolare. Almeno così sembra.

2 – continua

Leggi qui la prima parte.

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