Nibalibella

Di Lorenzo Franzetti

Foto di Graham Watson

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Tredici tappe di montagna su ventuno, undici arrivi in salita. La Spagna applaude la Vuelta, considerata la terza corsa a tappe al mondo, da qualche anno il festival assoluto degli scalatori. Il ciclismo di vertice fa rotta in Spagna per la corsa a tappe più spettacolare, ma anche quella più sottovalutata da media e squadre. La posta in gioco al Tour è troppo alta, per il ciclismo dei ricchi, quello voluto dal World Tour di McQuaid e dal business dei francesi: pertanto, la stagione è ancora e sempre concentrata in quel mese di luglio, per una corsa onestamente noiosa diventata un calcolo scientico (soprattutto ora, con il dominio del team Sky).

La Vuelta è l’alternativa, l’occasione per le rivincite, ma anche un trabocchetto per chi ha grandi ambizioni in futuro: in primis, Vincenzo Nibali che torna in a misurarsi nella corsa a tappe che lo lanciò, nel 2010. Il siciliano è il campione con in mente già il trionfo in giallo, nel suo futuro c’è Parigi ed è probabile che sarà il principale sfidante di Chris Froome al Tour del prossimo anno. La Vuelta, però, è imprevedibile e può giocare brutti scherzi o esaltare gli audaci: «Imprevedibile», la definisce Nibali.

In Spagna, la Vuelta è diventata una vera corrida: sfida corpo a corpo, in bici, spettacolo totale, con poco spazio alle programmazioni computerizzate, che tanto piacciono ai britannici. E anche la formula della corsa spagnola, negli ultimi tempi, ha promosso un discorso finalmente nuovo: tappe brevi e una scelta, coraggiosa, di sterzare decisamente verso le montagne. La Vuelta è la corsa principe degli scalatori, praticamente priva di tappe oltre i duecento chilometri, ma tutte aperte ai colpi di scena. In controtendenza rispetto a un Tour de France, che strizza l’occhio ai cronomen e ai passisti. O a un Giro che, in più di un’occasione, strizza l’occhio alle star internazionali del momento, in modo da convincerle a partecipare.

Foto di Graham Watson

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La Vuelta è calore rosso fuoco, è una sfida quasi da pistoleri: eppure le salite sono da capogiro, portano il cuore in gola fin quasi a esplodere nel petto. Su una montagna pazzesca come l’Angliru, le sfide sono davvero all’ultimo colpo di pedale (al 30% di pendenza). Non c’è molto da fare per i lunghi treni in stile Sky, per i passistoni di turno. Così come sull’Alto de Hazallanas o sul muro di Valdepenas de Jaen. La gara inizia dalla Galizia, nel nord-ovest della Spagna, con una cronometro a squadre in gran parte pianeggiante. Il percorso non è eccessivamente tecnico con il traguardo posto sul lungomare di Sanxenxo.
Poca tattica e spazio alla fantasia. Come lo scorso anno, quando Contador, con la corsa in mano al connazionale Rodriguez, s’inventò un’imboscata in una frazione inattesa e fece saltare il banco. Proprio Contador, il grande deluso dal Tour de France, non sarà della partita. Con una corsa così bella, purtroppo, mancano alcuni tra i grandi big, Froome su tutti.

Nibali è l’uomo più atteso, perché chi vince il Giro come l’ha dominato il siciliano, non può permettersi di andare alla Vuelta e deludere: ora Vincenzo non è più il ragazzino che non ha nulla da perdere. Alla Vuelta non può beccare da gente come Valverde o Rodriguez. Tra gli avversari di Nibali, poi, si rivede Ivan Basso che prova a recuperare una stagione da dimenticare: «Non sono in declino», ha ribadito più volte il varesino. La china è scesa, e parecchio, per Ivan, che ora dovrà dimostrare di saper tornare ai livelli “top”. Altro italiano deluso, Michele Scarponi che in Spagna ha tutto il terreno possibile per mettersi in mostra: tutto si può dire, della Vuelta, ma non che manchi il terreno ideale per i grimpeur. Lo scenario è pronto: chi c’è, batta un colpo.

Un nome da spendere, magari a sorpresa? Daniel Martin, il nipotino di Stephen Roche: attenzione al ragazzo, che dopo il trionfo alla Liegi, è pronto a rifilare altri dispiacere agli spagnoli (alla Liegi ebbe la meglio su Rodriguez). E poi, occhio agli olandesi Ten Dam e Mollema, ma le pendenze oltre il 20% delle salite spagnole sembrano più adatte ad altri scalatori.

Foto di Graham Watson

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Vamos, la Vuelta chiama: la Spagna, sui suoi percorsi da capogiro, ha ritrovato il grande pubblico. Una bella cura, per uscire dalla crisi: magari, in Italia, qualcuno potrà farci un pensierino.  Nibali, intanto, facci sognare! Nel 2010 sulla Bola du Mundo, montagna che fa poesia solo da nome, fece il colpaccio contro un avversario dopatissimo e, oggi, cancellato. Ecco, il problemino del ciclismo è sempre quello: cari cugini spagnoli, andateci piano, corridori carichi come le sveglie, che poi spariscono nel giro di pochi mesi, non ne vogliamo più vedere.

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