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A Montelparo si è svolta la terza edizione de “I forzati della strada”, una splendida pedalata d’epoca, organizzata per riscoprire sapori e colori delle colline marchigiane. Una piccola manifestazione che sta crescendo con grande entusiasmo, nata dall’impulso e la passione di due fratelli malati di ciclismo, Giuliano e Gianni Traini, che hanno coinvolto dapprima amici e parenti e poi piccoli sponsor, istituzioni, comunità. La manifestazione è oggi organizzata da un gruppo affiatato di persone, coordinate da Massimo Tomassetti e che, a Montelparo, ha ricevuto il pieno sostegno dell’amministrazione comunale. Per la terza edizione, la pedalata ha avuto tra i graditi ospiti due ex professionisti veronesi, per un curioso gemellaggio veneto/marchigiano: Giorgio Furlan, stella degli anni Novanta, e Pietro Guerra, grande inseguitore e poi gregario di Gimondi e Adorni negli anni Sessanta e Settanta.

Di Lorenzo Franzetti  (foto di Guido P. Rubino)

GPR_6211I monti Sibillini segnano appena l’orizzonte, ma sembrano un miraggio perché la calura estiva sfuma contorni e colori già di prima mattina. E i paesini, in cima alle colline, sembrano creature assopite e cullate dal solo canto delle cicale. Un canto potente, che copre quasi le voci degli unico paesino già sveglio dall’alba: a Montelparo le uniche voci sono di ciclisti colorati e senza tempo. Maglie di lana e vecchie signore a due ruote, in acciaio, freni che fischiano, borracce che si riempiono.

Il ciclismo senza tempo, quello delle imprese sognate, lette e raccontate, quello che non teme la fatica, ma la ama follemente, trova il suo habitat naturale dove la terra e la storia si abbracciano in un paesaggio che è un’opera d’arte. Come una tela di un grande maestro, una tela che muta a ogni stagione e in estate tra i boschi, i vigneti e le crete, vi dipinge il giallo intenso dei girasoli. Le Marche da meraviglia, con i suoi paesini arroccati e le sue campagne rigogliose, la riscoperta di un mondo piccolo, ma profondo sono il premio di una pedalata nel giorno più caldo dell’estate. Un premio da conquistare con fatica: poi sta a chi pedala scegliere se concentrarsi su dettagli o sensazioni genuine. Emozioni da assaporare in silenzio, con il solo canto delle cicale e il respiro della fatica, il respiro che risale tornanti e colline che, chi non conosce il ciclismo, non può capire.

GPR_5825«Metti la foglia di fico, che rinfresca!» sotto il casco, il rimedio antico dei contadini marchigiani. Perché l’estate, tra le colline marchigiane, ti abbraccia forte e quasi ti soffoca. Ma con caparbietà, il premio poi lo si conquista: da Montelparo a Montottone, da Grottazzolina a Monsampietro Morico, pedalata dopo pedalata. Con la bicicletta che a volte ondeggia e sembra perdere l’equilibrio, con ciclisti che sembrano danzare con la fatica. Ciclisti di ogni età, con maglie tirate e spesso con scritte dilatata dal benessere o, semplicemente, da un piatto di fagioli con le cotiche.

La bici, dove la spingi, ti porta dentro a ogni piccolo mondo, dentro a un’Italia che vive orgogliosa della sua storia, che mostra le testimonianze di millenni e le rivive. Non le spegne in nome di un progressi monocolore. La bicicletta è lo strumento, il resto ce lo deve mettere il ciclista: con la fatica ci puoi danzare o litigare. E la passione non è fatta di calcoli e istruzioni per l’uso: il ciclismo lo puoi praticare in mille modi, ma l’occasione più bella te la dà la passione che ti porta a guardare oltre e a vivere un’emozione dentro a un territorio, un piccolo mondo. Quello è il premio.

GPR_6267«Noi marchigiani parliamo non benissimo» e sorride. Carlo Corvaro parla con le mani e con le scarpe. Sul traguardo di Montelparo, i ciclisti trovano lui, il calzolaio dei ciclisti: «Tutto cominciò nel 1955, ero un giovane calzolaio e volevo correre in bicicletta. E le scarpe? Me le faccio io». Una vita tra pelli da tirare, suole da intagliare, per costruire scarpe che sapessero addomesticare la fatica ed esaltare la forza di un ciclista. Dentro a una bottega marchigiana, sognando di diventare egli stesso un campione del pedale: Carlo Corvaro non vinse grandi corse in bicicletta, ma la sue scarpe sì. Ancora oggi.

Le cicale sembrano impazzire, il termometro è da caldo tropicale: è esplosa l’estate, tra i girasoli e le torri medioevali. In bici ci si può andare lo stesso: i fratelli Traini lo fanno da quando erano bambini. Ecco perché hanno organizzato una splendida festa della bici nel giorno più caldo dell’anno. I fratelli Traini sono bambini scappati di casa per andare a vedere le corse in bicicletta. Bambini diventati poi ragazzotti con tre morose: quella in carne e ossa, quella a pedali e la propria terra. Bambini diventati papà e mariti. La bici e l’amore per la propria terra, però, sono quelle di sempre. Bambini con la passione, che se non ce l’hai non la capisci. In mezzo ai girasoli marchigiani, le biciclette ciondolano spinte da gambe affaticate sotto corpi sudati e volti impolverati. Il premio vale la fatica.

2 Responses

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    gabrio spapperi

    bellissimo articolo, complimenti…io ci sono stato due anni fa ed ho avuto le stesse sensazioni

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