Foto di Tim De Waele

Foto di Tim De Waele

Di Lorenzo Franzetti

«Porca miseria son primo!». Le vittorie sbocciano anche così, acciuffate con un pizzico di magia. Un po’ come tirare una punizione sotto l’incrocio da trenta metri. Se hai i piedi buoni prima o poi ci riesci, anche se non sei Roberto Baggio. Matteo Trentin non ha piedi buoni, ma gambe. Gambe e grinta: è furbo e sa tenere gli occhi aperti sempre. Nel ciclismo la fatica è interminabile, infinita, ma le vittorie possono essere anche questioni di lampi, di frazioni di secondo. Intuizioni, come quella di entrare nella fuga di giornata. La prima volata, Trentin, l’ha fatta nei primi chilometri, quando si scatta a ogni metro, si vola a cinquanta all’ora per un’ora, nell’attesa che una fuga prenda il largo. E se ci sei dentro tu è meglio, poi si vede come fa a finire. Genio e magia, come è accaduto negli ultimi duecento metri del traguardo di Lione, tredicesima tappa del Tour de France. Colpo d’occhio, gambe, convinzione. E sul traguardo un “porca miseria son primo”, semplicità anche nelle emozioni: Matteo Trentin ha faticato ieri come un mulo. Ha strappato il gruppo in mille pezzi insieme ai suoi compagni e ha pilotato Cavendish alla vittoria finale: gregario moderno, però. Uno che sa sacrificarsi ,ma un po’ di classe la conserva sempre per quando serve: come sotto il traguardo più importante della carriera. Prima vittoria da professionista e a casa, a Borgo Valsugana si fa festa e si brinda. Era il paese di Alcide De Gasperi, ora è anche il paese di Matteo Trentin, vincitore al Tour del centenario di una bella tappa. Fatta apposta per chi ha del coraggio. E Matteo non frena di certo, il coraggio ce l’ha sempre avuto.

Un ragazzo venuto su a pedalate nel fango del ciclocross, mentalità fiamminga, come piace a Lefevere: e per questo il manager belga l’ha voluto nella sua squadra, disegnata per le classiche. Modellata per pochi campioni da un giorno: fuoriclasse supportati da gente che potrebbe tranquillamente fare il capitano in altre squadre. Gerarchie severe, all’Omegapharma, ma si vince anche con le lacrime agli occhi: come è accaduto a Matteo. Che ha fatto commuovere il suo capitano, Mark Cavendish: vai a capire il mondo, che fa trovare l’intesa perfetta tra un velocista dell’isola di Man e un ciclocrossista della Valsugana… È il ciclismo bellezza! Che regala storie di provincia e quasi mai romanzi da bohemien di grandi città. Storie con le lacrime agli occhi, a volte per la pioggia, a volte per il vento contro: altre volte proprio per quello… un’emozione semplice, ma intensa.

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