bradley track

Di Lorenzo Franzetti

Ogni giorno un obiettivo nuovo: un traguardo sempre più in là. Il ciclismo vive di motivazioni forti: impossibile, altrimenti, sopportare le fatiche di uno sport, per certi versi, antistorico. La fatica si traduce, soprattutto, in ore di lavoro in solitudine, a tu per tu con il proprio respiro e le proprie gambe, a mulinare su quella bici che, pur tecnologica e ultraleggera, funziona sempre a colpi di pedale.

Fatiche e sacrifici, il proprio limite umano: chi l’ha raggiunto, chi è arrivato al confine della propria umanità è certamente il britannico Bradley Wiggins. Un gigante con la passione per le Lambrette e la musica dei Mods, uno spilungone che la natura ha fatto per spingere la bicicletta a sessanta all’ora, in pianura, dentro il vento. Oppure, in equilibrio su una pista in legno. Wiggins è nato pistard ed è diventato passista. Ma non si è accontentato e ha continuato a girare quei pedali fino a farsi mancare il respiro, Fino a spianare le salite, fino al limite, al confine oltre il quale avrebbe dovuto rinunciare alla propria umanità: il limite di Wiggins era sui bei Campi Elisi vestiti a festa, apposta per lui. In una Parigi che, fatto inusuale per la storia, sventolava bandiere britanniche: e lui, Bradley lo spilungone, era in maglia gialla. In vetta al mondo del ciclismo.

Da lassù era impossibile andare oltre, Wiggins è tornato un po’ più in basso e si è messo, quest’anno, a cercare un nuovo possibile obiettivo, un altro traguardo, un’altra motivazione che convincesse l’uomo (con i suoi limiti) a faticare di nuovo, a sudare, a sentire il mal di gambe. La decisione è poi arrivata: «Torno in pista».

Wiggins ha deciso: basta gruppi compatti, punzonature, altimetrie, trasferimenti interminabili tra alberghi e arrivi di tappa. Lo spilungone britannico torna nei suoi amati velodromi, a respirare l’odore del legno. A vivere nel silenzio: perché allenarsi in un velodromo è roba quasi da eremiti, da filosofi in cerca di una verità nascosta dentro il proprio cuore. Cuore che in pista senti battere come in nessun altro luogo. Il nuovo traguardo è l’ultima Olimpiade: Rio de Janeiro, Brasile, 2016. «Sarebbe fantastico finire la carriera con un quinto oro olimpico». Appuntamento con la storia, dunque: la sua e quella del ciclismo. Quando Wiggins avrà 36 anni. Nel mezzo, di nuovo quel rullare sul legno, quell’interminabile lavoro con il proprio limite.

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