Eyerusalem_Dino (1)

di Alberto Sarrantonio (foto Eyerusalem Dino)

Eyerusalem è una ragazza come tante. Una ragazza che sull’onda emotiva dei suoi ventun anni vive di sogni e di passioni. Lo fa da quando era adolescente ed il suo sogno ricorrente la vedeva incapace di pedalare su di una bicicletta senza perdere l’equilibrio.

Ma a differenza di tante, Eyerusalem è una ragazza etiope di Asosa, capitale della regione dello Benishangul-Gumuz, terra di frontiera ad ovest del paese, al confine col Sudan. E come tutte le terre di frontiera, focolaio di instabilità politica e sociale, teatro di guerra e di insidie, quali ad esempio le mine antiuomo di cui l’area fu tappezzata durante la guerra civile etiope. Mine che molte vittime innocenti hanno mietuto e cui la stessa Eyerusalem stava per cedere tutti i propri sogni, incondizionatamente. Inopportunamente. Sopravvissuta per miracolo all’esplosione di un ordigno mentre si recava con suo fratello maggiore in visita a dei parenti nella periferia della città.

Oggi il ricordo di tale episodio è ancora vivo nella memoria di Eyerusalem, oltre che per i racconti dei suoi familiari, anche per la cicatrice presente sulla sua schiena. Un marchio indelebile a testimonianza delle tante avversità che Eyerusalem ha dovuto affrontare sin da subito nel percorso della vita. Un po’ come accade a chi in bicicletta svolta una curva e si trova ai piedi di una salita da scalare.

Eyerusalem_Dino (3)Sin da bambina, Eyerusalem ha dimostrato una naturale predisposizione per lo sport. Come lei stessa racconta: “All’età di cinque anni ero la ragazza più sviluppata del mio gruppo di amici di gioco, e verso i dieci anni ero alta e forte come un ragazzo.” E non è un caso che tra tutti gli sport che Eyerusalem ha praticato durante gli anni della scuola, la pallacanestro fosse il suo sport preferito, disciplina che le consentiva di mettere a pieno frutto questa sua fisicità così sviluppata rispetto ai suoi coetanei.

Eyerusalem, però, da ragazza estremamente curiosa quale era ed è, presto cominciò a domandarsi il significato di quel sogno ricorrente nel quale non riusciva a rimanere in pedi su una bicicletta. Le appariva inspiegabile come si potesse rimanere in equilibrio su un mezzo a due ruote. E se per molti i sogni, o meglio gli incubi, rappresentano spesso la fonte di una inibizione, per Eyerusalem, invece, costituì il germe di quella che sarebbe poi diventata il suo obiettivo di una vita. Imparare ad andare in bicicletta.

Se è vero, come si dice, che niente accade per caso, doveva dunque essere scritto che un giorno l’occasione di avverare il suo sogno sarebbe arrivata anche per lei. Nel 2005 Eyerusalem era in piena preparazione per i campionati nazionali di pallacanestro, quando improvvisa ed inaspettata arrivò la notizia che per mancanza di fondi l’amministrazione cittadina non era in grado di sostenere la partecipazione della rappresentativa locale femminile. Una batosta per chi come lei puntava a quella competizione. Non soltanto per l’aspetto agonistico, ma piuttosto come occasione di rivalsa nei confronti di un contesto come quello etiope, nel quale le ragazze e le donne più in generale vivono tante limitazioni nella vita quotidiana. Nel suo caso, la contrarietà della propria famiglia alla sua partecipazione ad attività sportive con il rischio di trascurare gli studi.

Eyerusalem_Dino (2)Chiusa una porta, aperto un portone. Per ragioni a lei non del tutto comprensibili, l’amministrazione locale era invece in grado di supportare la partecipazione ai campionati nazionali delle squadre di ciclismo maschile e femminile. Eyerusalem non si perse d’animo e realizzò all’istante il significato di quel suo sogno ricorrente che la vedeva incapace di pedalare. La bici per lei era diventata “una vocazione” e iniziò ad allenarsi per rappresentare la propria regione ai campionati nazionali. Una sfida improba per chi mai era salito in bicicletta prima di allora e con soli sessanta giorni di tempo dall’inizio della competizione. Se da un lato Eyerusalem, forte del buon nome che si era costruita come giocatrice di pallacanestro, ottenne l’appoggio dell’amministrazione comunale, dall’altro si trovò a dover nuovamente fronteggiare le resistenze della propria famiglia, in particolare dei suoi cinque fratelli maschi. Fu grazie alla comprensione della madre che Eyerusalem poté allenarsi grazie anche al supporto economico sotto forma di un paio di birr etiopi al giorno, che al cambio attuale fanno circa 10 centesimi di Euro scarsi.

Eyerusalem ricorda ancora come il suo primo giorno di allenamento in bici sia stato “il più felice della mia vita” e sebbene non riuscì a dormire l’intera notte per un infortunio al piede, “non sentivo il dolore ma soltanto la felicità nel mio cuore”, aggiunge.

Le cadute durante i primi allenamenti non furono poche, ma Eyerusalem si è sempre rimessa in piedi. Il caso, sempre lui, volle che l’allenatore della squadra locale fosse un buon amico di uno dei suoi fratelli. Fu grazie ai suoi consigli ed agli incessanti allenamenti che Eyerusalem riuscì poi a qualificarsi quinta su soli otto posti disponibili alla gara per la selezione della rappresentativa che avrebbe preso parte ai campionati nazionali. Nessuno si aspettava che quella ragazzina sconosciuta ce la potesse fare sopravanzando ragazze sulla carta più esperte ed allenate. Nessuno ci credeva, tranne lei, alimentata da una volontà indomabile di avverare il proprio sogno.

Sembrava fatta ed invece ecco un’altra avversità da affrontare. L’ennesima salita. Sempre per motivi di budget, il numero delle partecipanti ai campionati nazionali doveva essere ridotto da otto a due e quindi le atlete ammesse inizialmente si sarebbero dovute confrontare nuovamente per individuare le due prescelte. Se la prima volta era andata oltre ogni più rosea aspettativa, stavolta Eyerusalem fece proprio di tutto per farsi notare e vincere gli scetticismi intorno a lei. E lo fece alla sua maniera, arrivando prima sul traguardo. Fino a quel momento era stata lei ad inseguire un sogno, ora erano le altre ragazze ad inseguire lei.

Anche ai campionati nazionali Eyerusalem riuscì a farsi onore ottenendo la medaglia d’argento, la prima di sempre per la sua regione nel ciclismo femminile. Ed al suo ritorno a casa fu grande festa, con la gente in strada per celebrare la medaglia e con tanto di finale a sorpresa.

Eyerusalem_Dino (4)Dopo due settimane dal suo ritorno, Eyerusalem ricevette una telefonata da Tibebe, un etiope che avendo vissuto per tanto tempo in Italia, sapeva di ciclismo, ed aveva apprezzato le sue gesta atletiche ai campionati nazionali. Eyerusalem non poteva credere alle sue orecchie. Tibebe aveva deciso di regalarle una fiammante bicicletta di marca italiana come premio personale per la entusiasmante prestazione ai campionati nazionali. La bici però era ad Addis Abeba, ed oltre alla distanza di quasi 500 chilometri, Eyerusalem dovette vincere la diffidenza della propria famiglia che intravedeva nell’offerta di Tibebe un’insidia per la ragazza.

Alla fine Eyerusalem vinse anche questa sfida ed accompagnata dal proprio allenatore si recò ad Addis Abeba, la capitale etiope. L’impatto con la grande città fu folgorante. Tutto le apparì nuovo e grande. Le macchine, le strade, i palazzi. Così grande “da allargare il mio orizzonte mentale e da farmi sognare in grande”.

Addis Abeba rappresenta per Eyerusalem un nuovo capitolo della sua avventura a pedali. Trova la sua prima squadra professionistica con tanto di stipendio di mille birr al mese più cibo.

Da allora i successi sulle strade di Etiopia non hanno smesso di arrivare. Campionati nazionali a ripetizione e successi nelle altre principali gare nazionali. Così come non hanno smesso di arrivare le chiamate di squadre locali desiderose di assicurarsi le prestazioni atletiche della giovane stella del ciclismo nazionale.

E se tanti sono i successi che Eyerusalem sogna di ottenere, c’è una chiamata che non è ancora arrivata e che per lei rappresenta ora il sogno più grande. L’inizio di un nuovo capitolo. Avere la possibilità di gareggiare fuori dall’Etiopia, magari proprio in Italia, dove il ciclismo femminile è seguito che in Etiopia, per poter dimostrare il proprio valore.

Laddove la volontà ed il desiderio di una giovane ragazza non possono arrivare da soli, possono certamente arrivare l’interessamento ed il supporto di una delle squadre professionistiche nostrane. Per Eyerusalem, partecipare anche solamente ad uno stage con atlete europee, rappresenterebbe l’occasione per continuare l’inseguimento al suo sogno. In un momento nel quale il ciclismo ed i suoi appassionati avvertono la necessità di tornare a sognare, ecco una ragazza, che ce ne offre la possibilità. Una ragazza come tante ma che a differenza di altre, però, chiede soltanto di poter pedalare libera verso il suo sogno.

Noi di cycle!, per quanto di nostra competenza, abbiamo deciso di aiutare Eyerusalem ad avverare il proprio sogno. Qualcuno ci segue a ruota in questa fuga e magari ci dà anche il cambio?

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