di Silvano Calzini

vervaecke

Tenere duro. Come Félicien Vervaecke aveva tenuto duro sulle Alpi l’anno prima (Papà era accanto a me sul sofà, la radio gracchiava, e Papà aveva detto “Questo per le Fiandre è uno dei momenti più memorabili). Félicien Vervaecke aveva due minuti e quarantacinque secondi di vantaggio su Bartali, il 23 luglio, tutte le fabbriche erano deserte, come gli uffici e le scuole e alla radio Bartali e lo scaltro Waedje Wisser erano in testa, e Bartali scattò, e Vervaecke fu costretto a mollare, ma aveva tenuto duro e così in ogni circostanza dovrei fare anch’io.

sofferenza del belgioLa sofferenza del Belgio, di Hugo Claus, il romanzo di formazione di un ragazzino sballottato tra i grandi avvenimenti della Seconda guerra mondiale e le piccole vicende della gente comune della sua terra, le Fiandre. Un grande libro nel quale si parla dei tanti paesini grigi e slavati, abitati da gente grigia e slavata, nelle Fiandre grige e slavate e di tante altre cose. E poi qua e là cita Bartali, il Tour de France e il ciclismo perché, come è noto, il Belgio sta al ciclismo come il Brasile sta al calcio.

Per i ciclofili più appassionati, ricordo che il brano riportato si riferisce al Tour de France del 1938 vinto da Gino Bartali proprio davanti al belga Félicien Vervaecke, idolo del protagonista del romanzo, vincitore quell’anno anche di quattro tappe. Vervaecke, ottimo scalatore, ha partecipato a sette edizioni della Grand Boucle, vincendo in tutto sei tappe e due volte la classifica come miglior scalatore. Ha partecipato anche al Giro d’Italia del 1934, finendo trentesimo in classifica e aggiudicandosi una tappa.

 

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