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Sarà che mi è capitato di percorrere questa ciclabile in momenti di peculiare silenzio, per esempio durante la partita Italia-Spagna degli europei 2012 coi fiati trattenuti dietro alle finestre, o nelle settimane centrali di agosto quando la città tace e lascia il via libera all’assordante frinire di cicale, fatto sta che i 6 chilometri che mi separavano da Casalecchio di Reno, sono stati sempre piacevoli e rilassanti.

Casalecchio di Reno, piccolo comune della provincia di Bologna, diviso in due dal fiume Reno, dista pochi chilometri dalla città, e la ciclabile che vi arriva è segnata come itinerario 1 Barca- Casalecchio.

Da Via della Grada, posta a metà tra via del Pratello e via San Felice, si attraversa Viale Vicini proprio dove si scorge una parte del fiume Reno che scorre sotto la turrita, e si imbocca Via Sabotino, che corre parallela a Via Andrea Costa nel primissimo fuoriporta bolognese. Si prosegue per Via Valdossola, seguendo il percorso ciclabile che, venendo dal centro, vira leggermente a sinistra. Si prosegue poi per Via della Certosa, di fianco al cimitero monumentale della Certosa di Bologna e da cui si scorge a sinistra il Canale del Reno che ci accompagna col suo scorrere in direzione opposta anche lungo Via Crocioni, proseguimento naturale di Via Valdossola. Col fiume accanto proseguiamo per il Vialetto Sauro Baldo, una comoda ciclabile tra abitati immersi nel verde, ottima alternativa alla trafficata via Porrettana. Per evitare le automobili proseguiamo lungo il Vialetto Martinez Collado, che si raggiunge girando a sinistra dopo il Vialetto Sauro Baldo, come se volessimo imboccare la Via Porrettana, ma infilandoci invece nuovamente nel verde. Il Vialetto prosegue placido accanto alla strada principale, che non possiamo però evitare e che, una volta attraversata, ci conduce lungo Via Panoramica, in leggera salita ma già inondata dai profumi degli alberi e dalla luce tra le foglie. La fatica della salita, seppur leggera, sarà ricompensata dalla bellezza del Parco della Chiusa, anche detto dagli autoctoni Parco Talon.

E’ un parco del Seicento, fatto costruire dai marchesi Sampieri Talon che vollero attorno alle loro due ville un giardino francese, un giardino all’italiana e un selvaggio parco all’inglese. Tutto intorno, il bosco, per la caccia ed il legname.

cartina

La Chiusa del Canale Reno, che si trova proprio all’interno del parco, costruita attorno al Mille, è ancora oggi utilizzata in maniera continua ed era stata costruita sia per contenere le acque del fiume sia per fare in modo che quelle acque scorressero ininterrotte fino alla città, lungo il percorso che abbiamo fatto pedalando.  Ottantasei canaletti, canali e fiumiciattoli scorrevano all’interno di Bologna nel Medioevo: venivano usati per i trasporti, i commerci, gli opifici e i mulini.

Il Parco della Chiusa è un’oasi a pochi chilometri dalla città, un luogo in cui abbandonare le armi cittadine, deporre le corazze che spesso necessita il pedalare in città. Qui si può stare a cavalcioni su un ponte, fotografare gli alberi in autunno, quando tutt’intorno si scorgono macchie di giallo, rosso, marrone a perdita d’occhio. Qui ci si può fermare, ascoltare lo scorrere delle acque, o decidere di camminare: il sentiero de’ Bregoli ci porta fino alla Chiesa di San Luca, e attenzione che si suda!

Tante sono le attività nel Parco, a partire da  Ortalon, progetto per la realizzazione di un orto-giardino di tutti e per tutti, in cui ogni cosa è coltivata con metodiche naturali e nel pieno rispetto dell’ambiente. In fondo al bosco, tra le colline e i campi coltivati, c’è  Casa Margherita, una fattoria in cui tutto è prodotto con amore e mani sapienti. E poi, se vogliamo avventurarci tra i canali, per cercare un  trasognato contatto con l’acqua, chi meglio degli amici di Vitruvio, che con i loro gommoni arrivano dappertutto!

«Il Reno si stacca dai monti con incantevoli indugi, e prende spazio in pianura» scriveva Riccardo Bacchelli ne Il diavolo al Pontelungo, e noi sono proprio quegli incantevoli indugi che andiamo cercando, con le nostre biciclette da città e gli occhi da riempire.

 

 

Fonti:

http://bigatour.blogspot.it/

http://www.comune.bologna.it/trasporti/servizi/2:3026/3293/

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