Napoli, poco meno di un milione di abitanti,  ed un’ alta densità abitativa si sviluppa su di un’area grossomodo rettangolare di 12 per 8 km. Più della metà del suo territorio si può definire ciclabile ciò vuol dire che non ha pendenze che superano i 100/150 mt s.l.m. In Italia  – e Napoli è decisamente nella media -, il 40% degli spostamenti quotidiani è inferiore ai 2 km[1], ogni auto circola per 2h/g e trasporta in media 1.5 persone. I livelli di inquinamento atmosferico ed acustico registrano sforamenti circa un giorno su tre.

La convivenza tra ciclisti e automobilisti, a Napoli, è piuttosto difficile: a volte, come in questo caso, anche irrispettosa

La convivenza tra ciclisti e automobilisti, a Napoli, è piuttosto difficile: a volte, come in questo caso, anche irrispettosa

Si potrebbe continuare, ma direi che questi indicatori sono fin troppo chiari per cominciare a riflettere un po’ tutti, magari provando a spogliarsi dalla difesa di interessi particolari e pensando a quelli comuni. So che è difficile in particolar modo per il presidente del Club ACI partenopeo, che qualche giorno fa dalle colonne di Repubblica Napoli, forte dell’ 82% di cittadini che utilizzano l’automobile, ha sferrato l’ennesimo attacco al progetto di nuova ciclo-pedonabilità per Napoli. La formula è sempre la stessa, più strade, più parcheggi, meno buchi sull’asfalto. Beh su quest’ultimo punto siamo d’accordo a patto che le strade comincino a diventare di tutti, dei cittadini, dei pedoni e dei ciclisti…delle auto già lo sono  fin troppo. Non sono tra quelli che pensano che l’automobilista vada demonizzato, tra l’altro mi capita di dover usare l’auto anche in città, provando puntualmente la frustrazione di code interminabili, traffico e stress.

La lettera del presidente dell'Aci Napoli al quotidiano La Repubblica

La lettera del presidente dell’Aci Napoli al quotidiano La Repubblica

Il piano proposto dal Comune di realizzare nei prossimi anni una vera è propria rete di percorsi ciclopedonali è interessante perché integra la mobilità ciclistica a quella esistente, non solo piste ciclabili dedicate, ma zone 30, nuove ztl, zone promiscue ed integrazione bici+metro. I lavori per i primi 15 km partiranno a breve suddivisi tra l’area ad est di Napoli, e quella ad ovest in particolare a ridosso del polo fieristico della Mostra d’Oltremare, che ha ospitato negli ultimi sei mesi Bici in Mostra e la seconda edizione del Napoli Bike Festival e che si candida tra l’altro a diventare una cittadella della bicicletta.

 

E’ ormai fin troppo chiaro, che chi continua senza alcuna proposta plausibile a contestare una svolta verso la ciclabilità nella nostra città, (ma è lo stesso in qualsiasi altra città italiana) lo fa perché difende un modello di sviluppo auto centrico ed interessi economici ben riconoscibili. La campanella è suonata, l’auto non è più d’appeal soprattutto tra i giovani, solo il 16% si dichiara interessato all’acquisto di un automobile[2]. Il presente è la bicicletta, nel resto dell’Europa ed in alcune città italiane l’hanno già capito da tempo. A Napoli chi ha fiutato il mercato già si è mosso, chi vendeva scooter e motorini ora ha in vetrina le bici elettriche, ha dribblato la crisi e si è innovato.  Lo stesso non si può certo dire per la nostra azienda automobilistica di punta, che invece di puntare sull’elettrico è andata a copiare i SUV made in U.S, ma questa è un’ altra storia…Comunque non è mai troppo tardi per cominciare a pedalare.

Per informazioni più dettagliate: http://www.anea.eu/pp_prcn_interventi.htm



[1]Dati ISFORT (Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti)

 

[2]ricerca condotta a livello europeo dalla società di consulenza d’azienda globale AlixPartners

 

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