di Gino Cervi

Finalement, ça gagne Sagan. Ieri ad Albi ha vinto Peter Sagan. Tira un sospiro di sollievo il Grande Barnum del Tour. Il giovane cannibale slovacco era acciaccato dopo la caduta della prima tappa in Corsica e averlo a mezzo servizio sarebbe stato un bel danno per l’effetto mediatico della Grande Boucle. Sul cartellone, Sagan è uno dei nomi di richiamo, quelli su cui si possono costruire storie e business. In questi primi tre anni da professionista, Sagan, ventitré anni nel gennaio scorso, ha messo insieme più vittorie di qualsiasi altro coetaneo. Gran cacciatore di tappe, attaccante nato, veloce, resistente, coraggioso, sfrontato, sia quando scatta in faccia agli avversari più blasonati, sia quando pizzica il sedere alla miss sul podio. Sembra avere tutti i crismi del campione.

bonjour-tristesse-francoise-sagan-paperback-cover-artAlbi, dipartimento del Tarn, sta a poco meno di cento chilometri a sud di Cajarc, dipartimento del Lot. E chissenefrega, dirà qualcuno. È solo per andare da Sagan a Sagan. Da Peter Sagan, enfant terrible del ciclismo contemporaneo, a Françoise Sagan, scrittrice e fille terrible della Nouvelle Vague anni Cinquanta, nata a Cajarc nel 1935. Françoise, che di cognome faceva Quoirez, pubblicò nel 1954, a soli diciannove anni il suo primo romanzo, Bonjour tristesse, 850.000 copie vendute in un anno, straordinario caso letterario, e clamoroso scandalo di costume. Il padre, un industriale in vista, le proibì di firmarsi col cognome di famiglia e Françoise scelse di chiamarsi Sagan, in omaggio a Charles Guillaume Frédéric Boson de Talleyrand-Périgord, principe di Sagan, celebre dandy della Belle Epoque parigina e personaggio della Recherche di Proust. L’esordio della Sagan venne salutato da François Mauriac, sulle colonne del Figaro, come quello di un “charmant petit monstre de dix-huit ans”. Quattro anni dopo, nel 1958, il romanzo divenne un film, diretto da Otto Preminger, con Deborah Kerr, David Niven, Jean Seberg, Juliette Greco e Walter Chiari. Mauriac fu profetico: la vita, letteraria, mondana e privata, di Françoise Sagan è stata una sempre al limite, spesso oltre il limite. Due mariti e due compagne, il sovvertimento di ogni canone benpensante, genio e sregolatezza, alcol e droghe, fino alla fine miserevole nel 2004. Da qualche anno aveva preparato, con sarcasmo, l’epitaffio da inscrivere sulla propria tomba: «Sagan, Françoise. Fit son apparition en 1954, avec un mince roman, Bonjour tristesse, qui fut un scandale mondial. Sa disparition, après une vie et une œuvre également agréables et bâclées, ne fut un scandale que pour elle-même.» Un’opera e una vita, al contempo piacevole e sciatta, che fece scandalo tanto quanto non lo fece la sua fine.

Da Sagan a Sagan. A Peter, ragazzo terribile delle corse in bicicletta, l’augurio di bruciare le tappe senza bruciare sé stesso. Sagan, bonjour vitesse!

http://www.youtube.com/watch?v=LHGKDZXcL4s

 

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