di Gino Cervi

Tutta colpa di Paulette se questi del Tour hanno fatto anche quest’anno tanta strada. Era la figlia del fattore, conosceva tutti i sentieri dei dintorni del villaggio, e li portava in giro per ore e ore, dal mattino presto fino a tarda sera, sotto il sole infuocato di luglio.

C’erano Fernand e Firmin, Francis e Sebastien, e c’era soprattutto lui Yves, il figlio dell’italiano. Che sognava ogni giorno di scendere di sella, appoggiare la bici a un albero e prendere la mano di Paulette. Mai una volta che c’è riuscito. Paulette, bella come una Diana cacciatrice sui pedali, faceva sentire ai ragazzi spuntare le ali sulla schiena, che mai, anche se stremati dal pedalare, avrebbero messo piede a terra davanti a lei.

Così, a ogni estate Fernand e Firmin, Francis e Sebastien, e c’era soprattutto lui Yves, il figlio dell’italiano, girano la Francia seguendo Paulette, à bicyclette.

Ndr

Yves Montand, A bicyclette (1969)

Yves Montand, A bicyclette (1969)

Il figlio dell’italiano si chiamava Ivo Livi ed era nato, prima che i suoi genitori, socialisti militanti, venissero messi in fuga dall’Italia fascista, a Monsummano Terme, in provincia di Pistoia. Il piccolo Ivo era sempre in giro, dalla mattina alla sera, a piedi o in bicicletta. Tornava a casa solo al tramonto, al richiamo della voce della madre che urlava dal terzo piano di un ballatoio di una casa popolare: “Ivo, monta!”. Fu così che Ivo Livi divenne Yves Montand.

A bicyclette, nota anche come La bicyclette è una canzone portata al successo dal Yves Montand del 1969, con parole di Pierre Barouh e musica di Francis Lai.

A Monsummano Terme nel 1913 era nato Ezio Cecchi, gran bel corridore prima e dopo la Seconda guerra mondiale. Ebbe la sfortuna di non vincere quanto avrebbe potuto, spesso arrivando a sfiorare un successo che l’avrebbe consacrato tra i grandi della sua epoca: come quando arrivò secondo alle spalle di Bartali, nella Milano-Sanremo del 1947 e quando soli 11” lo separarono da Magni, vincitore del Giro d’Italia del 1948. Prima di fare il corridore professionista Ezio Cecchi costruiva scope di saggina: da qui, nel dizionario dell’epica ciclistica, il soprannome de “Lo scopino di Monsummano”.

Ezio Cecchi (courtesy Guy Dedieu, da www.siteducyclisme.net/)

Ezio Cecchi (courtesy Guy Dedieu, da www.siteducyclisme.net/)

 

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